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Yinka Shonibare: il “rebel within” dell’arte

27.02.2019 | By PAOLO BOCCHI

“Yinka Shonibare potrebbe essere un grande stilista, un “fashion rebel”, un fantastico disegnatore d’abiti. Ha scelto di essere un artista. E di approfondire il tema delle sue radici.
I risultati che ha ottenuto sono stati esposti nelle gallerie e nei musei di tutto il mondo. Recentemente, anche all’aria aperta: a Central Park, New York.”

 

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La moda non è superficiale come la gente potrebbe pensare. Ogni volta che si esce da casa,
si mandano chiari messaggi attraverso ciò che si è deciso di indossare. In effetti, la moda è un modo molto complesso per leggere la società nella quale si vive, o che ci circonda. Attraverso la moda puoi capire molte cose: classi sociali, “gender issues”, lotte politiche; e molto altro. La moda è un veicolo attraverso il quale esplorare sessualità, politica e stereotipi legati all’identità. Nel mio caso, se si osservano alcuni dei miei lavori, ci si accorge dei “corto circuiti” che la moda e gli stereotipi possono provocare. Io amo fondere contenuto e forma.
E in queste mie opere associo, ricontestualizzando il tutto, abiti dal classico taglio vittoriano a tessuti etnici africani. Ecco quindi la doppia chiave di lettura, che vede l’abitudine dell’occhio e della mente all’abito vittoriano (visto migliaia di volte in migliaia di dipinti e film) essere messa in crisi dai forti colori dei tessuti africani. Qualcosa, nelle menti “stereotipate”, non torna. Come possono coesistere “vittoriano e africano”? Come possono convivere, in pace, “colonizzatori e colonizzati”? Se a questo aggiungiamo che i tessuti che scelgo sono tessuti “cosiddetti africani”, ma sono batik indonesiani prodotti dagli olandesi per il mercato del West Africa, e da me acquistati nel mercatino di Brixton, a Londra, il gioco dei rimandi e dell’abbattimento delle certezze è completo. E molto complesso. Chi guarda le mie opere è confuso, all’inizio. E in seguito è “forzato” a porsi domande. In qualche modo, è come se “la moda” portasse, giocoforza, a porre a sé stessi domande politiche, che sfociano poi in un quotidiano contesto sociale. Questo credo sia, fondamentalmente, il senso profondo della mia arte.

 

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Yinka Shonibare, “The Rebel Within”, come ama definirsi lui stesso, è un artista britannico, di origine nigeriana, nato a Londra nel 1962, famoso per le sue vivaci installazioni che, grazie a cera e tessuti colorati, utilizzano il linguaggio “fashion” per raccontare, spiazzando il pubblico, temi non semplici quali ad esempio “colonialismo e post colonialismo nell’epoca della globalizzazione.”

 

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Il suo lavoro è stato esposto praticamente in tutto il mondo, dalla Biennale di Venezia a documenta, Kassel, dove è stato invitato nel 2002 da Okwui Enwezor.
Le opere di Shonibare, da Nelson’s Ship in a Bottle (in cui le vele della nave dell’ammiraglio Nelson sono di colorato tessuto africano) a Trumpet Boy (in cui la testa del “boy” è rappresentata da un “celestial globe” per non dare al ragazzo nessuna identità razziale), hanno il potere di riuscire a mettere in discussione verità storiche assolute.

 

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Nel Maggio del 2018 Shonibare è diventato anche “curatore” di mostre, allestendo, nei locali della Stephen Friedman Gallery di Londra, la mostra “Talisman in the Age of Difference”, nella quale hanno trovato posto, fianco a fianco, nomi fondamentali del dibattito artistico e politico: da Frédéric Bruly Bouabré a Ghada Amer passando per Zanele Muholi, Abe Odedina, Marlene Dumas, David Hammos, Kendell Geers, Isaac Julien, Zina Saro-Wiwa, ecc.
Nella primavera del 2018 Yinka Shonibare ha avuto l’onore di poter vedere una delle sue opere (della serie Wind Sculpture) installata a Central Park, New York.

 

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Questo ha fatto sì che i colori dei tessuti indo-afro-olandesi di cui sopra, sinonimo e simbolo di integrazione e interazione, potessero svolazzare nel cielo americano, a pochi metri dalla Trump Tower.
La culturale coincidenza avrà strappato un sorriso a Yinka Shonibare.
Ne siamo certi.