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Woodstock 1969-2019; ecco le differenze fra i festival musicali d’oggi e il loro “papà”, che compie 50 anni

15.03.2019 | By PAOLO BOCCHI

Era l’estate del 1969. In un piccolo punto geografico del vasto continente americano si stavano per radunare più di 500.000 persone, per dare vita a un qualcosa di unico e irripetibile. Iniziava l’era dei festival musicali. Ma niente sarebbe mai più stato come Woodstock. Ecco i vari perchè.

 

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È l’ultimo a salire sul palco.
È nero, per metà pellerossa cherokee, e mancino.
È tutto “sbagliato”.
Se lo ricorderanno tutti, per sempre.
È vestito di bianco, come la sua chitarra, una Fender Stratocaster;
una chitarra che nel giro di pochi minuti,
nelle mani di Jimi Hendrix, sul palco di Woodstock,
nel corso dell’ultima esibizione in programma,
diventerà “un’arma”.
Un’arma di pace.
È il 18 agosto del 1969.
È storia con la S la T la O la R la I e la A tutte, dannatamente, maiuscole!
È la STORIA.

Improvvisamente, le note dell’inno americano, si trasformano in bombe, in lampi di guerra,
in esplosioni di granate, in proiettili che sembrano essere sparati dalla sua chitarra direttamente sul pubblico; Hendrix si trasforma, quella mattina, sul palco, tramutandosi,
da migliore chitarrista di sempre, ad immortale artista, prendendo una posizione ben definita contro il potere imperante e contro la guerra del Vietnam, in atto in quegli anni, in quei giorni; e regalando a presenti e posteri qualcosa che varrà sempre la pena di ascoltare.
La versione di Star Spangled Banner di Jimi Hendrix, a Woodstock, non è semplice musica suonata da una chitarra: è Guernica di Picasso, è il 3 maggio 1808 di Goia, è il Walled Off di Banksy; è l’arte che raggiunge la vetta più alta.

 

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1969-2019.
50 anni dopo.
Che senso ha parlare di Woodstock, oggi?
Il senso, forse, sta nel ricordare la differenza fra “il papà di tutti i festival musicali” e tutto quello che oggi viene chiamato “Woodstock”. Per “essere Woodstock”, o almeno un suo lontano parente, non bastano mille persone e un palco, non basta la sagra della salamella, non basta l’ennesimo deejay 20enne, non bastano 10.000 smartphone con gli schermi accesi, non basta l’mdma in corpo, non basta dormire in sacco a pelo, non bastano le band di settantenni a ripetere antichi riff, non basta ”fumarsi l’impossibile”, non basta fare l’amore sotto le stelle, non basta ballare.
No.
Non basta.
Perché Woodstock è stato, e sarà, per sempre, qualcosa di unico e irripetibile.
Woodstock è stato il sogno, l’utopia, la magìa.

 

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Woodstock è stato la fiamma della controcultura giovanile, accesa e spentasi nel vòlgere di 3 soli giorni; una fiammella che ha preso vita venerdì 15 agosto 1969, e che ha smesso di illuminare la speranza di un mondo diverso la mattina del 18 agosto, mentre Jimi Hendrix,
sul palco, “metteva in scena la guerra”.
Woodstock è stato “cultura e controcultura” che per 3 giorni si sono affrontate a viso aperto, senza regole, senza leggi, senza limiti, dando vita a un epicentro d’energia pura, mai visto prima, mai ripetuto dopo.

 

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Woodstock è stato un mondo a parte, esistito 3 giorni: un pianeta solidale, pacifico,senza distinzione di razze, dove il sesso era libero per davvero, dove le droghe aiutavano la comprensione del proprio io e abbattevano preconcetti mentali, dove il fattore “look” veniva messo, contemporaneamente, a nudo e sull’altare, dove il rispetto per sé stessi veniva sùbito dopo il rispetto per “l’altro”, dove “la diversità” era “la cosa più bella”, da esibire con incanto e orgoglio.

 

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Woodstock è stato l’evento in cui, senza violenza alcuna, le energie, i sogni, l’impegno,
i progetti e le visioni di un’intera generazione, di una consapevole e immaginifica controcultura di massa, si sono dati appuntamento, e per 3 giorni hanno avuto modo di mostrare al mondo “…cosa succederebbe se…”
Poi sono arrivati i tempi bui: gli anni di piombo, l’edonismo reaganiano e le Spice Girls.
Sono arrivati eroina, AIDS, e poi di nuovo eroina.
Per questo non c’è Tomorrowland, Glastonbury, Coachella o Exit, che tenga.
Perché è come se fosse rimasto solo “un contenitore”, chiamato Festival.
Il contenuto, invece, se ne è andato.
Se ne è andato, forse per sempre,
quella mattina del 18 agosto 1969,
con Jimi Hendrix, di bianco vestito,
a suonare la guerra,
sul palco.