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#WALL – Il fascino della Street Art

21.06.2018 | By Marco Mazzoni

Per deformazione professionale, quando sento la parola muro, inserita nel contesto urbano a Milano, il mio cervello va subito all’idea dei graffiti, alla StreetArt in genere.
Il fascino della StreetArt è vivo, ed è oggettivo che alcune opere murarie siano in grado di creare bellezza dove la bellezza non c’è.

Mentre stavo ultimando il mio periodo studentesco all’ Accademia fui testimone dell’esplosione del fenomeno Shepard Fairey.

Mi riferisco alla sua esplosione artistica che ebbe luogo ben prima di quel suo ormai iconico poster di Obama, prima che Shepard Fairey fosse conosciuto anche dal grande pubblico e non solo dai fruitori d’arte, e cioè quando, sotto lo pseudonimo Obey, era noto per la riproposizione del volto di Andre the Giant. Era bellissimo vivere in una città come Milano, perché essendo di fatto una metropoli, Obey era passato anche lì, in zona Navigli, e aveva lasciato il suo segno (forse indelebile: non so se il graffito è ancora presente in via Pestalozzi). L’arte sui muri stava diventando qualcosa di estremamente serio, Banksy iniziava a fare parte di collezioni importantissime, da lì a qualche anno (esattamente nel 2010) sarebbe uscito Exit Through the Gift Shop, un documentario che, nella figura di Thierry Guetta, rappresentava tutto il mondo dei graffiti nei suoi aspetti migliori e peggiori.

Insomma, era il periodo giusto per fare murales. Molti dei giovani artisti che si cimentavano nel graffitismo urbano lo facevano ai tempi più per moda che per scelta ponderata. Sono pochi rispetto a quegli anni gli street artist italiani ancora in attività che conosco. Tra questi, un personaggio che mi ha sempre affascinato è 108. Uno dei pochi streeter, a mio parere, veramente capaci di portare l’astratto sui muri, che ha avuto un’evoluzione quasi parallela alla mia. Guido viene dalla mia stessa provincia, Alessandria, ma rispetto a me, ha deciso di rimanere nella piccola città, perché tanto sono le sue opere ad essere ovunque, in Europa e nel mondo. Non serve che lui sia presente perché i suoi muri parlano per lui.

Lo ho sempre guardato con ammirazione perché è uno dei pochi artisti che con pochissimi colori (quasi sempre solo il nero) e con forme stilizzate, è stato capace di imporsi con costanza nel mondo dell’arte urbana e dell’arte in generale. I suoi lavori si trovano in Svezia, Spagna, Germania, Francia per citare solo alcune delle nazioni che li ospitano.

Ma lui resta li, nel suo studio, a lavorare con i suoi colori nel piccolo capoluogo di provincia, senza mai pensare di trasferirsi.

E perché dovrebbe? I muri dipinti dagli street artist sono praticamente un’esposizione d’arte permanente dove i fruitori sono molto più numerosi dei visitatori dei musei, perché sono tanti quanta è la gente che passa, perché il muro parla a tutti, senza bisogno di intermediari.