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Un giorno nella vita di Alessandra Bloom

18.02.2019 | By TINTIN ALASSAN

Se da un lato amiamo la moda – e ne siamo sicuri, mentre guardiamo le pagine patinate degli editoriali nei top fashion magazines, le immagini vivide delle campagne sui nostri cellulari e computer, gli sguardi di modelle agili e sensuali che ci ammiccano da grandi manifesti luminosi – dall’altro c’è una realtà cui il nostro pensiero non va mai altrettanto immediatamente: quella delle persone che lavorano dietro le quinte dell’industria per dare vita a questi concept.

Professionisti behind the scene, che si impegnano per mettere insieme grandi idee. Teorie fantastiche perfettamente concepite, pianificate e realizzate per deliziare il nostro senso estetico e la nostra vista. Concetti indispensabili che – tra parentesi – il più delle volte sono ciò che riesce a farci perdere buon senso e lucidità di pensiero quando arriva il momento di usare la carta di credito.

L’italiana Alessandra Bloom, fashion stylist, art director e consulente d’immagine, ha lavorato per un gran numero di case di moda, brand e campagne editoriali per tutta Europa.

Ale, come la chiamano affettuosamente, si occupa del suo lavoro con grande passione e parla con schiettezza delle cose in cui crede. Noi abbiamo trascorso un giorno nella vita di Ale per condividerlo con voi, ascoltando le sue confessioni in fatto di passioni e di ciò che la motiva e la rende professionalmente unica nell’odierno mondo del fashion. E sbirciando anche un po’ nella sua vita privata.

 

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Quindi, chi è esattamente Alessandra Bloom?

Ale: Come già sai, mi chiamo Alessandra Bloom, sono nata a Brescia il 4 marzo, nei primi anni ’90. Fin dall’infanzia ho sempre avuto un interesse per la moda – ironia della sorte, i miei genitori hanno ancora dei video di me che vesto le Barbie e disegno vestiti per loro! Sono solo una persona molto coinvolta nel fashion system, che è riuscita fare della sua passione il proprio lavoro, e sono felicissima di questo perché ora mi trovo in uno dei momenti più belli della mia vita.

Cosa ti ha fatto decidere di inseguire il sogno di una carriera da fashion stylist?

Ale: In realtà è semplicemente successo. Voglio dire, ho studiato fashion design all’Istituto di Moda Burgo di Milano, ma il fashion styling è qualcosa che penso di aver imparato più che altro con la pratica e sul set. Ho appreso sul campo cose come la ricerca, la creazione dei mood board e la produzione.
I miei giorni da stagista fashion designer sono stati molto belli, ma stavo andando fuori di testa perché volevo fare più cose. In casi come il mio, ti capita di vedere dei capi disegnati o progettati da te, che però in realtà non saranno mai tuoi. Perché restano indumenti senza una storia e, anche quando ce l’hanno, c’è comunque bisogno del fashion styling per farle prendere vita.

Con che tipo di clienti lavori?

Ale: Ho diverse tipologie di clienti. Ci sono quelli che vogliono che segua i loro mood board e idee e che usi i loro abiti o i loro accessori (alle volte entrambi) mentre faccio il mio styling. Ci sono invece altri che mi danno carta bianca per la costruzione dell’intera immagine della loro collezione o brand. In questo caso, mi serve prima un “assaggio” della collezione, quindi pianifico e creo mood board e storyline per le stagioni a venire. Devo letteralmente dare vita alle collezioni.

Ti cimenti ancora come stilista?

Ale: Non disegno più, ma faccio consulenza per alcuni clienti, aiutandoli con l’ispirazione per i loro brand. Una delle parti che amo di più del mio lavoro per il fatto di poter fare ricerche e incontrare persone che mi ispirano!

Andando a sbirciare un po’ nella tua vita, com’è Alessandra bloom nel privato, tipo quando cammina per casa in pigiama e senza trucco?

Ale: Pulisco. Sono ossessionata dalla pulizia e dall’avere sempre tutto in ordine, altrimenti non riesco a lavorare. Come mi sveglio al mattino c’è il cane da portare fuori per la passeggiata, perciò io e il mio ragazzo indossiamo le giacche sopra il pigiama e andiamo. Faccio colazione, apro il portatile per lavorare… ed è già ora di pranzo! Adoriamo cucinare insieme. Passiamo molto tempo accoccolati sul divano con il cane, poi ci piace fare passeggiate, shopping e uscire per cene o pranzi romantici, solo noi due. E, durante le fashion week, metto da parte il mio lavoro e mi prendo dei giorni liberi. Invito i miei amici e ce ne andiamo per fashion show e feste, è il mio momento per dedicarmi a loro. Il mio ragazzo fa il modello, perciò abbiamo uno stile di vita simile e ci comprendiamo e completiamo. A entrambi piace stare a casa a rilassarci.

Ci parli della tua carriera?

Ale: Sono nell’industria del fashion da 7 anni. Ho cominciato come stagista nel backstage di C’N’C Costume National e Calvin Klein mentre lavoravo anche in quello della Fashion Week; ho fatto la dresser (assistente di camerino) per diversi show. Subito dopo, ho lavorato per un anno e mezzo con Rough magazine come fashion producer e, a seguire, fashion director – questo dopo che l’editor aveva visto il mio lavoro e la mia collezione. Indipendentemente da tutto ciò, ancora non avevo deciso se continuare a tempo pieno come fashion designer o, invece, come fashion stylist. Sapevo già moltissime cose sullo styling, che continuava sempre a piacermi da matti. E così, a un certo punto, dopo aver lasciato la rivista per cui lavoravo, sono diventata una fashion stylist freelance a tempo pieno. Al momento mi rappresenta la Corne Fashion Management.

A che punto ti vedi con i tuoi obiettivi?

Ale: Onestamente, sono felice di dove sono adesso, ma nel fashion styling è tutta una questione di puntare a clienti sempre più prominenti, che naturalmente è anche il mio obiettivo. Vorrei tenermi i clienti che ho già e diventare più importante all’interno del mio piccolo mondo, se vogliamo dirla così. Adoro quando le persone vedono il mio lavoro e lo apprezzano, perciò crescere come business credo sarebbe il massimo e sarei molto soddisfatta così. Poi, naturalmente, c’è la mia vita privata: vorrei farmi una famiglia a un certo punto, ma ogni cosa a suo tempo.

Come mantieni l’equilibrio tra vita privata e professionale?

Ale: Di solito separare le due cose per me è un’impresa, soprattutto perché lavoro freelance. Lavoro sempre sul set, perciò prima di iniziare devo preparare tutto, cosa che faccio a casa. E finché non ho finito di lavorare non riesco a pensare a nient’altro.

Pensi che con i digital magazine le riviste cartacee smetteranno di esistere?

Ale: Penso che non succederà mai! Sicuro al 100%! Ti dico, prima di tutto da stylist e da persona che ha lavorato per riviste tradizionali – che non significa “migliori” – che la sensazione dell’acquisto e dell’avere il magazine fisicamente tra le mani il digitale non potrà mai offrirla, perché non si può collezionare. So che i magazine digitali sono sicuramente più comodi della carta stampata, ma non sono la stessa cosa e perciò non rimpiazzeranno mai del tutto le testate fisiche. Ricordo che, nel 2012, se parlavi di riviste digitali la gente era un po’ stranita e chiedeva cosa fossero, ma ora sono praticamente solo quelle “le riviste”, perciò succede il contrario: quando dici che lavori per una rivista stampata, la gente fa quella faccia tipo “Davvero?!”.

Cosa pensi dei fashion influencer e del loro ruolo nell’industria della moda oggi?

Ale: Vorrei tanto che il mondo del fashion tornasse a com’era intorno al 2012, quando ho iniziato a lavorarci. Sì, c’erano i blogger, ma scrivevano davvero di moda ed erano nell’industria grazie alla loro passione.
Vorrei aggiungere che in Italia questa cosa degli influencer è un po’ sfuggita di mano. Ci sono molti personaggi random che si improvvisano influencer esclusivamente perché hanno un seguito online enorme; ma non hanno passione né alcun tipo di interesse per l’industria della moda, eppure sono seduti in prima fila ai fashion show più importanti.
Sono d’accordo sul fatto che Instagram sia una grande macchina che può dare molti vantaggi, ma probabilmente non in Italia. Sfortunatamente, gli italiani non hanno grande dimestichezza nel distinguere tra persone che hanno un vero talento per la moda (e meriterebbero un seguito importante e i posti in prima fila ai fashion show) e quelli che sono, invece, solo dei poveri idioti che si aspettano dei riconoscimenti solo per i loro numeri e nient’altro.

Che consigli hai per i futuri fashion stylist e per chi è interessato a intraprendere questa carriera?

Ale: Prima di tutto ti dico che, come ogni stylist che conosco, ho avuto – letteralmente – un esaurimento all’inizio dell’anno scorso. Volevo davvero lasciare tutto, ma non sono proprio il tipo. Non rinuncio mai, in nessuna situazione; perciò, quanto ho sentito di aver toccato il fondo, ho pensato semplicemente che era arrivato il momento di risalire.
Quando pensi che tutto ti stiamo andando da schifo, ecco, lì sta iniziando la tua carriera. Non mollate mai!

 

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