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Tirzah X Mica: il duo sonico che spiazza Londra

03.10.2018 | By PAOLO BOCCHI

Sono amiche d’infanzia, Tirzah e Mica. Si conoscono da una vita. E hanno deciso di produrre una musica che non ha eguali. Confondendo così critica e pubblico, abituati ad ascoltare infiniti stereotipi. Devotion è il nome del loro primo album; un racconto musicale, delicatamente introspettivo

La musica viaggia sempre più veloce.

E forse, alla fine di tanta velocità, la musica si è fermata.

Arenandosi in un golfo di pace&amore, gelosamente custodito da due ragazze, Tirzah&Mica.

Sono passati gli anni in cui il rock era al potere e sembrava che niente e nessuno potesse scalzarlo dal gradino più alto del podio degli ascolti.

Che fossero Led Zeppelin o Deep Purple poco importava, in fondo.

Che fosse la chitarra di Jimmi Page o quella di Ritchie Blackmore, a scatenare assoli,

men che meno, in fondo.

Che si trattasse di chitarra Gibson o Fender, era diatriba per soli intenditori.

La cosa chiara era, al tempo, che il rock comandava.

E non poteva esistere altro Dio da seguire, cantare e osannare.

Erano gli anni 70.

Il decennio successivo portò alla ribalta un linguaggio nuovo, nitido, nero: il rap.

La lingua del ghetto, l’alfabeto in metriche e rime, basato su campionamenti musicali strappati e rubati alle migliaia di vinili roteanti dell’epoca.

Grandmaster Flash. Public Enemy. Run Dmc.

Il Rap: l’incontrastato comandante degli anni 80.

Seguirono gli anni 90, con la complessità culturale di avere da una parte i Take That e dall’altra i Nirvana. Decennio di veloci battaglie, spese fra balletti studiati e camicie di flanella a quadri. L’estetica, volente o nolente, giocava ancora la sua fondamentale parte, fra le sette note d’allora, sia che prendesse il nome di Robbie Williams, sia che vestisse la noia di vivere di Kurt Cobain.

Poi sono arrivati, come un treno in corsa, gli anni 2000.

Tabula Rasa.

Tutto da rifare.

Millenium Bug.

Calendario Maya.

Re-set.

 

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Un pentolone caldo, e carico di eccessi e sovraccarichi, spesso inutili.
Rihanna. Lady Gaga. Beyoncè.
White Stripes. Arctic Monkeys. The Killers.
Sfera Ebbasta. Ghali. Tedua.
È così che si arriva alla musica di Tirzah X Mica.
Una musica ripetitiva, ipnotica, seriale.
Brani in cui sembra quasi che “il disco si sia rotto”, ripetendo all’infinito,
quasi senza emozione, un campionamento che gira in una sorta di eterno e freddo loop.
La musica viaggia sempre più veloce.
Dal rapper al trapper.
Poi si ascolta Devotion. E la musica sembra entrare in uno stallo epocale.
Non c’è più fretta. Non ci DEVE più essere fretta.
Calm down.
Relax.
Breathe.
Listen carefully.

Si ritorna all’essenziale. Come in altri brani DI Tirzah X Mica: Gladly o Affection o Basic Need.
Battiti rarefatti. Voce a scandire slogan sussurrati. Un piano in circolo a gravitare sul tutto.
Il resto, è noia. È artificio.
Zero accessori, per Tirzah X Mica.
Zero fronzoli, nella loro disarmante musica.
Zero grassi aggiunti, nella loro immagine: cruda, vera, rara.
Tirzah and Mica sono due fra i più prodigiosi talenti del panorama sonoro londinese.
Una canta. L’altra mette le basi. Il tutto suona lo-fi. Almeno sembra.
Perché poi, invece, tutto è studiato nel dettaglio.
Le due si conoscono da tempo, da quando erano studentesse della Purcell School for Young Musicians di Londra. Si parla di 15 anni fa, forse anche più.
Apparse sulla scena nel 2012, oggi escono con un album, Devotion.
Un lavoro che le due ragazze descrivono come una collezione di semplicissime canzoni d’amore “no genres”.
Canzoni d’amore. Romantici mantra. Brani da cameretta adolescenziale.
I love you.
I love you too.
Peace&Love.
That’s it.
Benvenuti nella musica di domani.