Points of view

Tre Oggetti Evergreen!

12.04.2019 | By PAOLO BOCCHI

Tempo di Salone del Mobile. Milano si popola di addetti ai lavori, di progetti, e di oggetti. Pensando al tempo in cui viviamo, e al titolo della Triennale in corso, Broken Nature, abbiamo pensato a 3 oggetti che dovrebbero essere esposti, ora più che mai, nei musei di tutto il mondo.

3 oggetti eco-sostenibili, 3 oggetti “evergreen”!

Mattone

Umile parallelepipedo, realizzato in argilla, che grazie a perfetta cottura, diventa “later”, laterizio, mattone; e che a fine vita ritorna terra! Il mattone: questo è l’oggetto-green che diventa base e misura per ogni costruzione. Troppo spesso dimenticato, e mai celebrato abbastanza, il mattone è quanto di più familiare si possa conoscere, ovunque nel mondo, che abbia a che fare con case, edifici e architetture. Il mattone è “il principio”, una sorta di “pietra angolare”, opportunamente dimensionata e standardizzata, su cui chiunque può costruire la “propria chiesa di appartenenza”.

 

Visualizza questo post su Instagram

 

Un post condiviso da joan ramon rodellas pares 😎 (@joanramon55) in data:

Parametro e unità di misura, dal “look” modesto, essenziale, immutato nel tempo, funziona da esempio pratico dagli Ziggurat fino alla Winery Gantenbein. E andrà oltre. Utilizzato da maestri quali Alvar Aalto, Mies Van Der Rohe, Frank Lloyd Wright, Antoni Gaudi, e via così, il mattone resiste al passaggio di ogni moda. La casa editrice Phaidon gli ha dedicato un bellissimo tomo: Brick. A Berlino, un mattone d’argilla recante impressi i simboli di “Islam, Judaism and Christianity”, è stato esposto, quale simbolo comune, durante la presentazione del progetto House of One.

House of One sarà un edificio che vedrà riuniti sotto lo stesso tetto “Islam, Christianity and Judaism”, e sarà un luogo di preghiera, educazione e incontro. Aprirà i battenti ad Aprile, 2019.

 

Visualizza questo post su Instagram

 

Un post condiviso da Murat Güclü (@m.gueclue) in data:

Cono gelato

Cono, inteso come forma geometrica ma anche, se non soprattutto, in qualità di cono gelato, dove gelato è aggettivo ormai inutilizzato. Si chiede “un cono”, e si precisa “da quanto”. Il cono-gelato è il secondo oggetto-green di questa strana rassegna, fatta di forme-funzioni degne di compassi d’oro, e di esposizioni in famosi musei. Il cono in punta di dita, tenuto premuto con grande delicatezza dal gelataio, e pronto a ricevere e poi sostenere gusti vari in discioglimento. Il cono sorretto da mani golose, che girano il supporto commestibile a favore di dolci colpi di lingua. Il cono che, una volta finito il gelato, viene esso stesso mangiato, e fatto sparire, nel nulla; più eco-sostenibile di così! Il cono che nasce, così vuole la leggenda, il 13 dicembre dell’ormai lontanissimo 1903, dalla testa di un italiano, tale Italo Marchioni, che col brevetto numero 746971, se ne assicura, in terra d’America, la paternità, per sempre. Un cono che, sempre a dar retta alla leggenda, pare venisse venduto dal nostro Marchioni, con tanto di gelato, già nel 1896. Cono, contenitore commestibile, fatto di wafer o cialde varie, pronto a ricevere, dare e sparire. Cono d’artista, perché no? Visibile grazie alla mente di un tipo come Claes Oldenburg, che inventò, nel 1965, il “cono-pop!” O, anche, nell’opera  “oversize&multi-layer” di Ben Long, che definisce il cono un esempio di “lusso democratico”.

 

Visualizza questo post su Instagram

 

Un post condiviso da ARTY-FISH-EEL (@artyfisheel) in data:

Candela

Essenziale cilindro illuminante, da sempre. Il passo dopo il fuoco e la fiamma che luce. Candela che soffia, esposta nelle chiese, tremando all’improvviso comparire di un alito di vento di fessura, candela che brucia, ascoltando in religioso silenzio antiche preghiere, mormorate. Candela che, alla fine del suo viaggio, scompare, lasciando di sé tracce di cera, utili a ricomporla, in caso, come un oggetto Fenice, esempio principe di eco-sostenibilità. Candele che hanno illuminato stanze e castelli, rifugi e ospedali, scrittori e passatori.

Candele che hanno illuminato cantine, duelli e bordelli. Candele che hanno illuminato le traiettorie marine di caravelle esploratrici, i calcoli vergati da precoci ingegneri, le note suonate da grandi compositori. Candela: liquefazione di cera d’api, tramite semplice e controllato calore, ottenimento del liquido necessario che viene poi versato in stampi, o immersione ripetuta dello stoppino nel medesimo liquido. Lo stoppino è solitamente di cotone intrecciato.

Cera e cotone, la semplicità che riluce.

La candela regalata dal rabbino nel libro “Tracce”, di Ernst Bloch;

candela che rischiara e salva la vita.

La candela dell’opera di Olafur Eliasson, I grew up in solitude and silence, anno 1991.

Poesia in forma di cera.

 

Visualizza questo post su Instagram

 

Un post condiviso da Line Rosenvinge (@_rosenvinge) in data: