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Tempo libero: lusso o maledizione?

21.01.2019 | By PAOLO BOCCHI

“Un’opera d’arte di Almond Darren, intitolata Tide, ci porta a riflettere sul valore,
sul significato e sul simbolo del tempo, in questo anno 2019. I suoi orologi digitali,
formanti imponenti griglie a muro, invitano a meditare sullo scorrere del tempo.
E, soprattutto, a pensare alla contemporanea relatività del nostro tempo libero”

 

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Viviamo un tempo in cui il tempo è il simbolo del nostro tempo.
Nel bene, e nel male.
È appena iniziato l’anno nuovo. È stato tempo di conti alla rovescia,
e di banali (e tradizionali) calcoli sul tempo passato e quello futuro.
Quanto manca a mezzanotte, quanti anni avrò,
quanti giorni devono ancora trascorrere perché arrivi la prossima vacanza?
Passata l’eco dei botti, è tornato il tempo della vita normale,
trascorsa sui binari del lavoro e del tempo libero.
Proprio qui, su questi binari, ecco che il tempo libero si fa simbolo.
In un periodo storico caratterizzato da una fortissima crisi economica,
una crisi economica che ha messo in ginocchio l’intero sistema capitalistico,
il tempo libero appare sempre più spesso come il simbolo indiscusso di un dicotomico bivio:
ricchezza VS povertà.
Il tempo libero è un lusso: questa la frase più gettonata dai ricchi manager d’ogni dove.
Il tempo libero è una maledizione: questa la frase pronunciata da chi ha perso il lavoro.
Il tempo libero è dunque un lusso o una maledizione?
Impettiti uomini d’affari che passano le giornate ad accumulare e far accumulare danaro, godono nel pronunciare, ai loro simili, frasi del tipo “non ho nemmeno il tempo di andare in bagno”, o “la giornata dovrebbe essere di 48 ore”, o, ancora, la classica “è proprio vero che il tempo libero è il vero lusso dell’oggi”.

 

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L’altra faccia della medaglia mostra sempre più spesso i centri urbani delle metropoli popolati da letti di cartone dove, ormai, cerca conforto e riposo ogni genere di essere umano.
Ecco così, sotto gli occhi di tutti, la dimostrazione della potenza simbolica del tempo libero.
Enormi SUV in partenza per la montagna portano a destinazione le classi dirigenti, che spendono e spandono quello che hanno guadagnato nelle poche ore del loro “lusso”.
Au contraire, storiche gallerie di importanti centri urbani ospitano e accolgono, nei loro interstizi e spazi più caldi, categorie umane fra le più varie, che si sono ritrovate, improvvisamente, inconsapevolmente ed incolpevolmente, ad avere tanto, troppo,
tempo libero a disposizione: i nuovi poveri.
È passato il tempo dei proverbi e degli aforismi sul tempo.
Chi ha tempo non aspetti tempo. Tempus fugit. Il tempo è galantuomo. Il tempo aggiusta tutto. Ogni cosa a suo tempo. Il tempo perduto mai non si riacquista. Dare tempo al tempo.
Oggi il tempo, quello libero, è la netta linea di demarcazione fra le due classi sociali che
si contenderanno la leadership del mondo a venire: ricchi VS poveri.
Il tempo libero.
Quando ne hai a disposizione poco, è la classica manna dal cielo.
Quando ne hai a disposizione una quantità eccessiva, può rivelarsi brutale.
Cosa fare, nel tempo libero?
Come occupare le 24 ore della giornata?
Cosa fare, ma soprattutto: a cosa pensare?
Ecco, nel pensiero potrebbe nascondersi il segreto.

 

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Folle di esseri umani, unite dalla stessa situazione, e finalmente libere di pensare,
potrebbero diventare una forza dirompente, incontrollabile, incontenibile;
un qualcosa di mai visto né esistito prima d’ora.
Mai prima d’ora, infatti, così tante persone, così diverse fra loro, avevano mai avuto il tempo di riflettere sulle loro esistenze, sul perché dell’esistenza, e sul come vivere le loro esistenze.
Pare proprio impossibile tornare indietro nel tempo.
Occorrerà dunque fare attenzione a come verrà impiegato tutto questo tempo libero venutosi a creare, in questi tempi di crisi.
Diceva Albert Einstein:
Quando un uomo siede vicino a una ragazza carina per un’ora, gli sembra sia passato un minuto. Fatelo sedere su di una stufa accesa, anche solo per un minuto, e gli sembrerà di essere seduto da ben più di qualsiasi ora conosciuta.
Questa è la relatività.