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Sub-cultures & Tattoos: da Kurt Cobain a Young Signorino, passando per Achille Lauro

30.04.2019 | By PAOLO BOCCHI

Cosa vuol dire “diventare qualcuno”? E come si fa, a diventare qualcuno? Tatuandosi in faccia? Facendo musica? Emergendo dalla massa? Quali sono i trucchi? E quale sarà la “prossima mossa” da fare, per non rimanere un signor “nessuno?”

Dopo la faccia, il nulla.

Non ci sarà più spazio, a disposizione, per emergere dal gruppo, per dimostrare la propria personalità, per far capire che si è diversi dagli altri. Dopo la faccia, non ci sarà più né corpo né pelle da utilizzare per dire al mondo che “si è qualcuno”.

Il volto tatuato è l’ultima spiaggia degli abitanti del pianeta musica; l’ultima carta da giocare per farsi notare, nell’inquinato e profondo mare musicale, l’ultimo mezzo a disposizione per provare a diventare, per davvero, una “star”

Mi tatuo la faccia, dunque sono.

Già; sono. Ma cosa?

 

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Gianmaurizio Fercioni, papà di tutti i tatuatori italiani, diceva in un’intervista di qualche tempo fa che tatuarsi mani e faccia “è roba da cretini”.

Quel che è certo, è che la pratica del tatuaggio ha subìto nel corso degli ultimi 20/25 anni un’accelerazione mostruosa; impensabile. Modificando, di pari passo, la percezione del senso estetico del corpo umano. Questa modificazione del corpo umano è avvenuta, soprattutto, nell’àmbito dello “showbiz” musicale.

Probabilmente, però, il tatuaggio sulla faccia rappresenta il punto di “non ritorno” di un fenomeno esploso forse con troppa violenza e in troppo poco tempo. La sensazione è quella di essere arrivati all’ultimo capitolo di un racconto iniziato circa un quarto di secolo fa.

25 anni fa, nell’aprile del 1994, a Seattle, un angelo biondo decideva di farla finita con questa vita, sparandosi un colpo di fucile, e terminando così la sua carriera di “star”. Il suo nome era Kurt Cobain, aveva un viso pulito, di quelli che solitamente le mamme definiscono “acqua e sapone”, aveva occhi azzurri, brillanti, e un caschetto di fini capelli biondi, a incorniciare il tutto. Con lui moriva, quel giorno, l’ultimo esempio di vera star musicale planetaria, arrivata al successo solo con i propri mezzi e la propria musica. Kurt Cobain era riuscito a diventare “qualcuno”. Kurt Cobain era riuscito a diventare tutto quello che ogni musicista aspira a diventare.

 

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Kurt Cobain era riuscito a diventare tutto quello che ogni musicista aspira a diventare. Trovatosi infine solo, su quella altissima vetta, ha forse pensato che non ne valeva, in fondo, la pena. Ma era troppo tardi. Kurt Cobain aveva un solo tatuaggio. Una lettera K. Di certo, nessuno si ricorda di lui per quel tatuaggio. Di certo, tutti si ricordano di lui per la sua musica. Il panorama musicale, 25 anni dopo, è certamente di tutt’altro tipo, rispetto a quello vissuto da Cobain; sembra infatti popolato da milioni di criminali, gangster, spacciatori, delinquenti, brutti ceffi, avanzi di galera.

 

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Tutti quanti indossano nomi non loro. Qui sotto, qualche esempio, miscelato, di artisti e tatuatori, necessari gli uni agli altri come la clorofilla alle piante.

Post Malone. 21 Savage. Lil Peep. Lil Xan. Mike Highsnob. Young Signorino. Berly Boy.TrashFlash666. Gemitaiz. Madman. Sfera Ebbasta. Wayne. Lazza. Freddy Boy Bastard. Side. Tony Effe. Achille Lauro. Black Bear. Lil Uzi Vert. Lil Pump. Taxmania. Luchè.

Tutti quanti indossano tatuaggi; per la maggior parte hanno la faccia inchiostrata da parole, frasi, rose, lacrime, spade, coltelli, mitra, soldi, e chi più ne ha più ne metta.

La faccia tatuata è dunque l’ultimo avamposto nella corsa a “chi ce la fa”,

in questo mondo in cui si è sempre più “tutti uguali”, faccia tatuata compresa.

Dopo la faccia, nulla, si diceva all’inizio.

 

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Dopo la faccia, nulla, si diceva all’inizio.

Dopo la faccia, si dovrà per forza puntare a un nuovo inizio, non essendoci più pelle.

Un nuovo inizio che, forse, potrebbe essere individuato nel video di “Soldi”, il brano di Mahmood che ha vinto l’ultimo Festival di Sanremo, all’interno del quale compare,

come “guest”, proprio Gianmaurizio Fercioni, decano dei tatuatori italiani.

Old School e AvantGarde si incontrano quindi,

culturalmente, pacificamente, costruttivamente.

Mentre la stagione dei finti gangster parrebbe volgere al tramonto.

Inesorabilmente.

 

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