© Hanna Quevedo
Musica

Sound Drops: i beat mistici di Nicola Cruz

15.03.2019

Quando le proprie radici chiamano non si può che rispondere. Nonostante sia nato e cresciuto a Limoge, sono l’antica mitologia e le tradizioni folkloristiche dell’Ecuador a scatenare la vocazione musicale che più tardi è riuscito a trasformare in autentica arte: i set elettronici di Nicola Cruz catturano con il loro ritmo tribale così come con il suono di strumenti sconosciuti.

La prova è nel cognome: Cruz è infatti il primo segno tangibile di cosa possiamo aspettarci di ascoltare nelle sue playlist. L’artista è infatti nato da genitori ecuadoregni. L’eredità culturale di Nicola Cruz si immerge nella miriade di sfaccettature di un Paese che ospita sia le maestose Ande che la giungla amazzonica: Cruz è in grado di trasformare antichi miti in suoni contemporanei, il tutto mentre esplora cosmologie africane.

Suono analogico, un lavoro fatto ancora in maniera artigianale che Nicola descrive con queste parole:

Mi piace l’idea che, nonostante io lavori con delle macchine, si possa ancora percepire che dietro alla creazione c’è un essere umano.

 

View this post on Instagram

 

A post shared by Nicolá Cruz (@nicolacruzz) on

Il suo album di debutto è stato pubblicato da ZZK Records nel 2015: intitolato Prender el Alma, è un lavoro auto prodotto e registrato in autonomia, nel quale Cruz sfoggia la sua maestria nel combinare diversi strumenti, ognuno rigorosamente selezionato da una mescolanza di tecnologia moderna e cosmologia indigena.

E’ una rivoluzione del “folklore digitale” quella di cui l’Ecuador è testimone, guidata dalle mani e dalla sensibilità di musicisti come Nicola Cruz, che è motivato dalla missione di rimanere fedele alle sue radice, come lui stesso ha affermato:

Sento la responsabilità di mostrare qualcosa del mio paese.

Siku è la produzione più recente di Nicola Cruz, nella quale il musicista continua ad esplorare i rituali che fanno parte della cultura sudamericana. Prende anche spunto da suggestioni a livello globale, collaborando con artisti di tutto il mondo per trasmettere questa ritrovata spiritualità attraverso la musica.

 

View this post on Instagram

 

A post shared by Nicolá Cruz (@nicolacruzz) on

La prova è ancora il nome. La parola siku non è un risultato prodotto a tavolino nel corso di una riunione tra creativi ecuadoregni. Siku è uno strumento a fiato andino realmente esistente, usato nel corso di riti ancestrali.
La sua stessa forma riflette la duplice connotazione che Cruz attribuisce al suo brano: l’arca e l’ira del siku simboleggiano il contrasto armonico di elettronico e organico, presente e passato, realtà e artificialità.

Il suono ha il potere di far perdere chi ascolta in un viaggio mistico, uno dei tanti in cui seguire Nicola Cruz.

L’album è stato creato “on the road”, assimilando tutto quello che diverse città, anime e scenari potevano portare come spunto. Dalla sperimentazione in prima persona di nuovi strumenti all’incorporare influenze da altri generi più o meno locali: ritmi samba e balafon africani sono solo alcuni di questi e tutto collabora in un dualismo dinamico, più che in una fusione.

Siete, il primo singolo del nuovo album, è uscito il 23 ottobre. Arka, il secondo singolo, è invece uscito il 27 novembre ed è stato composto con la collaborazione del musicista e connazionale Esteban Valdivia: il brano è stato registrato nelle caverne del vulcano Ilalò nell’agosto del 2018.

Interpretare in uno stato di coscienza alterato (o ricercando tale stato tramite l’esecuzione) serve a creare un collegamento tra il terreno e il trascendentale, usando il corpo come un tramite al servizio della musica.

 

View this post on Instagram

 

A post shared by Nicolá Cruz (@nicolacruzz) on

Attualmente Nicola Cruz è impegnato in un tour mondiale e abbiamo già una data fissata a Milano, ci vediamo il 21 febbraio ai Magazzini Generali.

photo by Saul Endara