Points of view

Snarkitecture: perfettamente imperfetti

02.10.2018 | By PAOLO BOCCHI

Not Art Not Architecture. Questo è il loro mantra. E il bianco è il loro colore costante.
Loro sono in 3, e si chiamano SNARKITECTURE. Si tratta di un collettivo “sui generis”,
con base a New York. Nel Queens.

I grandi progetti si vedono dalla cura e dallo studio dei dettagli.
Le grandi opere non si caratterizzano quasi mai per la loro mastodontica mole,
ma per alcuni intelligenti e sofisticati accorgimenti-interventi.
La bravura dei maestri, solitamente, è nell’accento, non nella frase intera.
Snarkitecture, collettivo con base a New York City, nel Queens, conferma queste regole.
Alex Mustonen, Daniel Arsham e Benjamin Porto sono 3 partners dalle qualità eccelse.
Là dove ce ne fosse ancora bisogno, ecco in uscita il loro libro, Snarkitecture, edito da Phaidon, che riassume, in formato cartaceo, la loro bravura. E la loro attitudine progettuale.
Parlando di dettagli, eccoli.
Il mantra di Snarkitecture, che guida ogni mossa e ogni scossa del collettivo, è:
“Not Art Not Architecture”.

Il colore bianco è il colore usato da Snarkitecture nei loro interventi, a mò di tabula-rasa,
ed è diventato in poco tempo la loro riconoscibile firma ufficiale.
Aprendo il libro, proprio all’inizio, si trovano due pagine, bianche. Guardando meglio,
si notano, appena accennate, nero su bianco, posizionate in verticale, sui bordi laterali delle
2 pagine, all’estrema sinistra e all’estrema destra, 4 parole, 2 per pagina:
Not Art su di una, Not Architecture sull’altra.
Tutto quello che viene in mente al lettore per riempire con la sua testa le 2 pagine bianche
che comprendono questo “white-space”, è già un progetto; un tipico progetto “Made in Snarkitecture”. Apparentemente semplice, complicatissimo e divertentissimo da realizzare.
E in perenne evoluzione. Provare a immaginare, di fronte alla classica pagina bianca, in un istante, tutto ciò che non è arte e non è architettura, è il progetto, tailor-made, pensato e realizzato da Snarkitecture, per chiunque si affaccerà su questo immacolato strapiombo culturale.

Adesso, ecco un secondo dettaglio, un altro accento che questo libro regala.
Esiste, all’interno dei libri di qualità, il classico segnalibro.
Qui i segnalibri sono 2, di colore bianco, e alle loro estremità si scorgono delle scritte.
Not Art, è scritto sul primo; Not Architecture è scritto sul secondo.

Come a ribadire che il contenuto delle pagine che si posizionerà fra il primo e il secondo segnalibro, sarà sempre e comunque frutto del gioco culturale di cui abbiamo parlato nelle 2 pagine bianche, e risponderà cioè al mantra che guida il collettivo niuiorchese nelle scelte progettuali: Not Art Not Architecture.
È solo un libro, un libro bianco; ma bastano questi 2 interventi per renderlo qualcosa di speciale, caratteristica comune a tutti i progetti firmati Snarkitecture.
Alcuni esempi: Headphone Pillow, The Beach, Broken Mirror, Secret Souvenir.
Diverse le scale, diversi gli approcci, diverse le committenze, diversi gli scopi.
Eppure, un solo, potentissimo, “filo bianco”, a tenere sempre insieme, ideologicamente,
il tutto.

 

Dalla ricerca di Snark (da cui il nome Snarkitecture), una creatura inconcepibile, nata dalla fantastica penna visionaria di Lewis Carroll, alla ricerca di Moby Dick, la balena bianca (come il colore “must” di Snarkitecture), simbolo del significato stesso della vita umana, e perfettamente de-scritto dal genio di Herman Melville, l’àmbito in cui Snarkitecture si muove è quello della ricerca e dell’esplorazione dei limiti delle possibilità umane, soprattutto mentali, giocando con le percezioni, i preconcetti e i corto-circuiti cerebrali degli “homo sapiens 3.0”, in un continuo rimando di ieri-oggi-domani, di reale e surreale, di naturale e culturale, di analogico e digitale.
Per conoscere la bellissima complessità dei lavori del collettivo Snarkitecture non basta certo questo libro di Phaidon.
Ma è un ottimo inizio.
Not Art
Not Architecture
Think About It
!