Culture

Sky is the limit: quale ciclismo, dopo Sky?

29.04.2019 | By PAOLO BOCCHI

Sky saluta e se ne va. Questo sarà l’ultimo anno di Sky nel ciclismo, uno sport che la squadra di Wiggins e Froome ha completamente rivoluzionato. E ora, dopo l’epoca Sky, quale tipo di ciclismo ci aspetta al varco?

La Milano-Sanremo ha aperto ufficialmente la stagione.  Gli amanti della bicicletta della domenica hanno già corso qualche garetta di paese. Appassionati “da divano” di tutto il mondo aspettano con ansia le grandi corse a tappe. È tornato il ciclismo, sulle strade. E con il ciclismo tornano le grandi discussioni, i tifosi, i campioni. E le squadre. Una su tutte, come sempre, sarà sulla bocca di tutti, anche perché questo sarà il suo ultimo anno: dopo dieci anni Sky lascerà infatti il ciclismo. Questa sarà l’ultima stagione di Froome e compagni. Sky, una squadra che ha vinto la bellezza di 6 Tour de France, 1 Giro d’Italia, 1 Vuelta, 1 Milano-Sanremo e 1 Liegi-Bastogne-Liegi, termina qui la sua corsa.

Sky saluta, e se ne va. E non è una notizia da poco.

 

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Il Team Sky, in questi anni, è bene ricordarlo, non ha solo stra-vinto: ha cambiato, radicalmente, il DNA dello sport ciclismo. Generando, di conseguenza, ovunque,  uno strano sentimento fatto di amore&odio. In Italia, specialmente, si è soliti pensare che “il dominio” (vedi Mercedes in Formula 1 e Juventus nel calcio) sia spesso il frutto proibito di una qualche ingiustizia, di un “trucco”. Forse sarebbe meglio iniziare a pensare che “il dominio” rappresenta la “fase ultima” di un “saper anticipare i tempi” rispetto alla concorrenza. Capire le regole, conoscerle a fondo, studiarne gli infiniti risvolti, e aprire nuove strade, mai percorse prima; questi gli ingredienti di chi riesce a “dominare”. Intuito, lavoro, disciplina, cooperazione, hanno permesso al Team Sky di mettere in pratica un’evoluzione teorica: rendere il ciclismo una scienza esatta. L’attuale tecnologia e l’odierno sapere hanno permesso, accomunati nello stesso sforzo e coesi nella stessa direzione, di raggiungere risultati mai sognati prima. L’unione di scienza, tecnologia, preparazione e programmazione ha dato vita a quella che è stata, sulle strade di tutto il mondo, una squadra imbattibile.

In pratica, il Team Sky ha messo in atto il vecchio detto “volere è potere”; rigorose tabelle di allenamento e forza di volontà hanno prodotto “un mito”.

 

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Il problema dei miti è che spesso vengono messi in discussione. E criticati, anche pesantemente. Così, mentre Chris Froome continuava ad alzare le braccia al cielo in segno di vittoria, qualcuno (più d’uno?) iniziava a storcere il naso. La rottura del ciclismo “alla Sky” nei confronti del ciclismo “di una volta”,  è stata grande. Tale da far nascere rimpianti. I tifosi si innamorano, da sempre, degli eroi,  non dei laboratori. I tifosi amano le imprese, quelle in cui “si rischia di saltare”. Ai tifosi piace poter “immaginare” l’impossibile, cosa che con il Team Sky non è stata, invece, più possibile.  Sky ha reso gli uomini molti simili a delle macchine, togliendo, forse, la poesia di un ciclismo epico; mettendo in strada la perfezione, dimenticando però che la perfezione non è di questo mondo. Di tutte le vittorie Sky, molto probabilmente, il grande pubblico ha amato il Froome in folle discesa verso Bagneres de Luchon, nel corso del Tour datato 2016, o, ancor di più, il Froome che parte, da solo, come un pazzo, sul Colle delle Finestre, quando ancora mancano 80 chilometri all’arrivo, e vince, sul traguardo dello Jafferau, al Giro del 2018.

 

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È vero, forse era tutto programmato. Ma il “fattore umano aggiunto” ha reso questi momenti indimenticabili; queste sono le gare che restano nella mente, e sotto la pelle, per sempre. Perché portano dentro un sapore antico, quello del “o la va o la spacca” che era parte integrante del vecchio concetto di ciclismo, sport duro, durissimo, impossibile per la gente normale. La squadra di Wiggins e Froome, con il suo modo di preparare e interpretare le corse, ha rivoluzionato uno sport, segnando in maniera indelebile un’epoca, e posizionando l’asticella delle competizioni in bicicletta ad un’altezza siderale. Niente sarà più come prima. Lo sanno tutti. Addetti ai lavori e non.

Sarà interessante, salutando il Team Sky, e rendendogli omaggio in questo 2019, vedere cosa succederà, da ora in poi, sulle strade del Giro d’Italia e del Tour de France.

 

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