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Musica

Quando la provincia diventa il Cosmo e la sua sfera di amici; Ivreatronic

19.03.2019 | By ELENA LONGARI

Ci sono quelli che non riescono a fare a meno dell’abbraccio della propria città, della voce che chiama da posti e volti familiari, della noia: ci sono quelli che questa dipendenza ce l’hanno anche se la propria città non è tra le Milano, Berlino e Londra del gigantesco Luna Park dell’Europa. Chi nella grande macchina che riparte di ogni grande città forse si sentirebbe sepolto e partendo dalla propria provincia, a passo veloce, parla d’amore, facendolo dal buco del culo del cuore.

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Il lirismo di Cosmo è trasversale e becca un po’ tutti, da chi vive la notte o meno. Ma è con Ivreatronic che l’ex professore di storia mette in pratica le sue leadership skill, quelle di chi coltiva talenti e che vogliono creare qualcosa che nella scena musicale italiana può fare la differenza, se non essere da traino. Un collettivo di amici, una label, un bacino creativo, una forza motrice del clubbing, tutto made in Ivrea: Ivreatronic.

 

Ivreatronic, chi sono

Amici di una vita che grazie anche al loro stile individuale, si spazia proprio verso tante contaminazioni e vene musicali, stanno reinventando il clubbing in Ivrea per portarci dentro tutti, anche chi viene da fuori, o meglio che viene dalla città più rilevante in questo contesto. E lo fanno alla Lewis Carroll, giocando e confondendo; Cosmo si mette il cappello da Mad Hatter, e senza tanti rebus cambia la faccia di Ivrea da città di provincia, a possibile mecca dei clubbers.

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Basta mandare in play queste tracce per capire che non si tratta solo di feste e party underground, la musica di Ivreatronic è quella da mandare in loop.

Bitch Volley,‘Le Ali Dell’Amore’, l’ultimo release dell’etichetta, porta proprio la techno old school della scena clubbing di Ivrea di qualche anno fa direttamente sulle piste contemporanee.

Enea Pascal, Papa Boy – e qui dovete anche guardare i visual del video per farvi piacevolmente sconvolgere.

Il duo Fabio Fabio e il primo release in vinile di Ivreatronic; nel loro ‘Amore Cannibale’/ ‘Alma’ by Fabio Fabio  (feat Enrico Ascoli e Alma Negrot) non si scappa proprio dai beat tribali e dal downtempo e dai vocal in portoghese, poi ancora un getto di euforia che pervade in pista – ascoltando la traccia si trova tutto in quest’ordine.

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Splendore e le sue parole, la sfida lanciata verso la mascolinità tossica e il machismo, l’andare oltre il gender, auto definendosi una figura ‘fluida’, attraverso anche il suo ‘Rosa Splendore’.

 

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Abbiamo parlato con Cosmo e Splendore e su come Ivreatronic sia riuscita ad incorporare tutte queste identità diverse, suoni e stili distinti, Ivrea e tirarne fuori una miscela tronica.

 

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Nonostante vi siano solo 23.000 persone, Ivrea nel 2018 è stata nominata ‘Città Industriale del 20esimo secolo’. Cos’è Ivrea per voi e come ha fatto a diventare un terreno così fertile per la musica elettronica?

 

COSMO: Ivrea è una piccola città, ma con un passato che la rende in qualche modo fertile e ricettiva. L’eredità culturale che la Olivetti ha lasciato è sicuramente uno dei motivi. Rimane una città di provincia, ma con un DNA ben definito. 

SPLENDORE: Poi c’è il Carnevale Storico, con la sua battaglia delle arance e quel suo clima di pazzia inspiegabile.

La parola provinciale è intesa spesso in modo dispregiativo, ma nel vostro caso non sarebbe più da considerare il vostro USP?

 

COSMO: Non è la tipica città di provincia. La sfida poi è quella di portare a Ivrea la gente da fuori, farla muovere verso di noi. Qui siamo abituati ad andarcene. La provincialità, in questo senso, ti dà una carica ulteriore, se no fai vincere la noia.

SPLENDORE: La provincia, di base, è un posto dove hai il dovere di creare qualcosa. Perché non c’è quasi nulla. Ivrea ha una storia, ma è qualcosa che fin troppo spesso è riferito solo al passato. Noi vogliamo scrivere il presente, e il futuro, partendo da una storia che conosciamo e viviamo e di cui siamo figli.

Siamo provinciali, è vero, allora ci toccherà rendere cool questa parola. È un posto di merda, ma è fantastico.

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Come vi siete conosciuti tra di voi?

 

SPLENDORE: Ci siamo conosciuti al liceo, alle feste, nei locali. Ognuno ha un aneddoto su come ha conosciuto un altro componente di Ivreatronic. Avendo anche età molto diverse nel roster, tra i 25 e i 55 anni, ci allarghiamo anche su più generazioni. 

COSMO: Foresta (Fabio Fabio) è quello con l’esperienza maggiore. Oltre ad avere skill da dj consolidate a partire dagli anni Novanta, ha gestito per una decina d’anni una discoteca, il Sugho, in cui Splendore ha iniziato a organizzare feste e io ci ho fatto qualche concerto. Enea Pascal è il più giovane, ma è entrato nel mio entourage durante il 2016 e da lì ha iniziato a scoprire la propria vena musicale. Bitch Volley suona con me da fine anni 90, in diverse band. In generale comunque la verità è che la musica è stato il motivo per cui ci siamo individuati, trovati, conosciuti. Quella e la simpatia reciproca, ovvio. Ora si tratta di portare questo legame al next level.

 

Da dove viene l’idea di Ivreatronic?

 

SPLENDORE: Ci siamo trovati in mano una marea di musica. E nessuna voglia di scendere a compromessi. Da qui l’idea dell’etichetta, qualcosa che simboleggiasse e potesse esportare in tutto il mondo quello che produciamo e suoniamo qui nelle nostre feste pubbliche e private. 

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I party e Ivrea, come si posizionano nella scena clubbing internazionale?

 

SPLENDORE: Ivrea è una città con un passato del club, o meglio, della discoteca molto forte. Negli ultimi anni però si era andato a perdere. La voglia di creare un nostro party, casalingo, homemade, deriva proprio da questo: voler ridare qualcosa, riprenderci la notte. Penso che essendo una cosa così piccola, rude, cruda, non sia facilmente paragonabile. La festa ha casa nel basement di una vineria, tra delle gigantesche botti di vino dove sudare e mescolarsi.

È una società segreta, una carboneria di clubbers che dal nord Italia si muovono per raggiungere una piccola scala esterna che li trascina dentro un mondo nascosto.

È lontana dalla logica del club/magazzino nero, è molto più vivo e grezzo, seppur l’attenzione al suono, all’impianto audio e alle luci sia massima. Quell’idea la recuperiamo dai club più belli che abbiamo visitato nelle nostre esperienze.

 

Il voler esportare la vostra musica ad un pubblico più grande, all’estero, influenza in qualche modo la vostra creatività? È stato detto della vostra musica che in realtà è molto apprezzabile anche fuori dai club.

 

SPLENDORE: Pochi cazzi, la musica o sa far ballare, o no. Non importa la dimensione della folla, quella è una conseguenza, non un obiettivo.

COSMO: Ci interessa crescere, ma non necessariamente numericamente. Vogliamo piuttosto aumentare sempre di più il coinvolgimento emotivo delle persone, vogliamo sentirci legati al nostro pubblico. Quindi si, l’estero ci interessa, ma soprattutto perché questo tipo di musica è bello che circoli ovunque. Questa cosa influenza relativamente la nostra creatività. L’osservazione finale di questa domanda è vera, cerchiamo sempre, nelle tracce che facciamo uscire, di far convivere sperimentazione o spendibilità in pista con qualche elemento che renda i brani godibili in ogni caso. Deve essere un piacere ascoltarli e ballarli anche se non sei a una festa.

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Cosmotronic e Ivreatronic. Qual è il file rouge tra i due, specialmente ascoltando nel Mezzo della Notte?

 

COSMO: All’inizio avevo pensato di chiamare le nostre feste “Cosmotronic” e poi far uscire il disco con quel titolo. Poi abbiamo optato per un nome che lasciasse giustamente separate le due entità, ma che sottolineasse la “parentela”. Cosmotronic e il suo tour si sono conclusi. Ivreatronic rimane. Ma sono nati insieme. Il tratto comune è il fatto che le radici del disco sono ben salde nell’esperienza importante che è stato ed è per me questo collettivo.

In quella traccia che citi diciamo che ho lasciato libero il lato più spigoloso della mia musica, e il sudore e l’afflato mistico di certe serate (quella serate magiche) fanno il loro ingresso nella mia produzione. 

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Noi siamo già saliti e scesi dalla scala di Splendore un numero di volte, la prossima volta che lo faremo sarà su quei gradini del Sugho.