Musica

Perchè il ‘teen spirit’ di Kurt Cobain non morirà mai

05.04.2019 | By ELENA LONGARI

Tra le milioni di cose che sono state e che saranno dette sul frontman dei Nirvana nell’anniversario della sua morte, noi vorremmo ricollegarsi a cosa il contrasto bipolare tra le melodie dolci e le litigiose chitarre ha cambiato nelle vite di ognuno di noi ad un certo punto.

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Ho molti vividi ricordi che probabilmente non sarebbero ricordi se Heart Shaped Box non fosse stato in sottofondo nello stereo del salotto o se tutti quelli che conoscevo a scuola non fossero stati appassionati di musica rock. Erano le vacanze estive in Croazia prima della guerra, quando una ragazza che non aveva mai detto una parola a nessuno indossò la sua maglietta di Nevermind così spesso che le persone del posto non l’avrebbero riconosciuta se avesse indossato qualcosa di diverso. Era nel pieno di una cotta (a quei tempi pensavo che la mia vita dipendesse da quello) per il  tipo che cantava in una band grunge di qualche paesino sperduto di campagna che aveva copiato lo stile di Kurt Cobain negli abiti, nell’acconciatura, nel modo di muoversi e forse anche nelle tendenze psicotiche.
Fu un sabato pomeriggio dopo l’allenamento, chiudendo la porta dietro alle “cose che si aspettavano da me anche se ero solo una ragazzina” e la rassicurante oscurità delle pareti della camera della mia migliore amica.

Era l’angoscia di ogni adolescente, potreste dire, che ha reso Kurt Cobain il salvatore, l’eroe, l’icona degli anni 90.

Ma gli occhi azzurri di Kurt Cobain e il suo caschetto biondo spettinato hanno contribuito a renderlo l’idolo degli adolescenti che ascoltava l’angoscia adolescenziale e la metteva nella sua musica. Il modo di definire la musica rock è cambiata dopo i Nirvana, o almeno la definizione di chi può amare la musica rock: nei primi anni 90 – Smell Like Teen Spirit è uscita nel 1991 – rock band come i Guns N Roses stavano uscendo con i loro album Illusion e cantavano molto più di argomenti significativi più che di auto veloci.

 

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In ogni caso, quello che Kurt Cobain ha messo nei testi delle sue canzoni, dato che era quello che dava il contributo maggiore alla scrittura delle canzoni, era qualcosa che lo metteva in contatto con quello che gli adolescenti sentivano all’apice dei loro anni di ribellione, il senso di nausea e di eccitazione che avrebbero studiato anni dopo nella visione della vita di Jean Paul Sartre.

Erano solo gli adolescenti negli anni 90? No, e un modo per spiegarlo è la musica punk: ragazzi arrabbiati, questo è quello che è la musica punk per ogni generazione.

Sia per la X che per la Z, l’egocentrismo nichilistico e la vulnerabilità di Cobain lo connettono ad ogni generazione che diventano la futura generazione di “cresciuti”. Comincio a pensare che non ci fosse angoscia adolescenziale prima che esistesse Kurt Cobain; non riesco ad immaginare i miei genitori che mettono su i Beatles e si crogiolano in qualche dramma esistenziale, stessa cosa per Hendrix, Dylan e i Rolling Stones.

Cobain è “the man who changed the world” [l’uomo che ha cambiato il mondo] da un certo punto di vista, e forse non per il meglio, o forse ci ha reso tutti più mentalmente instabili rispetto alle precedenti generazioni. Se ci fosse un Kurt Cobain oggi, cosa posterebbe su Instagram? Penso davvero che lo odierebbe a morte.