Style

Perché il mondo della moda ha bisogno di Virgil Abloh ora

01.03.2019

Virgil Abloh ha presentato la sua ultima collezione per Off-White giovedì, durante la settimana della moda a Parigi e noi cogliamo l’occasione per analizzare il suo lavoro per Louis Vuitton e la sua influenza sulla moda contemporanea.

 

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Inspirato a Michael Jackson e al suo impatto sulla pop culture, lo show presentava un tono più dark e forse più serio rispetto a quello della collezione che sancì il suo debutto nella casa di moda francese, pur rimanendo innegabilmente molto “Virgil”, come si usa dire ormai nel circuito. Mescolando completi oversize monocromi sui toni del grigio, cammello, rosso e viola con pezzi d’ispirazione streetwear come piumini iper-gonfi con le iconiche iniziali “LV”, questa collezione ha incarnato tutto ciò che siamo abituati ad aspettarci dal genio creativo di Abloh. Ma forse lo statement più importante è arrivato durante il finale, che ha visto i modelli calcare la passerella avvolti in una varietà di bandiere – un’ode alla sua vision fatta di “diversità, inclusività, e unità”.

 

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Quest’idea di diversità e democratizzazione non è affatto nuova ad Abloh. Nato da immigrati ghanesi, questo laureato in architettura è riuscito a costruirsi un’imprevedibile carriera nel mondo della moda ed oggi eccolo qui, alla direzione di una delle più vecchie e più potenti fashion house in assoluto.

La sua prima avventura nell’alta moda fu un marchio di streetwear dalla vita breve chiamato Pyrex Vision, che produsse una piccola collezione di t-shirt Champion vintage e camice di flanella tappezzate di arte rinascimentale. In seguito alle molte critiche dei suoi colleghi, Abloh ridefinì poi Pyrex Vision “più come un progetto artistico” che altro. Eppure, le sue magliette riadattate stampate in serigrafia andarono esaurite in pochi minuti, cosa che allo stilista non passò inosservata.

 

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Ma fu un anno più tardi che lo stilista sconvolse il mondo della moda con la sua nuova creazione, Off-White. Ciò a cui Abloh aveva dato vita, stavolta, era molto diverso dalla collezione di Pyrex Vision, tanto da valergli – finalmente – il riconoscimento tanto meritato, più una nomination per il prestigioso premio LVMH e collaborazioni con alcuni dei brand più leggendari di sempre come Nike, Levi’s e persino il gigante svedese dell’arredamento Ikea. In brevissimo tempo, il suo marchio di streetwear è comparso un po’ dappertutto nel jet-set, sfoggiato da celebrità come l’amico Kanye West, il rapper A$AP Rocky e persino modelle come Bella Hadid e Kendall Jenner. Personaggi che forse hanno aiutato l’alta moda a entrare nelle strade, è vero, ma il merito di aver portato le strade sulla passerella – cosa fino a quel momento mai vista e rivoluzionaria – spetta certamente ad Abloh.

 

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Eppure, il mondo della moda accolse la notizia del suo appuntamento da Louis Vuitton con commenti non troppo gentili. Molti lo accusarono di aver ottenuto l’incarico grazie all’amicizia con Kanye West o al suo enorme seguito sui social (il profilo Instagram di Abloh vanta la cifra impressionante di 3.6 milioni di follower), ignorando tutti i suoi precedenti meriti di modernizzazione e democratizzazione dell’industria del fashion. Ancora una volta, Abloh incassò le critiche per poi tornare più forte con una vision caratterizzante per il brand, quella dell’inclusività.

 

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In quanto primo direttore creativo afroamericano di Louis Vuitton, Virgil Abloh è l’unico stilista di colore cui sia mai stato affidato il comando di un marchio storico, perciò non sorprende che la sua visione aziendale ruoti intorno alla normalizzazione della diversità e alla rappresentazione di tutti a prescindere da razza, genere, orientamento sessuale e classe sociale, sia sulla passerella che in prima fila.

Ha dichiarato a GQ Magazine: “Mi riempie d’orgoglio fatto che può esserci un bambino, chessò, in Alabama, che non ha mai considerato il fashion design come qualcosa di possibile per lui, quasi al punto di orientare di proposito la sua vita e la sua carriera verso un’altra passione… e all’improvviso ecco che questo bambino sa che potrebbe fare anche quello, se vuole, perché io sono qui.”

 

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È forse per questo che il mondo ha bisogno di qualcuno come Virgil Abloh oggi più che mai: per dare a tutti la speranza e la possibilità di essere visti e ascoltati. La democratizzazione del mondo della moda sarà un processo lungo e lento, ma con qualcuno come Abloh a spianare la strada, facciamo tutti il tifo in questa direzione.