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Culture

Paghereste più di 30 dollari per una foto da postare su Instagram?

18.01.2019 | By ELENA LONGARI

La domanda dovrebbe essere riformulata, tenendo conto che l’immagine di un uovo detiene ufficialmente il record mondiale di like su Instagram, 38,9 milioni di like a un solo post.

L’intera questione Instagram questo-Instagram quello vale ancora tutto ciò? La gente si compra ancora la carriera da influencer?

L’ascesa degli Instagrammable pop-up è una dimostrazione di quanto la società sia ossessionata dal postare qualsiasi cosa, anche una ‘foto’ perfettamente impostata per sentire il brivido, la vaga illusione, di essere qualcuno online.

Vogliamo fare un’analisi della quantità folle di Instagrammable pop up exhibition e del perché dovrebbero smettere di esistere.

 

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The Egg House

A proposito di uova, i visitatori della The Egg House a New York non raggiungeranno mai molto engagement con i loro post in cui posano con uova giganti su sfondi gialli circondati da oggetti di scena a forma di uovo.

Uno dei visitatori l’ha recensito con queste parole:

Credete davvero di potervi definire ‘arte’? Non siete altro che un luogo in cui le persone pagano per farsi i selfie.

Penserete, le famiglie con bambini amerebbero questo posto dove possono giocare nella gigantesca vasca di uova, ma no, è da evitare: senza neanche parlare della folla e del rischio che i bambini si facciano male all’interno di queste installazioni che sia autoproclamano arte, è l’assenza di aria condizionata che vi farà pentire di aver speso 100 dollari per quest’esperienza.

 

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Un’installazione esperienziale ispirata al gelato

Dalle uova al gelato, questa volta a San Francisco, Miami, New York e Los Angeles. Da quando ha aperto le sue porte nel 2016, The Ice Cream Museum, fondato da Maryellis Bunn, è molto più di qualche oggetto di scena organizzato per i post di Instagram. Originariamente il prezzo oscillava tra i 12 e i 18 dollari, l’esperienza sensoriale offerta al MOIC è una sovrabbondanza di rosa, profumi, cose soffici: destinato a durare solo un mese, il progetto ha inaspettatamente guadagnato popolarità e continua a crescere, tanto che è diventato un vero e proprio museo e ha perso la sua identità di pop-up. L’idea alla base va oltre il raggiungimento della popolarità su Instagram, ma scommettiamo che il 50% dei visitatori non spenderebbe soldi se gli venisse detto che non possono postare i loro scatti trendy.

 

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Più se ne vedono, più uno vuole andarci

La parola virale significa proprio questo nell’era moderna dettata dai social. Più vediamo un posto, più finiamo per volerci andare. L’equazione è semplice: più queste esibizioni subiscono il fascino degli Instagrammer, più finiranno per diventare il soggetto di post e di conseguenza più persone le vedranno e vorranno prendere parte a questa macchina racimola soldi che, in questo caso, prevede di poter scattare una foto da postare in un luogo irreale e colorato che non esiste in nessun’altra parte del mondo e che potrebbe sparire nel giro di poche settimane.

 

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L’illusione del The Candy Shop

Non è finita. Candytopia, un insieme di colossali composizioni di zucchero filato dove creare post sensazionali immergendosi in un mare di marshmallow, per dirne una: presto ad Atlanta e Minneapolis, questa Instagrammable pop-up experience è anche un luogo dove organizzare feste per bambini e dolci happy hour.

Come i parchi tematici

Un tempo si chiamava Dream Machine, ma ora ha chiuso i battenti e si è trasformato in Nightmare Machine, a New York. Il concetto è quello di andare in un parco giochi a tema Halloween, qualcosa di simile ai parchi a tema Horror, di cui potete scoprire di più leggendo qui. Il biglietto costa 38 dollari, e sì, la gente non teme proprio nulla, vuole assicurarsi di scattare la foto migliore da postare.

 

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Amore per l’avocado

I Millennial ne andranno pazzi: il CADO, una pop-up experience di 6700 piedi quadrati che celebra il frutto preferito della California. Prima di tutto, non sapevo che l’avocado fosse un frutto, a parte il fatto che in inglese si chiama ‘avocado pear’. Il meglio però è in questa didascalia, dove ammettono e accusano le mostre pop-up di tutte le cose di cui ho appena parlato:

Il CADO non è un altro museo di selfie. E’ fotogenico e offre un’esperienza di apprendimento sul cibo, la nutrizione e l’agricoltura che non si può trovare da nessun’altra parte. Inoltre, si trova all’interno del più grande container che ci sia (qui ne vedete solo 1/16).

Per renderlo possibile, gli organizzatori chiedono ai futuri fan (cioè a te) di aiutarli a finanziare gli edifici.

Che ne dite?

 

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