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#MISTAKE – L’arte ha bisogno dello sbaglio per evolversi

06.08.2018 | By Marco Mazzoni

Ho sempre elogiato gli errori, quando non portano a conseguenze drammatiche, perché sono gli errori che accendono la scintilla di nuove idee o, più semplicemente, portano a nuove soluzioni.
Milano, ad esempio, deve uno dei suoi simboli gastronomici ad uno sbaglio: il panettone (pane di Toni) infatti, nasce nel periodo della Milano di Leonardo Da Vinci.

Durante un pranzo, il cuoco al servizio di Ludovico il Moro bruciò il dolce e, per salvare la situazione, lo sguattero (che si chiamava Toni) preparò, con gli ingredienti che aveva in dispensa, e servì con successo quello che oggi è il dolce di natale per eccellenza in quasi tutta Italia.

Anche l’arte ha bisogno dello sbaglio per evolversi, per trovare inattese soluzioni. L’artista deve spesso e volentieri pentirsi di quello che ha fatto per arrivare a realizzare un’opera viva, che sia fatta da un umano, cioè che abbia in sè gli aspetti positivi e negativi del gesto.

Anche capolavori artistici che sono culturalmente inestimabili come Il Mosè di Michelangelo sono figli di un “pentimento”.

Il pentimento, nel mondo artistico, sta ad indicare il ripensamento in corso d’opera che un artista mette in atto, per occultare la versione precedente di cui non è soddisfatto.

Oggi si ha conoscenza dei segni pratici del pentimento di un artista grazie ai raggi X, perché i cambiamenti, soprattutto in pittura, sono quasi sempre invisibili a occhio nudo.
Michelangelo, nello specifico, non era soddisfatto della prima versione del Mosè e ne riscolpì daccapo intere parti.
Il ginocchio e la testa sono il risultato del ripensamento dell’artista, e sono ciò che l’occhio del fruitore nota subito perché spiccano sul resto per eleganza e virtuosismo.
Tantissimi sono gli esempi di Pentimento in arte, tantissimi sono i tentativi di redenzione, tantissimi i segni sotto la superficie, prima dell’avvento del mondo digitale e prima che un’ opera potesse essere rielaborata all’infinito senza lasciare tracce.
Si narra che anche la “Canestra Di Frutta” del Caravaggio, conservata alla Pinacoteca Ambrosiana di Milano, nasca da uno sbaglio: leggenda vuole che la prima natura morta della storia sia in verità un particolare di un’opera più complessa di maggiori dimensioni, di cui il pittore non era soddisfatto.

Il risultato fu il taglio della tela, che ne salvava solo un particolare, ma che segnò l’inizio di quello che divenne un soggetto fondamentale della storia dell’arte nei secoli successivi.
Non si sa se questo racconto sia leggenda o realtà, rimane il fatto che il fascino dell’errore rende tutto più naturale e meno prevedibile.
Forse nell’era digitale lo sbaglio perde di importanza perché il pentimento, anche se presente, non è più evidente.
Questo perché il rapporto con la materia si sta spegnendo piano piano e forse è un peccato, perché l’errore in fondo è un gesto che rimanda a qualcosa di più elevato: il tentativo dell’uomo di superare un ostacolo.