Film e serie tv

Michele Carragher, la ricamatrice dei costumi di Game of Thrones, ci racconta la sua arte straordinaria

30.04.2019 | By ELENA LONGARI

Mentre la nuova stagione di Game of Thrones sta approdando sui nostri schermi – ragion per cui alcuni di voi ora si trovano in astinenza da social media per evitare ogni possibile anticipazione/spoiler – i fan di tutto il mondo sono rassegnati a una piccola tragedia, dato che quest’ottava stagione segnerà la fine della serie HBO dai mille record.

Abbiamo già viaggiato con voi alla scoperta di come buona parte del successo stellare dello show sia da attribuire alle mille sfaccettature dei suoi personaggi, i cui cambi di personalità, così come il loro potere e la loro vulnerabilità, hanno trovato perfetta espressione nel lavoro della costumista vincitrice di diversi Primetime Emmy Michele Clapton. In un mondo dove la moda si avvale di tecnologie sempre più all’avanguardia, come intelligenza artificiale e stampa 3D, noi vi raccontiamo la storia del meticoloso lavoro manuale alle spalle dei dettagli dei vestiti di Cersei Lannister e compagnia: una forza motrice diversa, una combinazione di abilità e creatività in grado di ispirare chiunque a puntare sempre più in alto, che si tratti di giovani talenti del campo o di semplici fan. La stessa forza espressa dal ricamo dello stemma leonino sul vestito da sposa di Sansa o da quello delle scaglie di drago sulla veste di Daenerys.

 

Ebbene, c’è una sola persona dietro tutte queste opere d’arte: abbiamo intervistato la ricamatrice dei costumi di Game of Thrones Michele Carragher per scoprire come, punto dopo punto, sia riuscita a confezionare – letteralmente – alcuni dei personaggi più memorabili della storia della TV.

Ci puoi raccontare come sei diventata ricamatrice? Perché hai scelto questa strada?

Le mie abilità e il mio interesse per il cucito hanno preso forma quando ero piccola, grazie a mia madre che mi ha insegnato alcuni ricami base. La prima grande occasione in cui ho usato il ricamo come espressione creativa è stata all’università, dove ho studiato Fashion Design; per molti dei capi che disegnavo sentivo la necessità di una presenza ‘scultorea’, perciò, per far sì che avessero l’aspetto che desideravo, ho investito molto tempo a imparare abilità come il ricamo, appunto, ma anche la cappelleria e il lavoro a maglia.

Il momento in cui ho davvero perfezionato la mia manualità è stato dopo l’università, lavorando nel campo della conservazione tessile; lì ho imparato diverse tecniche e tipi di punto, assorbendo l’ispirazione che mi arrivava da tutti quei meravigliosi capi storici con cui venivo a contatto. Tra i pezzi più interessanti su cui ho lavorato ci sono stati un paio di costumi indossati da Marilyn Monroe: il famosissimo vestito di perline nere di “A Qualcuno Piace Caldo” e quello sexy e indimenticabile de “Gli Uomini Preferiscono le Bionde”, ricoperto di paillettes rosse, indossato sia da lei che dalla co-star Jane Russell. Erano stupendi e… minuscoli.

From D360's Closet

Oltre all’ispirazione straordinaria di questi capi storici e all’occasione di imparare tecniche diverse, il lavoro nella Conservazione mi ha dato anche l’opportunità di fare pratica con il ricamo, migliorando la mia velocità e precisione, rivelatesi poi indispensabili quando ho iniziato a lavorare per cinema e TV.

Riguardo a GoT, se tu a ideare i motivi dei ricami in base alle scene e ai personaggi o segui un brief?

Che tu stia lavorando a un film o serie TV storico, fantasy o ambientato ai giorni nostri, i costumi restano un veicolo fondamentale per comunicare al pubblico l’anima di un personaggio. Ogni costume, con il suo taglio, colore e stile, fino ai più piccoli particolari, è uno strumento narrativo importantissimo che esprime davvero molto. Uno dei dettagli più minuti di un capo può essere il ricamo, e il mio lavoro di ricamatrice prevede anzitutto la visualizzazione, poi la cattura di ciò che il/la costume designer vuole per il costume di un determinato personaggio, perciò io stessa devo capire che cosa funzionerebbe o no per rivelare e rappresentare al meglio la personalità di ciascun protagonista. È un processo che si basa sulla collaborazione e io sono soltanto un piccolo ingranaggio di una squadra ben più grande che si occupa di dare vita agli schizzi del costume designer.

La mia creazione di un ricamo per un costume di Game of Thrones iniziava dall’incontro con Michele Clapton, la costume designer della serie, che portava illustrazioni, moodboard, campioni di tessuti e di colori per il capo per il quale avrei creato il motivo. Discutevamo anche la storia del personaggio, i tratti del suo carattere e il suo destino all’interno della sceneggiatura; tutto questo andava a influenzare il mio design.

Dopo questa mia prima conversazione con Michele facevo delle ricerche per il pezzo che avrei creato, raccogliendo immagini che mi ispirassero: visitavo musei, cercavo nei libri reference di costumi storici o semplicemente usavo internet. La mia ispirazione può arrivare da qualunque cosa: amo la scultura, le decorazioni architettoniche, i capi vintage, i gioielli, i ricami di alta moda e la natura; attingo agli elementi più disparati per sviluppare la mia idea.  

La fase successiva prevedeva la raccolta dei materiali più adatti a rappresentare lo status e il carattere del personaggio. Quando poi iniziavo a ricamare, per prima cosa tracciavo il mio design su carta da lucido e la puntavo sul costume o sul toile (prototipo) in modo da vedere come cadeva e calcolarne la scala.

Io procedo a ricamare come se stessi disegnando o dipingendo, ma usando fili e perline invece di matite e tempere; in questo modo, anche il design si evolve organicamente in corso d’opera. Creavo alcuni campioni per mostrare alla designer la mia idea, in modo da avere il suo input e correggere la mia opera nella direzione desiderata.

Una cosa che ho sempre adorato è includere significati nascosti e metafore nei miei design e questo è particolarmente vero per Game of Thrones.

Incorporavo soprattutto immagini naturalistiche, come poteva essere, ad esempio, un fiore che nelle mie ricerche avevo scoperto avere una qualche attinenza con il destino e con l’anima del personaggio in questione. La regina Cersei Lannister era una candidata assolutamente papabile per qualche ricamo, dato il suo status, perciò per lei le applicazioni potevano essere molto ricche e decorative. Riguardo a come ho espresso la sua personalità attraverso i design, uno dei primi suoi costumi che ho ricamato è stata la veste azzurra con gli uccelli: il motivo riflette la sua posizione all’inizio della prima stagione, quella di una donna bellissima con una sete di potere nascosta, insieme al desiderio di essere trattata da pari in un mondo dominato dagli uomini. A quel punto della storia lei vive ancora all’ombra del marito, re Robert Baratheon, che esercita il suo potere su di lei e sul regno, perciò l’immagine di un uccello meraviglioso la aiuta a mascherare le sue mire sotto un aspetto dolce, femminile e per nulla minaccioso, oltre ad essere un riferimento all’inquietudine (in inglese: twittering, che significa anche “cinguettio” – NdT) e alle macchinazioni di cui è protagonista dietro le quinte.  

Dopo la morte di Robert, Cersei e la sua famiglia, i Lannister, salgono al potere quando il figlio di lei Joffrey diventa re; in quel momento lo status e la posizione di Cersei si elevano: la sua nuova autorità e la fedeltà al suo clan si riflettono nella frequente comparsa dello stemma dei Lannister, il leone, sui suoi costumi. Si presenta con un look più maestoso e potente, dalla struttura e decorazioni tipicamente regali, perciò i ricami sulle sue vesti sono stati un simbolismo molto utile a rappresentare l’evoluzione del personaggio e del suo status, da donna con delle debolezze a figura di potere.

Lavorando ai costumi con Michele Clapton dall’ideazione del design del ricamo fino al suo completamento, mi sono trovata all’interno di un meccanismo estremamente collaborativo e di mutuo supporto; Michele mi ha sempre incoraggiata e lasciata libera di creare lavori interessanti e variegati; in lei ho visto uno spirito e un entusiasmo eccezionali nel trasformare la sua visione della serie in realtà.   

Che materiali usi e quanto ti ci vuole per completare i ricami di un costume?

Nel caso di Game of Thrones, dato che è un fantasy più che una serie in costume legata a un’epoca reale, sono stata sostanzialmente libera di usare qualunque materiale, punto e stile che io ritenessi adatti ai personaggi e ai mondi che abitano, a patto che risultassero credibili al pubblico.

Potevo chiedere un paio di giorni per fare ricerche, esperimenti e uno schizzo del design da mostrare a Michele, la costume designer; dopodiché, però, dovevo mettermi all’opera, dato che il ritmo delle riprese di Game of Thrones era piuttosto indiavolato. Naturalmente, il tempo per realizzare un design dipende sempre dalla complessità dei punti e dell’applicazione delle perline, dalla grandezza del ricamo e da quanto spazio occupa sul costume. Ogni giornata in laboratorio durava circa 10 ore, con le dovute eccezioni nei casi in cui fossero necessari degli ‘straordinari’ per completare un certo costume in tempo.

Per darvi un’idea del tempo che ho passato su alcuni dei ricami, per i leoni dorati sul vestito di Cersei al matrimonio di Sansa mi ci sono voluti circa 8 giorni; per il kimono azzurro con gli uccelli di Cersei circa 14; per la fascia incrociata sul vestito da sposa di Sansa circa 10; per i costumi con le scaglie di drago di Daenerys dai 3 ai 10 ciascuno a seconda dell’entità della decorazione.

Qual è il tuo personaggio preferito di GoT e perché?

In Game of Thrones i personaggi da seguire sono tanti e l’opinione che si ha su di loro cambia con l’evoluzione delle loro personalità, perciò è difficile scegliere un solo preferito.

Ovviamente mi piace Tyrion, come credo a molti altri, ma c’è anche un personaggio di cui sento molto la mancanza dal momento della sua dipartita nello show, che è Joffrey. Il motivo è che la sua cattiveria era così esagerata da farlo diventare in qualche modo adorabile, ogni scena in cui compariva era come illuminata. Certo, non è un personaggio da ammirare in quanto tale… e, se è così, probabilmente è il caso di consultare subito un medico.

Un personaggio così pieno di difetti richiedeva una perfezione assoluta su tutti i livelli, e secondo me Jack Gleeson, che lo ha interpretato, è praticamente nato per quel ruolo – che lui sia d’accordo o no! La perfezione era sia nel suo aspetto che nella performance, gli addetti al casting sono stati fenomenali a dare un volto a questo assassino dalla faccia d’angelo tutto malvagità. Da spettatrice dico che è stato veramente coinvolgente e deliziosamente cattivo fino all’ultimo secondo.