Culture

Luigi Colani: il Leonardo Da Vinci del design

24.04.2019 | By PAOLO BOCCHI

Designer, battitore libero, mente aperta, professionista polidimensionale, innovatore; tutto questo, e ancor di più, è Luigi Colani, classe 1928: uno che parlava di Organic Design nel 1950 e che ha disegnato macchine e moto da pista e da Pompidou.

 

Visualizza questo post su Instagram

 

Un post condiviso da 루이지꼴라니 (@luigi_colani_since1928) in data:

“Io non c’entro davvero nulla col mondo del design”

Parole dette, in un’intervista, da uno che ha iniziato a “praticare” il design quando ancora non esisteva il termine “design”.

Oggi, che tutti e tutto è “design”, dallo scolapiatti al motoscafo, Luigi Colani, 91 anni,

nato a Berlino nel 1928, designer da sempre, è ancora più convinto di questa sua “dura

e pura” affermazione.

Colani appare infatti lontano anni luce dallo stereotipo del “designer” che frequenta la settimana del mobile, a Milano. E i suoi disegni-progetti sono distantissimi dai pr-oggetti messi in mostra dai designer d’ogni dove durante la kermesse milanese.

Luigi Colani è talmente “avanti” che avrebbe dovuto nascere tempo “addietro”.

Luigi Colani avrebbe potuto nascere nel Rinascimento italiano, e avrebbe dato del filo

da torcere al genio di Leonardo da Vinci, probabilmente. Come Leonardo, Colani è un

“all-rounder”, uno che gioca “a tutto campo” con i disegni, con i progetti, con le idee; e con il suo approccio “naturalistico”, che lo ha portato, in anticipo su tutti, a parlare di Organic-Design quando ancora il resto del mondo parlava di Industrial-Design.

Colani rifiuta da sempre le leggi del design-classico, affermando che i suoi progetti sono (quasi) sempre così composti: 90% natura, 10% Colani.

 

Visualizza questo post su Instagram

 

Un post condiviso da Flavio Manzoni (@flaviomanzoni) in data:

Più contemporaneo di così!

Eppure Colani sembra ritrovare la radici di questo suo metodo lavorativo non solo nel suo amore e nel suo rispetto per la natura, ma anche nei suoi avi. Nell’ambito di una ricerca svolta a puro titolo personale, Luigi Colani ha scoperto che suo padre ha origini nord-irachene.

Più esattamente, parrebbe provenire da una tribù chiamata Golani. Da qui il “linguaggio orientale” del design di Colani; il suo amore ancestrale per la natura, per il bel disegno,

per l’arabesco. Questo suo “lato orientale” ha permesso a Colani di inserirsi perfettamente, da designer, e da professionista, nel difficile mondo lavorativo giapponese. Colani ama dire che “l’era della tecnologia ha ristretto la nostra visione della grandezza delle opere di madre natura. Ecco perché, in Giappone, Buddhisti e Shintoisti apprezzano così tanto i miei bio-design”.

I risultati sono stati collaborazioni con: Tachikichi, Sunreeve Optical, Yoshinaga Prince, Nishikawa Sangyo, Otaru Expo, Daiwa Seiko, Fujo Group, Canon, Yamaha Motor, Sony, ecc.

 

Visualizza questo post su Instagram

 

Un post condiviso da 80s & 90s Vibes (@retrogeist) in data:

Per Colani, le chiacchiere stanno a zero; esistono fatti e progetti: in ogni campo d’azione.

Moda? Da studente di “aerodinamica”, alla Sorbonne di Parigi, ha ideato una nuova forma di calzatura da donna, vista e “comprata” immediatamente da Roger Vivier, all’epoca “Head of Shoes at Dior”.

 

Visualizza questo post su Instagram

 

Un post condiviso da 乇 ㄥ 丨 几 乇 (@elinemarialola) in data:

Auto? Un esempio fra tutti, e per tutti, la sua collaborazione con un altro genio: Colin Chapman. Il famosissimo ingegnere inglese della Lotus riuscì a trasformare in realtà le idee

e i disegni aerodinamici di Colani, facendoli divenire velocissimi prototipi da circuito.

Tecnologia? L’insuperabile progetto della Canon “T90” rimane un qualcosa di iconico e spiazzante, allo stesso tempo. Facilità di utilizzo e impugnatura raggiungono in questa macchina fotografica una vetta altissima della “montagna design”.

Tutto, in questo progetto, si adatta alla mano. Non è la mano a doversi adattare all’oggetto.

Simple. Clever. Natural.

A dispetto della veneranda età, o forse proprio grazie alla sua età, in un momento storico che vede sin troppi designers vantarsi di pensare – essere – disegnare – progettare “eco-bio”, Luigi Colani, voce fuori dal gruppo e perennemente controcorrente, sembra essere l’unico sincero esponente di quello che lui stesso ama definire “ecological design”.

“Ciò che io faccio è strettamente legato alla filosofia della forma”

 

 

Visualizza questo post su Instagram

 

Un post condiviso da Rare,OldConcept,Futuristic (@wraith_garage) in data: