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L’inquisizione della street art

15.03.2019 | By TINTIN ALASSAN

“Mi fa ridere che alcune persone pensino che i graffiti siano solo vandalismo e tag narcisistici. La street art, se fatta con coscienza, è come la buona narrativa – parla per tutti ed è lì per tutti.”
― Carla H. Krueger

Cos’è la street art?

A volte, girando per le città, capita di imbattersi in alcune opere d’arte inaspettate che ci guardano da luoghi in cui non dovrebbero essere.
Posti come le pareti di un palazzo di uffici, gli esterni appena tinteggiati del nuovo condominio cui passiamo accanto così spesso o quei muri proprio lì accanto al negozio di alimentari.
Cosa proviamo mentre metabolizziamo i dettagli artistici, le esplosioni sgargianti di colore o i giochi monocromatici tono-su-tono, e ancora, la potenza di quelle linee tracciate da vernici sgocciolanti?

 

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Siamo irritati di fronte a quello che ci appare come un atto di vandalismo e di profanazione della banalità urbana o siamo invece attirati dalla bellezza e creatività di ciò che vediamo?

Mentre alcuni graffiti sono così belli da restarci impressi mentre ci scervelliamo sull’identità del Picasso in questione, altri hanno un che di irritante, ma al tempo stesso una bellezza tutta loro.

 

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I disegni, dipinti e graffiti che vedete sui muri — e talvolta sui pavimenti o, in generale, su oggetti di proprietà pubblica — che ricambiano il vostro sguardo in modo spavaldo, forti della loro unicità, originalità e figaggine : ecco, quelli sono street art.

Messaggio o vandalismo?

Dal momento che la maggior parte delle pubbliche superfici si sono trasformate in tele attraverso cui gli street art artist dicono la loro su temi bollenti di politica, ambiente e clima, sorge spontanea una domanda: perché proprio gli spazi pubblici non autorizzati?
Che sia un modo per questi artisti di veicolare con la forza i loro pareri nettissimi, il più delle volte fin troppo chiari? O tutto è semplicemente dettato da un’urgenza espressiva che li spinge a dare il loro tocco creativo al nostro ambiente urbano?

 

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Un’altra domanda che ci facciamo è se la street art può davvero cambiare il mondo e il futuro. La conclusione cui arriviamo è probabilmente la stessa di quando ce lo chiediamo dei social e della stampa.
Il fatto è che le pubbliche superfici non sono che un mezzo con cui gli street artist condividono le loro storie. Un social medium fisico e non virtuale, che dà agli “utenti” della città l’opportunità di vedere e quindi approvare o disapprovare ciò che vi è stato è pubblicato. E queste opere hanno raggiunto una risonanza mondiale proprio grazie ai social.

I veri street art influencer

“La gente dice che i graffiti sono brutti, irresponsabili e infantili… ma è solo quando sono fatti come si deve.”
― Banksy

Ci sono una miriade di street artist che, con la loro originalità, hanno influenzato l’intera scena. Uno su tutti è Banksy, figura famosissima e al tempo stesso anonima, che opera con base in Inghilterra con la sua caratteristica tecnica stencil. La maggior parte delle sue opere lancio messaggi contro la guerra, il sistema e il capitalismo e molte di esse sono state commercializzate, contando anche sull’enorme fanbase dell’artista.
Abbiamo anche personaggi come Eduardo Kobra, Raphael Gindt, Osa Seven, Fintan Magee, Jade Rivera, Millo, Sasha Korban, Ella & Pitr. Tutti con il proprio stile unico e un seguito impressionante sui social media.

 

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La commercializzazione e l’oggettificazione

Dato il loro successo internazionale, la maggior parte degli street artist trae guadagno dalla propria attività, specialmente in questo momento di straordinaria popolarità sui social; non sorprende, perciò, che quest’arte abbia guadagnato infine l’approvazione generale, diventando mainstream e finendo inevitabilmente nella pubblicità e nei brand. La maggior parte dei suoi esponenti ha contratti da graphic designer per un famoso marchio.
Marchi di moda, musica, disegno industriale, fino alla comunicazione politica.

La street art ha anche trasformato molte città come Berlino, Londra, Praga, Lisbona, Parigi, Marsiglia, Amburgo e altre metropoli europee in destinazioni turistiche ‘must visit’.

Molte delle opere in questione sono anche pubblicizzate da organizzazioni come Alternative Paris, Berlin e Paris Street art, che lavorano direttamente con gli artisti.

Altri luoghi del mondo rinomati per i loro graffiti sono Los Angeles, Buenos Aires, San Paulo, varie città del Chile, New York, Melbourne, Cape Town, Valparaiso.

 

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Parlando di musica, poi, non possiamo ignorare lo stretto legame tra street art e hip-hop, rock e punk rock.

La street art si è creata la sua confortevole nicchia ed è ormai parte della cultura di questi generi musicali. Senza contare che un buon numero di star del palcoscenico, a volte, collabora proprio con artisti della bomboletta per le copertine dei loro album.

Alcuni frutti di questi sodalizi sono famosissimi: ‘The Velvet Underground and Nico’ e Andy Warhol, l’album ‘Think Tank’ dei Blur con l’arte di Banksy, ‘If You’re Reading This It’s Too Late’ di Drake com Jim Joe e ‘Zeitgeist’ degli Smashing Pumpkins con Shepard Fairey.

 

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E, riflettendoci ancora più a fondo, questa street art che strizza l’occhio alla musica non ci aiuta forse a capire meglio quel determinato genere o artista, oltre a contribuire a definirne lo stile? O preferiamo scuotere la testa in silenzioso dissenso, perché l’unico contributo che le riconosciamo è quello alla ribellione sociale?

 

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Alla fine di tutto, checché ne pensiamo dei messaggi che veicolano, sono più che altro la bellezza e il livello straordinario di creatività di queste opere a colpirci, facendoci un po’ preoccupare sul loro destino: resteranno lì o scompariranno sotto nuova vernice, o magari abbattute insieme al muro?