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#LIBRARY – Brera & Sempione

30.01.2018 | By Marco Mazzoni

Le biblioteche di Milano, alcune note a livello mondiale, altre invece sconosciute ai più, sono incredibilmente numerose: non basterebbe un anno intero per visitarle tutte. Se devo scrivere riguardo alle biblioteche della mia città quindi, devo fare riferimento a quelle che ho visitato più spesso durante gli anni dell’Accademia. Le biblioteche che sicuramente conosco meglio sono due: una il mio punto di riferimento giovanile per lo studio e l’approfondimento di tutto ciò che riguardava l’arte, e l’altra in cui invece mi recavo per il puro piacere della lettura.

La prima è la Biblioteca di Arte contemporanea che si trova all’interno dell’Accademia di Belle arti di Brera. Prima di tutto però devo fare una piccola prefazione: ovviamente se si parla di Brera e di Biblioteche è ovvio pensare innanzitutto e piuttosto alla Biblioteca Braidense: la storia, gli spazi e gli archivi di questo luogo sono unici al mondo, il suo fascino e il suo odore sono così particolari che ne rendono impossibile una descrizione precisa. Tuttavia, la solennità e l’incanto di questa splendida Biblioteca costituivano un problema per me studente: trovandomi in uno spazio così bello nel complesso, avrei sicuramente passato ore a guardarmi attorno piuttosto che concentrarmi su un libro, il che mi avrebbe distolto dal buon proposito di dedicare le mattinate trascorse a Brera ad uno studio rigoroso.

La Biblioteca di arte contemporanea invece, è uno spazio piccolo, situato in un seminterrato, ma illuminato da un ampio lucernario, e che ospita poco più di sessanta posti.
Molti studenti che frequentavano l’Accademia ambivano innanzitutto ad essere artisti più che studiosi d’arte e quindi, per la mia soddisfazione, la biblioteca era spesso vuota e tranquilla. Seguivo le lezioni dei miei professori e poi, una volta terminate, ancora concentrato sulla materia appena trattata, correvo ad approfondire gli argomenti che mi erano stati accennati in aula poco prima. Si può dire che grazie alla mia assiduità diventai amico dei bibliotecari che mi concessero progressivamente una discreta libertà di muovermi all’interno degli archivi, a differenza di quanto potevano avventurarvisi gli altri pochi studenti che frequentavano saltuariamente la biblioteca.

Per quanto questa biblioteca fosse piccola era stipata di cataloghi d’arte, grazie ai quali potevo trovare con facilità qualsiasi artista andassi cercando, placando così tutta la mia curiosità. Non sarà certo una biblioteca così d’effetto da meritarsi una foto da postare sui social, ma devo ammettere che nonostante mi trovassi a pochi metri dall’altra biblioteca, la più famosa di Milano, in quei piccoli spazi sotterranei e un poco umidi ho avuto il mio battesimo per tutto ciò che riguarda l’arte contemporanea.
Molte volte però uscivo da Brera dopo pranzo e con davanti un pomeriggio intero da occupare attendendo l’unico treno della sera che mi avrebbe riportato a casa.
Per questa ragione, grazie a questi tempi morti, scoprii per puro caso la seconda biblioteca che ho elencato all’inizio, e in cui passai, per almeno tre anni, ore e ore: la Biblioteca di Parco Sempione.
Questa era una biblioteca senza dubbio molto più frequentata, nonostante fosse nascosta dagli alberi, che però dava un senso di pace quasi incredibile se si pensa che si trova nel bel mezzo di uno dei parchi più noti e visitati di Milano.
Oltre alla struttura e alla posizione, il mio amore per questa biblioteca dipende anche dal fatto che fu lì dentro che riuscii leggere tutto Underworld di Don De Lillo senza distrarmi, e sarò sempre grato a quel luogo per avermi dato l’opportunità di affrontare questo scrittore con la concentrazione e la calma che il suo libro merita.