Culture

L’addio di Lindsey Vonn e Aksel Lund Svindal allo sci: la fine di un’era?

20.02.2019 | By ELENA LONGARI

Due icone dello sport, due leggende dello sci; il loro è un addio simultaneo alla competizione, a una vita da atleti di classe

mondiale. Come intendere il loro saluto? Che sia la fine di un’era? O l’inizio di qualcosa di ancora più grande?

Lindsay Vonn, un’eroina sportiva americana

Lei è quella che ci ha mostrato che le donne possono competere con gli uomini anche sfrecciando a 150 km/h su un paio di sottili assi di legno contornate da lamine affiliate, in grado di tagliare neve che, sulle piste da settimana bianca – quelle dove ogni discesa si conclude con un aperitivo – non si potrà mai trovare.

Possiamo proprio dirlo. Se volesse tatuarsi una parola per celebrare la sua carriera, ’broken’ (rotto, spezzato) sarebbe quella giusta.

 

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Si è rotta le ossa

Dentro e fuori dai circuiti di gara per le continue fratture: Lindsay Vonn si è rotta praticamente tutte le ossa utili del corpo, nelle sue discese in picchiata verso il traguardo, sempre in cerca della luce verde e del simbolo ‘-‘.

Ha distrutto record

Lindsey Vonn, la ragazza del Minnesota che ha iniziato a sciare all’età di 2 anni, è ora conosciuta come l’atleta donna di maggior successo della storia dello sci alpino. La più grande d’America. La prima nella storia ad aver vinto medaglie in 6 campionati del mondo.

82 è il numero delle sue vittorie in varie Coppe del Mondo, collezionate lungo una carriera sfavillante, pur se a fasi alterne.

Ha spezzato cuori

Sposò il suo coach Thomas Vonn. Nel 2011 si separarono.

Iniziò poi una storia con Tiger Woods. Che finì nel 2015.

Se la sua vita amorosa non è andata sempre come sperato, il suo status di celebrity, invece, si è confermato giorno dopo giorno.

 

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“Sono in una posizione in cui il mio corpo non mi permette più di sciare come saprei fare io. Normalmente direi che sì, sono delusa perché so di poter vincere… ma ora non so se sarei più in grado di farlo e perciò mi ritiro. Oggi ho dato il meglio che avrei mai potuto. Non c’è un altro modo di andare avanti.

Ha dichiarato Lindsey Vonn alla stampa dopo l’annuncio.

Domenica 10 febbraio è stato il giorno della sua ultima medaglia di sempre sulla neve: un bronzo nella discesa libera ad Are, Svezia. Un terzo posto acclamato dalle folle come se fosse stato una medaglia d’oro olimpica; il suo saluto al mondo dello sci è stato un momento di forti emozioni per lei quanto per i fan.

 

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Gli sci di Lindsey Vonn appesi al chiodo segnano la fine di un’era. L’era in cui lo sport era dominato da talenti indiscussi, vincitori di tutto, punti di riferimento in quanto a carisma e successo, esempi di vita.

È come il ritiro di Michael Phelps dal nuoto e di Usain Bolt dall’atletica, o quello di Serena Williams se lasciasse il tennis. Senza citare le stelle del football.

Aksel Lund Svindal, il veloce gigante buono

Il vichingo, il gigante, di certo non una celebrità.

Un ragazzo estremamente veloce sugli sci, che ha finito per diventare il miglior sciatore norvegese di sempre.

Amicizie e viaggi

È così che la racconta, lui. È ciò per cui tutti lo invidiamo. Sempre rilassato, felice, sereno e alla mano.

Anche quando lo spettro delle operazioni chirurgiche incombeva, da dietro quella porta.

 

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Quattro titoli consecutivi in quattro campionati mondiali, tre medaglie olimpiche (due ori) e 28 Coppe del Mondo.

Anche il suo addio è stato ad Are, dopo l’ennesima salita sul podio e l’ultimissimo momento da rivale con l’amico Kjetil Jansrud, che festeggiava l’oro nella discesa libera allo Ski World Championship.

 

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Il futuro

Lindsey: 34 anni

Aksel: 36 anni

Se gli anni anagrafici di queste due leggende, da un lato, sono troppi per sopportare le tensioni della discesa libera, con le sue cadute, i ricoveri d’urgenza e i conseguenti crolli emotivi per le aspettative deluse, dall’altro la loro vita è appena iniziata.

In una conferenza stampa, Lindsey ci ha fatto intendere che per lei ci sarà presto una famiglia, a proposito del suo futuro con campione di hockey P.K. Subban, difensore nei Nashville Predators.

Che ne sarà, invece, del futuro dello sport, dello sci, degli eroi?

È l’inizio della fine di un’era?

 

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