Musica

La musica non è stata mai così politicizzata come ora: da Taylor Swift contro Trump a YE e il suo cappello MAGA

10.10.2018

La musica non è solo ritmo e parole a caso; sappiamo tutti che la musica è permeata di messaggi più profondi, che sia con l’espressione delle conseguenze di una relazione fallita o delle frustrazioni legate al proprio posto nella società. Ma la musica non è mai stata solo una forma artistica spensierata, parla del dolore che tutti affrontiamo nel corso della vita a un certo punto: pensate al messaggio politico di canzoni come Imagine. Oppure God save the Queen dei Sex Pistols.

La scena musicale di oggi come negli anni ’70 e ’80 riflette il clima politico del momento, ma ora esiste una forte componente che John Lennon, Bob Dylan, Freddie Mercury e tante altre leggende musicali non avevano durante la loro epoca: i social media.

Quindi, ecco cosa è successo: Taylor Swift, 83.5 milioni di follower su Twitter, ha appena annunciato su Instagram, dopo anni di carriera apolitica dichiarata, che voterà per due democratici in Tennessee, Phil Bredesen e Jim Cooper, andando ‘contro’ il Presidente Donald Trump, 55 milioni di follower su Twitter.

L’internet non se l’è fatta scivolare, specialmente dopo che Kanye West (ora YE) è stato recentemente criticato da un’orda di musicisti per aver indossato un cappello con scritto Make America Great Again commentando il post con una dida in supporto di Trump.  

Questo tweet riassume come la politica fatta dai musicisti sui social media o altro potrebbe confondere i follower:

D’altro canto, la questione sembra venir presa piuttosto seriamente dal mondo ufficiale delle news, non quello che genera speculazioni e voci con tweet e post sui social media, così come dai politici. Trump ha poi detto che ‘ora (Taylor Swift) gli piace il 25% in meno, OK’.

In Russia il gruppo rave Little Big ha vinto il Global Film Festival Award a L.A. con il video Lolly Bomb, in cui i cosiddetti ‘Die Antwoord russi’ prende in giro Kim Jong Un. Questa sì che è politica

Affiancare Trump è una scelta che hanno preso anche altri musicisti: nel 2016 ha dichiarato il suo supporto a Trump dicendo:

Let the motherf—— business guy run it like a f—— business. And his campaign has been entertaining as s—.“, in breve.

Inoltre, ci sono moltissime persone di Hollywood e dell’NBA che hanno fatto ‘coming out’ come sostenitori di Trump, neri e bianchi, giovani e vecchi, più o meno famosi.

Il punto è, chi muove più voti? Loro o i politici?

La cosa dipende molto anche dal loro pubblico: se i fan di Taylor Swift sono giovani e non ne sanno molto di politica e non possono neanche votare ancora, poco importa che abbia dichiarato o meno ai suoi fan le sue scelte politiche. Lo stesso si potrebbe dire per Kanye West, ma per quanto riguarda lui, immaginiamo che i suoi fan non siano nazionalisti o contro l’immigrazione.

Nel caso di Ye, l’unico a perdere voti… ehm, click, è Ye.

Questa potrebbe essere la morale: è OK dire chi si supporta, ma è una scelta di marketing pericolosa se chi si supporta è Trump.