Culture

Neri Oxman: la designer dell’era biologica

30.04.2019 | By PAOLO BOCCHI

Balzata agli onori della cronaca per un presunto flirt con Brad Pitt, Neri Oxman non è una modella, non è un’attrice, e non è una cacciatrice di “fama hollywoodiana”.  Au contraire, Neri Oxman è la designer che sta portando il design dall’era industriale all’era biologica. Ecco come, attraverso 4 suoi progetti

 

Visualizza questo post su Instagram

 

Un post condiviso da Maryelle Artistry (@maryelleartistry) in data:

Neri Oxman è sicuramente una bella donna.

Ma questo non ci interessa.

Neri Oxman ha fatto notizia sui social per una sua possibile storia d’amore con Brad Pitt.

Ma questo non ci interessa.

Neri Oxman è una designer. Sui generis.

Questo, sì, ci interessa, di lei.

Neri Oxman, designer, architetto, artista concettuale, biologa, è nata a Haifa, Israele, nel 1976. È presente, alla Triennale in corso a Milano, con un progetto sulla melanina e con un video che racconta il Silk Pavilion, il primo dei 4 progetti con i quali iniziamo ad avvicinare il suo complesso e visionario lavoro quotidiano.

 

Visualizza questo post su Instagram

 

Un post condiviso da Cooper Hewitt (@cooperhewitt) in data:

Silk Pavilion, 2013

Nel Silk Pavilion si esplora, e porta a compimento, la relazione fra la fabbricazione digitale e quella biologica. Tensione e compressione, le due forze vitali, compaiono in questo progetto.

Grazie ai bachi da seta. Il baco da seta crea, in vita, una struttura altamente sofisticata; una casa dove compiere la sua metamorfosi. Ci riesce combinando non due materiali, bensì due proteine, in diverse concentrazioni. Una fa da struttura, l’altra è la colla, che tiene unite tali fibre. Il baco da seta crea una struttura tensile, quindi, e in seguito inizia a tessere il bozzolo.                Bozzoli che vengono poi solitamente immersi in acqua bollente per uccidere i bachi. Realizzando strutture come questo Pavilion, si può dare forma alla seta senza dover bollire i singoli bozzoli. Con grande soddisfazione di tutti. Filando seta biologica su seta filata da un robot, come avviene appunto nel Pavilion, nel giro di due-tre settimane, 6.500 bachi da seta filano 6.500 chilometri di seta.

 

Visualizza questo post su Instagram

 

Un post condiviso da Shuyee Tsang (@shuyeetsang) in data:

Wanderers,  2014-2016

Wanderers è una serie di “computationally grown and additively manufactured wearebles”.

È, cioè, il progetto di Neri Oxman più vicino a quanto oggi si possa chiamare “moda”. Si tratta di un’intera “collezione”, i cui nomi sono ispirati ai pianeti (Qamar, Zuhal, Otaared, Mushtari), che fornisce l’opportunità di meditare sul futuro del percorso umano su questo pianeta, individuando e proponendo una nuova era, dominata dalla simbiosi tra il nostro corpo, i microorganismi che vi abitano, i nostri prodotti e (persino gli edifici). Qualcosa che Neri Oxman ama chiamare “ecologia materiale”. Si tratta, in pratica, della prima collezione fashion “cresciuta” e non “prodotta”.

 

Visualizza questo post su Instagram

 

Un post condiviso da GAD Foundation (@gadfoundation) in data:

Rottlace, 2016

Rottlace è una famiglia di maschere create appositamente per la cantante islandese (sui generis pur essa), Bjork. Ispirandosi all’album dell’artista Vulnicura (2015), il progetto nasce come forma di “nuovo ritratto”, per sfociare poi, nel suo arrivo finale, in una sorta di vera e propria rappresentazione della “reincarnazione”. I parametri utilizzati in questo percorso sono stati fondamentalmente i tratti somatici del viso di Bjork, partendo dal presupposto di poter osservare e portare in luce “il volto senza pelle”. Il risultato è un’identità indipendente dalle sue origini.

 

Visualizza questo post su Instagram

 

Un post condiviso da the PhotoPhore (@thephotophore) in data:

Aguahoja, 2016-2018

In questo caso occorre immaginare un paio d’ali, la cui struttura visibile rimanda a rami d’albero, esoscheletri d’insetti, e ossa umane. Miscelando il tutto, si ottiene una scultura alta circa 5 metri, costituita da materia organica, e realizzata grazie a un processo robotico di stampa in 3D. La scultura è frutto di un incontro fra natura e tecnologia, incontro che avviene con un approccio innovativo e assolutamente non seriale. Qui acqua-gamberi- fabbricazione digitale- cellulosa- si sposano, dando vita a una sorta di scultura-struttura vivente, nata dalla dissociazione nell’acqua di alcuni elementi, che qui risorgono, appunto, a nuova vita.

 

Visualizza questo post su Instagram

 

Un post condiviso da Rob Vivaldi (@rob_vivaldi) in data: