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Destinazioni

Kos insolita

25.09.2018 | By VIERI CAMMELLI

È difficile non innamorarsi all’istante di un’isola greca, quando si ha la fortuna di metterci piede per la prima volta. Impossibile, oserei dire. Viverci – e lavorarci – per cinque mesi consecutivi, tuttavia, può invece non rivelarsi il sogno che forse tutti immaginano. Turismo sfrenato, traffico e calure snervanti, ripetitività nelle proprie mansioni e molto altro, sono tutte cose che combattono pugnacemente con l’innamoramento iniziale, talvolta ribaltandolo. Trovare i propri ritmi, i propri spazi, i propri nidi di “buen retiro” diventa pertanto un atto molto utile, se non addirittura necessario. Vale per tutti i luoghi del mondo, in effetti, ed anche le isole greche non fanno eccezione. L’isola di Kos, una delle gemme del Dodecaneso, nemmeno.

Kos Town ed i lasciti di Ippocrate, la baia di Kefalos e l’isoletta di Kastri, le Terme, Paradise Beach ed il villaggio di Zia sono i classici “must” per chiunque si trovi a visitare l’isola. Non a torto, certamente, trattandosi dei punti più incantevoli e particolari di Kos. Ma, non essendo gli unici, è interessante ricordare alle volte che ve ne sono molti altri. E la selezione di una insolita Top Five è tutt’altro che semplice.

 

Pyli e Platani

Pyli

Se è vero che il villaggio di Zia, appollaiato sotto il monte Dikeos, spadroneggia per via dei suoi indimenticabili tramonti, i meno conosciuti villaggi di Pyli e Platani non hanno eguali in quanto a tipicità e genuinità.
Pyli, a pochi chilometri dalla stessa Zia, vanta delle chiesette ortodosse deliziose ed una piazza dove sonnolenza greca e sapori locali si mischiano in un tutt’uno davvero unico. L’unica fonte naturale di acqua di tutta l’isola è inoltre situata proprio qui: il classico luogo dove il tempo non sembra soltanto essersi fermato, ma davvero non essere mai esistito.

Platani

Platani, invece, situato a pochi chilometri da Kos Town, sulla via verso l’antico Asklepion, è il classico villaggio tipico che chiunque vorrebbe trovare; non greco, però, bensì turco. Perché la Turchia sia davvero a pochi chilometri – la sua costa, quando lo sguardo spazia dalle sponde dell’est dell’isola, spaventa quasi per estensione – ed il villaggio di Platani è qui per ricordarlo. Insieme alle sue donne col velo, una piccola moschea, un minareto e l’immancabile muezzin col suo canto stridulo.

Capo paradiso

Cabo-Paradiso

Spiagge di sabbia, di sassi, di ciottoli misti a sabbia, attrezzate, libere e selvagge, per famiglie, per ragazzi e persino per nudisti … Kos ne ha davvero per ogni tipo di gusto. L’unica particolarità da ricordare è l’incognita vento. Spira da Nord, quasi sempre, sferzando le coste di Tigaki, Marmari e Mastichari (le uniche di sola sabbia), increspando il mare e portando alghe. Le spiagge del sud – tra Kardamena e Kefalos – pur non essendo le più morbide, sono sicuramente le più riparate; l’acqua, più fredda che a Nord, è però sempre calma e cristallina, concedendo nuotate memorabili.

E poi c’è lei: Capo Paradiso. Dove ogni calcolo tradisce. Il vento, che anche qui colpisce con violenza (la spiaggia è situata all’estremità occidentale dell’isola), innalza talvolta cavalloni ruggenti. Tuttavia, così come nelle spiagge del Nord, vi è unicamente sabbia, in una baia protetta da promontori preistorici di rara suggestione. Ma quindi, le alghe? Non pervenute. Se non si tratta di un capo paradisiaco per davvero, poco ci manca. L’unica problematica è raggiungerla, Capo Paradiso. L’asfalto è docile e dolce fino alla sommità della montagna che domina Kefalos. Gli ultimi tre chilometri, però, si trasformano in strada sterrata brulicante massi e buche. La certezza di arrivarci, in discesa, non viene meno neanche per un attimo. Per la risalita, invece, se non si ha una jeep, c’è solo un suono a far da accompagnamento. Quello del rosario.

Il Monte Dikeos

Così come quando ogni qualvolta mi imbatto in una baia nuova mi piace coprirla nuotando, a suon di bracciate, da sponda a sponda, anche le cime – o i punti più alti dei luoghi in cui arrivo per la prima volta, che dir si voglia – catturano il mio interesse fin dai primi giorni. Il Monte Dikeos, con la sua vetta a circa 900 metri di livello sul mare, stupisce fin dalla fase di atterraggio all’aeroporto Hippocrates di Kos.
È impossibile non avvertirne la maestosa presenza, ogni giorno, quasi fosse un titano mitologico. Dal villaggio di Zia un piacevole sentiero permette di raggiungere la sua sommità in un’affascinante, quanto poco complessa, camminata di circa un’ora e mezzo. Il vento è graffiante, da lassù. Ma la vista – con un panorama che avvolge Turchia e Dodecaneso intero (fin quasi ad Astypalea e le prime avvisaglie di Cicladi!) – ammette unicamente un aggettivo. Mozzafiato. E l’isola di Kos, srotolata a quel punto per intero sotto i propri piedi, può dirsi ufficialmente conquistata.

Le Terme (ma di notte)

Ma come? Non avevi detto prima che le Terme sono tra i luoghi più noti e turistici di tutta Kos?

Sì, confermo. Ora, non si tratta né di Saturnia né di Sirmione, ma conservano un fascino davvero particolare. In sostanza le Terme di Kos non sono altro che una pozza d’acqua calda – quasi ustionante – circondata da scogli e situata a fianco al mare. Naturali, gratuite, vicine ad una spiaggetta attrezzata, raggiungibili in bus (linea numero 5 da Kos Town) e aperte 24 ore su 24, richiamano visitatori da ogni dove. Se ci si distende nella zona in cui acqua fredda marina ed acqua ustionante termale si incontrano, si ha la sensazione di essere immersi in una vasca da bagno o in un onsen giapponese. Seppur turistico, è un luogo molto piacevole. Di giorno, certamente.

Di notte, invece, regala emozioni. Raggiungere la fine della strada, anche se l’ultima luce artificiale rimane indietro di chilometri, non è ardua impresa. Gli ultimi cinque minuti di cammino – su strada sterrata – devono invece essere accompagnati da una torcia, per lo stesso motivo di cui sopra. Nell’attimo in cui la risacca, ormai già tiepida, inizia da accarezzare i piedi ed a concedere i primi brividi, la torcia si spegne automaticamente. Il silenzio avvolge tutto, anche il mare stesso. In cielo, soltanto le stelle. Le Terme a quel punto non sono più né vasca da bagno né onsen giapponese, bensì placenta materna. Il resto, è magia.

Dolphin Bay

Dolphin-Bay

Quando si raggiunge il parcheggio di questa piccola, ed apparentemente insignificante, baia al Nord dell’isola, a poca distanza dal villaggio di Mastichari, un cartello regala un sorriso per l’insolito messaggio di benvenuto: “FREE PARKING. FREE BITCH”.

Lo sguardo viene poi rapito all’istante – e totalmente – dalla taverna dei fratelli Kristos e Dimitri, due matti provenienti da Salonicco che hanno trasferito qui, in anni non sospetti, il loro business e le loro canute chiome, decidendo di rimanere. Allungandosi verso il mare, soprattutto sul far del tramonto, non si tarda a capire il perché. Il sole, poco prima di inabissarsi a Ovest dietro le sponde dell’isola di Kalymnos, sembra quasi strizzar l’occhio: “Sì, amico. Hai finalmente trovato il luogo migliore dell’isola”. Il cibo ed il vino resinato di Kristos e Dimitri completano la meraviglia. Ritornando al parcheggio, ci si accorge infine che di cartelli ve ne sono sempre stati due. Il secondo, inchiodato al contrario, è lapidario e definitivo: “WELCOME TO THE GREEK CHAOS”. Ed è in quel momento che si realizza che il caos, in fondo, non avrebbe potuto mai essere più bello di così.