Film e serie tv

Kobe Bryant: ecco perché nel suo Oscar c’è anche tanta Italia

08.03.2018

Continua a Vincere, Kobe. Con la divisa gialloblu dei Lakers, con una lettera d’addio,
con un cortometraggio d’animazione: Kobe vince, sempre. Forse perché ha avuto la fortuna di conoscere il valore e il potere dell’amore; in Italia.

L’amore trionfa. Sempre.
Kobe vince. Sempre.
Continuano a vincere, insieme: Kobe e l’amore.
Anche nella notte degli Oscar.
Nella sua Los Angeles, nella sua Hollywood dalle lunghe palme tese verso il cielo azzurro,
un giocatore di basket si permette di vincere una di quelle statuette-premio per le quali attori di qualunque tipo e qualità darebbero sicuramente in cambio una buona parte delle loro vite.
Kobe Bryant vince anche “fuori campo”, stringendo fra le mani l’Oscar.
Stella fra le stelle, per una notte: miglior cortometraggio d’animazione, per “Dear Basketball”, un cartone animato ispirato e tratto dalla sua commovente lettera d’addio al basket di qualche tempo fa, scritta di suo pugno nel novembre del 2015.
Era la lettera, è un cortometraggio: entrambi espressioni d’amore.
Puro. Denso. Intenso.

kobe-bryant-olimpiadi

L’amore di un bimbo che si chiama come una città giapponese, anzi, ancor meglio, come un costosissimo taglio di carne giapponese, l’amore di un bimbo di nome Kobe e cognome Bryant, per la pallacanestro.
Un amore nato probabilmente in Italia, mentre il babbo di Kobe giocava anch’egli a basket nei palazzetti italiani: Rieti, Reggio Calabria, Pistoia, Reggio Emilia. Tutto fra il 1884 e il 1991.
Kobe, nato nel 1978, in quegli anni respira Italia e Basket.
E siamo convinti che sia stato proprio questo binomio a farlo diventare un uomo profondamente e perdutamente innamorato della pallacanestro. In Italia il bimbo Kobe ha conosciuto il significato dell’amore. L’amore per il padre, e di conseguenza l’amore per la professione del padre: il giocatore di basket.

Dato che l’Italia è terra di grandi passioni e grandi amori, l’amore di Kobe per il basket non poteva che diventare qualcosa di assoluto.
Una vita intera, la sua, dedicata alla pallacanestro.
E ancora non è finita.
Prima da giocatore, senza rivali, a fare da anello di congiunzione fra le sfide Bird-Johnson a quelle LeBron-Curry.
Poi da ex-giocatore che annuncia l’addio allo sport giocato con una lettera strappalacrime.
E adesso, non contento, con un Oscar vinto grazie a questo corto-animato che lo disegna bimbo sognante su di un letto e poi campione NBA con la palla a spicchi.
L’amore trionfa sempre, vero Kobe?