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James Holden: il sofisticato sciamano elettronico che illumina di musica il futuro

19.09.2018 | By PAOLO BOCCHI

Non ha rivali, James Holden. Prima remixava. Poi miscelava. Poi produceva. Poi suonava.

Adesso sa che non “vuole fare tanti soldi, ma creare musica libera e selvaggia”. ùCome dovrebbe essere l’uomo. Come dovremmo essere tutti. Noi.

James Holden è un sofisticato sciamano del mondo che verrà.

Il fatto che sia musicista, deejay, produttore, e quant’altro, poco importa.

La musica, nelle sue varie, possibili e impossibili declinazioni, è solo il mezzo che James Holden ha scelto per comunicare con gli uomini di questa terra.

La musica è il suo mèta-linguaggio;

le note e i ritmi le sue parole: suadenti, urticanti, galleggianti.

James Holden è sempre stato “fuori dal coro”, “libero suonatore”, e “un paio di decenni in anticipo sui tempi che corrono.”

Sia che si trattasse del “giovane Holden”, che nel 2006 miscelava con fare sopraffino Apparat, Massive Attack, Plastikman, Aphex Twin e Paul Kalkbrenner, sia che si ascolti l’ultimo Holden, con gli Animal Spirits, che viaggia libero, in una notte di luna piena, insieme ai suoi musicisti, alla ricerca di una verità mistica e naturale al contempo, strizzando l’orecchio a quel gigante del jazz a nome Pharoah Sanders, James Holden gioca la partita della sua vita da immenso fuoriclasse.

Holden nasce nel 1979 in Inghilterra, e a 19 anni è già “in carriera”, realizzando la sua prima traccia musicale, Horizons.

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A suo nome non ci sono molti lavori: mix albums e albums si contano sulle dita delle mani.

Fortunatamente per chi lo ascolta, James è un ottimo e severo filtro di sé stesso.

Quello che pubblica, è valido sia la prima volta che si ascolta che dopo 20 anni.

È questa la forza, indubbia, della proposta musicale di James Holden, un ragazzino dal fisico minuto e dal volto quasi spaurito, che ha dentro di sé un’ancestrale e inesauribile voglia

di ricerca musicale.

Holden nasce “bimbo prodigio dell’elettronica”, per diventare, oggi, un personaggio sulla falsariga del jazzista e compositore Sun Ra, che con la sua Arkestra, negli anni settanta,

con pezzi come “Spase is the Place”, portò la sua musica, e il suo pubblico, “su di un altro pianeta, grazie alla libertà mentale”.

A James Holden, l’elettronica odierna fa “semplicemente schifo”.

James dice che la sua missione è sempre più “zen”: “…so che la mia musica non piace a tutti,

e che non tutti la pensano come me. La mia musica è libera, psichedelica, selvaggia. È come una band che non esiste…”

A noi, questa sua fusione mentale&musicale fra jazz&elettronica, che ha preso vita in una sola notte, rigorosamente dal vivo, e che è stata battezzata col nome di “James Holden & The Animal Spirits”, piace molto.

E speriamo di poterla ascoltare “live” in qualche Festival di questa estate musicale.