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#INSPIREDBY Eartha Kitt, una gatta che graffia

19.03.2019 | By MICOL PIOVOSI

La più eccitante donna del mondo. Così la definì Orson Welles, e non possiamo che dargli ragione. Voce della hit natalizia “Santa Baby”, sensuale Catwoman e star enigmatica dalla voce suadente e gli artigli affilati. In fondo, Eartha non poteva che diventare una guerriera affamata di vita, ma allo stesso tempo capace di entrare elegantemente a far parte della vecchia Hollywood.

Eartha nasce nel 1927 in South Carolina. Sua madre, Annie Mae, lavorava nelle piantagioni di cotone. Di suo padre, Eartha non seppe mai nulla, ma dal suo colore di pelle – così chiaro, rispetto alla madre – Eartha capì che si doveva trattare di un uomo bianco. Proprio a causa del suo colore, la piccola Eartha passò la propria infanzia ripudiata dalla propria comunità, chiamata con epiteti offensivi e perfino abbandonata dalla madre a soli cinque anni. Eartha venne profondamente affetta da questi anni di vita, ma non abbastanza da essere ostacolata nella sua ascesa verso il successo.

A soli 21 anni, Eartha viene scoperta dalla compagnia di danza di Katherine Dunham: così, inizia il suo viaggio nel scintillante mondo dello spettacolo. Per una ragazza come Eartha, da sempre in conflitto con il mondo, in perenne lotta per affermarsi e difendersi, guadagnarsi un posto sul palco è facile. Ma è a Parigi, a soli 23 anni, che il suo nome raggiunge quello di un personaggio che le stravolgerà la carriera: Orson Welles, nascosto nel pubblico del suo spettacolo di cabaret in un nightclub. Welles rimane affascinato dallo slanciato corpo di Eartha, che si allunga felina fra chaise longues, dalla sua voce incantatrice ed occhi ipnotici. La magia è fatta: Eartha viene presa nel ruolo di Elena di Troia nella produzione parigina del Dr Faustus.

I cancelli del paradiso sembrano spalancati per Eartha, che torna a New York come una stella. Ma dietro il successo, si nasconde ancora l’anima ferita e costantemente rifiutata. Gli uomini si susseguono, ma nessuno sembra quello giusto. O meglio, è lei a non esserlo. Spesso per la sua pelle: sbagliata per gli uomini bianchi e per quelli di colore. Quando Eartha conosce l’agente immobiliare Bill McDonald, sembra che finalmente qualcosa nella vita personale di Eartha vada per il verso giusto. I due si sposano e nasce anche una figlia dal matrimonio che, però, quattro anni dopo naufraga inesorabilmente.

Il motivo, secondo Eartha, sono proprio le differenze di pensiero riguardo alle tematiche sociali. In fondo, una donna come Eartha non può rimanere muta di fronte alle ingiustizie da lei stessa subite. Sebbene una star dello showbiz, Eartha conosce il dolore, la solitudine, la lotta costante di chi è ai margini della società. Il peso di essere Eartha, una delle prime attrici afroamericane a comparire in TV in un ruolo diverso dalla serva, è grande. Ma lei vuole sfruttare la propria suadente voce, non solo per cantare, ma anche per dare una possibilità a chi, una voce, non ce l’ha.

Siamo alla fine degli anni ‘60, in fondo. Gli anni della guerra in Vietnam, dei giovani mandati a morire in terra straniera – giovani che, per motivi socio-economici, erano spesso afroamericani – e di conseguenza, gli anni della protesta. Eartha non si tira indietro, neppure quando è invitata a pranzo alla Casa Bianca dalla First Lady Johnson. Proprio fra le mura della casa presidenziale, Eartha si lascia andare a un discorso coraggioso contro la guerra. Siamo alla fine della serata e Eartha è furiosa: ha passato ore a guardare le donne bianche perdersi in monologhi su “l’abbellimento dell’America”. Nonostante le numerose alzate di mano, nessuno le concede parola se non alla fine della serata.

 

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Sono cresciuta nei bassifondi. Ecco perchè so di cosa parlo. Voi mandate i migliori del paese sotto gli spari, ad essere mutilati. Loro non si ribellano senza ragione. Si ribellano contro qualcosa. Ci sono così tante cose che colpiscono il popolo americano, soprattutto le nostre madri. Perchè è come se dovessero crescere dei figli per vederli morire, e so cosa vuol dire, e lei stessa ha dei figli, Mrs. Johnson… cresciamo figli per mandarli in guerra.

Il discorso è così appassionato che la First Lady si lascia andare ad un pianto. Che costerà caro a Eartha. In soli pochi giorni, su domanda del Presidente la CIA compila un dossier su Eartha. La sua carriera è distrutta, ostacolata proprio dal governo. Per anni, Eartha non si esibirà che in Europa. Sarà solo nel 1978 che Eartha tornerà alla ribalta a Broadway e Hollywood, tornando come invitata un’altra volta alla Casa Bianca – stavolta con il Presidente Carter.

 

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Una donna libera, indipendente, che apparteneva solo a sé stessa. Questa è l’icona che è arrivata sino a noi, complice la vita senza compromessi di questa donna rivoluzionaria. Non solo lottatrice graffiante venuta dai sobborghi, ma anche sex symbol in un’era in cui esserlo era immorale e volgare, donna di colore ma discriminata dalla sua stessa comunità, pubblicamente contraria alla guerra e dichiaratamente a supporto del matrimonio egualitario. Negli anni più bui della piaga dell’AIDS, i club della comunità LGBTQI passavano il singolo di Eartha “Cha-cha Heels”. I ragazzi ballavano sul ruggito della donna gatto, dimenticandosi per qualche momento di quello che accadeva fuori dai muri al neon delle ballroom.

Questa è stata la forza di Eartha, trasformare la realtà in qualcosa di seducente e irraggiungibile. Lo ha fatto per il pubblico, ma soprattutto per sé stessa: la piccola, spaventata orfana Eartha Mae Keith è diventata la luminosa stella Eartha Kitt. Come disse lei stessa:

“Eartha Mae è molto timida. Ha paura di essere notata, di essere rifiutata e perfino di essere amata. Le relazioni possono essere scomode per lei. Ma, come Eartha Kitt, va tutto bene.”