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Il “monello” nell’arte esiste ancora? Ecco 3 “discoli” che hanno fatto la storia

21.11.2018 | By PAOLO BOCCHI

Esiste ancora la possibilità di essere dei “monelli”, nell’arte contemporanea?

E se sì, in cosa consiste, o potrebbe consistere, l’essere un “monello riconosciuto” dell’arte d’oggi? Qui sotto, 3 esempi di monelli “ad arte” che, a distanza di 35 anni l’uno dall’altro,  hanno saputo vivere da veri “artisti monello”

Esistono ancora i “monelli”, nell’arte? E che cosa significa, oggi, essere un “monello”, all’interno di un campo d’azione quale è l’arte? Quali sono stati alcuni dei “monelli” che vale la pena ricordare? Ognuno ha sicuramente alcuni “monelli” che ama più di altri, in testa.

Qui ne raccontiamo tre che, a distanza di 35 anni l’uno dall’altro, sembrano essere nati,

e avere ben rappresentato, ognuno nella sua epoca, il concetto di “monello” nell’arte.

Perché essere un “monello” nell’arte non significa solo produrre opere inaspettate o innovative. Essere un “monello” è qualcosa di più. Significa “vivere” la vita stessa da “monello”, sempre e comunque.

Monello: vivace, spigliato; insofferente alla disciplina, facile all’impertinenza.

Questi i nostri 3 monelli:

Egon Schiele, nato nel 1890.

Robert Rauschenberg, nato 35 anni dopo, nel 1925.

Maurizio Cattelan, nato, 35 anni dopo, nel 1960.

Egon Schiele

 

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Iniziamo da Vienna, da Egon Schiele; il primo “monello”.

100 anni dopo la sua morte, datata 31 ottobre 1918, lo sguardo e le opere di Egon Schiele,

i suoi ritratti, i suoi nudi, continuano a colpire, violentemente, i nostri sensi. Completamente.

Ecco la forza di un “monello” dell’arte. Nato in una stazione ferroviaria, Egon Schiele fa scorrere in parallelo la sua tormentata e contorta vita alla rappresentazione figurata dell’introspezione psicologica. Sono anni in cui, la censura prima, e una dittatura in seguito, lasciano poco spazio alle libertà. Eppure Schiele se ne frega. E in vita, come sul lavoro, persegue una ricerca che sfianca, portandola avanti senza esclusione di colpi, e guardando in faccia, da artista e monello vero, sia la vita che la morte, nelle loro espressioni più forti.
Arrestato nel 1912 per “presunta seduzione e sequestro di minore”, qualche anno dopo la sua morte, nel 1933, saranno le sue opere a essere sequestrate, da Adolf Hitler, per essere poi bruciate, in quanto “arte degenerata”. Disse Schiele:

“I love death, and I love life”.

Robert Rauschenberg

 

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Il secondo artista della lista, più che un monello, è un vero e proprio “discolo”!

Robert Rauschenberg nasce nel 1925 inTexas, e forse è proprio questa la ragione per cui diventerà un monello dell’arte. Robert ama la chiesa e la danza. Da giovanissimo frequenta la chiesa, e pensa di farsi prete. Quando scopre che la chiesa proibisce la danza, non ha dubbi,

e lascia la chiesa. Prova a frequentare l’Università del Texas, ma quando gli chiedono di dissezionare una rana, abbandona le aule, per sempre. Poi scopre una scuola d’arte. E la sua vita, e la sua arte, esplodono, simultaneamente. Si trasferisce a New York, dove affitta un posto per sé, che diventa l’epicentro del “Sisma-Rauschenberg”. Ballerini ovunque, ad ogni ora; parties and people all night long; creatività al potere; confini abbattuti. Da qui, nascono le opere di Rauschenberg, che mescolano ordinario e straordinario, oggetti della vita quotidiana e ritratti, dipinti e sculture, kitsch e cultura, danza e gioia, arte e vita, esuberanza e talento.

Maurizio Cattelan

Nato 35 anni dopo Robert Rauschenberg, Maurizio Cattelan alza l’asticella del significato di “monello” nell’arte, perché i suoi tempi sono sempre più veloci e sempre meno attenti. Così occorrono 3 bimbi impiccati a una grande quercia per fermare la frenetica e iperattiva Milano; così occorre “HIM”, inginocchiato e in preghiera, per cogliere l’attenzione, in religioso raccoglimento, di critica, galleristi e pubblico. Attenzione che il “monello” Cattelan cattura, di volta in volta, nelle vesti di bimbetto pedalante su fastidioso triciclo o nelle apparentemente divertenti sembianze di appeso asinello. Arrivando, infine, al “canto del cigno”, esponendo la sua intera vita, in rotazione, come solo un vero “monello” sa fare, al centro del più importante e bel museo del mondo: il Guggenheim di New York.

All.

Done.