Style

I momenti da ricordare dalla Milano Fashion Week Autunno/Inverno 2019

15.03.2019

Dall’ultima collezione di Karl Lagerfeld alla sfilata di Gucci che sembrava un corteo di Carnevale; dai colori vivaci ad una festa di colori neutri; dalle sfilate ufficiali alle presentazioni da non perdere; i look che hanno strappato più applausi e che hanno attirato l’attenzione del front row e la nostra selezione del meglio di tutto questo, compresi i look streetstyle più azzeccati e quello che è successo all’arrivo degli ospiti.
Ecco tutto che dovreste ricordare di questa Milano Fashion Week Autunno/Inverno 2019.

Credits Chicco Jiang e Tigre

I colori di Annakiki

Non ha certo paura dei colori o dei tessuti che possono attirare l’attenzione, ma come le viene in mente di abbinare giallo canarino e rosa e di ottenere un risultato così superbamente bello? O tonnellate di vinile dal color Tiffany al rosa, passando per stampe animalier che comprendono zebrati e stampe serpente in bianco e nero, che si abbinano tra di loro e dicono tutto l’opposto di un contrasto stridente?

 

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Le 11 collezioni di Moncler

Moncler ha reso orgogliosa la Milano Fashion Week con non una, ma ben undici diverse collezioni, ognuna delle quali è stata presentata in maniera diversa, ma tutte sotto gli archi ferroviari della stazione centrale di Milano. Questo capolavoro è stato realizzato da Pierpaolo Piccioli.

 

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Il Carnevale di Venezia di Gucci

“Tutti abbiamo dentro di noi una parte selvaggia, animale. Mi sento come qualcuno che cerca di obbedire alle regole ma che allo stesso tempo è selvaggio”.

L’ambientazione stessa di Alessandro Michele per la sfilata di Gucci A/I 2019 non è una festa in maschera, poiché ha messo in chiaro una cosa: lui è in grado di mettere in piedi uno spettacolo vero e proprio, con oltre 120.000 lampadine a led che formavano un muro ellittico “quasi accecante”, connesso con la passerella lunga 100 metri, curva e a specchio. La distorsione della realtà è stata la vera cosa da ricordare della sfilata, tanto quanto le invenzioni di Michele. Orecchie dorate ispirate all’opera a 24 carati “Fashion Fiction” di Eduardo Costa, collarini pieni di punte lunghe e acuminate per rappresentare uno scenario post apocalittico; poi la serie di maglioni con frasi “ironiche” ricamate sulla schiena, proseguendo con strati di colori, colletti delle camicie allungati e un’abbondanza di cristalli e perle che decoravano alcuni dei suoi lavori.

 

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Jil Sander

Pulito, raffinato, minimalista ed etereo allo stesso tempo. Fluido e impalpabile il gioco di colori neutri per le donne di Jil Sander Autunno Inverno 2019.

 

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I cappotti oversize di Max Mara alla Bocconi

I cappotti erano grandi e i colori dei look presentati durante la sfilata di Max Mara erano ancora più grandi e intensi; se da una parte c’era la comodità di un look color vaniglia dalla testa ai piedi, dall’altra c’erano cappotti teddy bear in colori squillanti. Quello che avevano in comune era il taglio, decisamente oversize.

 

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Il party-glam degli anni 20 di Dondup

La femminilità e l’eleganza vestono diversamente da Dondup, e la loro presentazione è stata una celebrazione nella celebrazione, un’ode al party-glam degli anni 20, un tributo tenuto in un arredamento dall’aspetto altrettanto opulento: rosso, nero, oro e argento più lustrini e ricami ispirati allo zodiaco su abiti stupendamente personalizzati, cappotti e un abito tre pezzi da uomo.

Il ritorno all’eleganza di Dolce & Gabbana

Broccato, velluto rosso, lustrini, stampe floreali dorate su raso lucido e tutto l’indiscusso talento nel realizzare abiti sartoriali che vestono con assoluta grazia i corpi delle donne in Dolce & Gabbana tornano alla loro essenza, mettendosi al servizio della moda. Dopo tutto, non è un brutto modo per rimettersi in carreggiata e per farsi prendere come esempio – per buoni motivi – dopo lo scivolone che aveva visto gli stilisti accusati di razzismo nei confronti della Cina.

 

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Il ‘palazzo’ pink di GDCS 

Dalle felpe fucsia raffiguranti il famosos marchio di pasta, l’utlimo tra i vari marchi a diventare uno statement di moda – vi ricordate Alitalia e Fendi- ai maglioni voluminosi in pink per lei o le mini borse a forma di cuore in tonalità rosa bubble gum, il marchio streetwear di lusso ha di nuovo giocato con molta irreverenza. 

 

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La sfilata di Moschino ispirata a Ok il prezzo è giusto

Sembra che Jeremy Scott non sia mai a corto di idee ribelli e lo ha dimostrato ancora con la sua borsa a forma di ferro da stiro; c’era anche un registratore di cassa, un vestito a forma di pasto e una borsetta a forma di carta da lettere “un dollaro Moschino”, tutto con l’intento di creare un game show a tema moda che richiamasse la sua collezione del 2001.

“C’è sempre qualcosa che non va nella vita di chiunque – ha detto – un po’ di leggerezza, un po’ di divertimento, non c’è nulla di sbagliato in questo. Io sono il re nel fare questo”.

E la sfilata lo ha dimostrato chiaramente.

 

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La perfette imperfezioni di Versace

Un po’ di imperfezione è la nuova perfezione.

Sono le parole di Donatella Versace prima della presentazione. Da quando Versace è stato recentemente acquisito dalla holding di Michael Kors, che ha preso il nome di Capri Holdings in gennaio, sulle passerelle è stata vista un’accelerazione nel creare abiti appetibili per un tipo di clientela più giovane, che ora è molto interessata al grunge degli anni 90. Ma non temete di vedere le camicie di flanella di Kurt Cobain, visto che Versace ha portato tutto su un piano più sofisticato.

 

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L’impavido Frankenstein di Prada

Il mostro fashion di Miuccia Prada torna alla ribalta per la seconda volta sulle passerelle dopo la sua prima apparizione in gennaio; Frankenstein è stato trasposto in imbracature di cuoio, giustapposte ad una stampa grafica di rose, che personificano il suo essere un coinvolgente patchwork

 

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L’ultima collezione di Fendi firmata Karl Lagerfeld

E’ stata una sfilata estremamente emozionante quella di Fendi, che ha presentato l’ultima collezione di Karl Lagerfeld; ci sono stati anche gli alti colletti edoardiani che il direttore creativo era solito indossare in alcuni dei suoi look più iconici. L’interpretazione del logo con la doppia F, che aveva inventato nel 1981, comprendeva la scrittura a mano di Karl Lagerfeld ed è stata inserita sobriamente nella collezione, ad esempio intessuta nella calzetteria.

I suoi collaboratori di tutta la vita e chi è stato aiutato da lui a costruire una carriera di successo ha potuto dare l’addio al re della moda.

 

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