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Wellbeing

Ho provato la ginnastica dinamica militare e non sono morta

18.02.2019 | By ELENA LONGARI

Mai nulla, tra miriadi di corsi, lezioni e allenamenti, incluse le ultimissime invenzioni dal mondo del fitness che ti promettono forma, salute e divertimento tutto insieme in tempo zero, aveva mai attirato la mia attenzione. Finché non mi sono imbattuta nella possibilità di provare una lezione di ginnastica dinamica militare.

Da che parte sto in fatto di fitness

Prima di scavare nei dolori e nelle memorie della mia prima ora di lezione con l’istruttrice Valentina, è opportuno che io dia un po’ di contesto riguardo al mio approccio agli sport e al fitness.

A me piace sudare, spingermi al limite, sentire che posso superarlo per poi ricevere quella scarica di adrenalina che ti dà l’obiettivo raggiunto; ho un passato da maniaca della resistenza, anche perché ai miei tempi d’oro sono stata una triatleta professionista.

Perciò, nessuna di quelle cose come zumba, pilates e body tone, ma nemmeno una gara di squat, mi ha mai dato la sensazione che possa fare per me.

Ma ecco che la parola ‘militare’ ha catturato la mia attenzione. Quel vuoto nella mia vita da fuori-forma sarebbe stato finalmente riempito da qualcosa che potesse dirsi ‘tosto’. Perciò mi ci sono buttata.

Aspettative

I pro

La parola ‘militare’ mi fa pensare immediatamente a flessioni, kilometri di corsa nella neve e serie da ripetere da capo solo perché la tua maglietta non è perfettamente stirata. Mi aspettavo qualcosa di simile a tutto ciò e, naturalmente, di incontrare un istruttore tipo il Sergente Hartman, un vero bullo del fitness… insomma, qualcuno che avesse tatuata addosso la parola ‘disciplina’, come una stampa Louis Vuitton sull’omonima borsa francese.

I contro

D’altra parte, come sempre, una di quelle cose che rovina tutto per me sonogli altri’. Ero semplicemente terrorizzata all’idea di entrare in una palestra piena di bamboline filiformi il cui battito cardiaco non fosse mai arrivato sopra i 90. La paura di essere quella che non c’entra niente, mista a un senso di inettitudine sociale, era lì che incombeva all’orizzonte.

La realtà

E così sono entrata nell’ampio spazio della palestra scolastica dove sarebbe stata la lezione, piena di aspettativa da ‘nuovo inizio’ mista ad altro terrore, quello di ritrovarmi ancora una volta in uno di quei contesti pretenziosi che proprio non riesco a sopportare. Non potevo sbagliarmi di più.

Niente marchi né loghi sgargianti sulle loro tute: gente apparentemente normale, tutti seduti tranquilli sul proprio materassino da yoga ad aspettare che questo military training iniziasse.

E poi è iniziato.

E dopo circa 5 minuti ero già lì che pensavo a ‘modi per nascondere uno svenimento’ o ‘come trattenere il vomito’

I tipi di esercizi

Sono serie dedicate a specifici gruppi muscolari ad alta intensità (per dire: 50 addominali) alternate a cardio-fitness ad alta frequenza, come skip alto e salti di vario tipo.

E poi arriva la mazzata. Il plank. E sì, è la verità: non ti rendi conto di quanto sia lungo un minuto finché non provi a mantenere la posizione del plank per 60 secondi.

Non serve nessun attrezzo. Soltanto determinazione in abbondanza per riuscire ad arrivare a fine lezione.

 

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Dunque, ce l’ho fatta? Sono arrivata a fine lezione?

Prima di tutto, devo ammettere che non ero totalmente fuori allenamento, dato che stavo andando comunque a correre una/due volte a settimana. Detto questo, non è che mi sentissi al top della mia forma mentre cercavo di alzarmi in piedi da sdraiata supina senza poter usare le mani. Più e più volte.

Cuore che mi pulsava in gola, respiro come se avessi appena fatto i 400 metri. Sensazione di bruciore generale.

Ma c’è un trucco; anzi, un paio.

Per prima cosa, la vostra mente è più forte di quanto pensiate quando si tratta di tenere duro; pensate a come quella gente che se ne stava seduta sui materassini, fuori forma e senza pretese atletiche, si è poi fatta tutta la serie senza fiatare. Competizione? Più qualcosa tipo ‘non sono venuto qui per essere il più scarso, ca***’.

Secondo, non fermatevi mai totalmente tra una serie e l’altra, continuate a muovervi in modo che il vostro cuore non smetta di pompare sangue in tutto il corpo: fidatevi, così eviterete quella sensazione tipo ‘elicottero nella testa’ che nemmeno le feste più selvagge hanno mai saputo darvi.

Dov’è l’attrattiva?

La parte attraente, naturalmente, sta nel fatto che dopo una sessione di allenamento militare senti di aver bruciato effettivamente delle calorie e fatto esercizio come si deve; le tue energie sono prosciugate e la sensazione è quella di aver raggiunto un obiettivo. In poche parole, può dare molta dipendenza.

 

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Ma dove è nato tutto questo?

Certificato dal Comitato Olimpico Nazionale Italiano, grazie al Centro Sportivo Educazione Nazionale (Csen e Libertas), la ginnastica dinamica militare (military training fitness in inglese) è una disciplina ideata dalle menti di Matteo Sainaghi e Mara Uggeri nel 2013. Esercizi a corpo libero e metodi di allenamento usati negli anni ’70 dagli atleti olimpici sono gli elementi alla base della GDM.

Quello che invece non c’è, né alla sua base né come ispirazione, è la violenza; l’istruttore deve sicuramente essere ‘tosto’ e mantenere un certo livello di disciplina – tipo il silenzio durante la lezione – ma il suo lavoro è più che altro quello di saper tenere un gruppo di 30 persone che a malapena si conoscono tra loro, ciascuna con la sua vita da mandare avanti e più o meno a suo agio con il proprio corpo/età; e di spingerli a cercare di completare quella serie, anche quando non si sentono più le gambe.

La GDM mi ha catturata, e sento di stare migliorando lezione dopo lezione; perciò, se state cercando una scusa per tornare in forma prima dell’estate, eccola qui!