Culture

Fuorisalone: cosa ci è piaciuto di più

17.04.2019

La settimana di follia è terminata: tra eventi, installazioni luminose, code a Ventura Centrale, andare in confusione per chi viene da dove, la Milano Design Week è il momento in cui i milanesi si mescolano con orde di appassionati studenti olandesi e giapponesi per scoprire un mondo nuovo, nuovo per tutti. Perché questo è ciò che fa il design e questo è quello che deve essere trovato in oltre 100 esposizioni ed eventi collaterali che si svolgono al Fuorisalone.

Abbiamo voluto essere sorpresi, ancora una volta, dalla nostra stessa città e dalle cose che può creare. Un mix di “sentirsi stranieri nella propri città” e la FOMO che caratterizza tutti i veri milanesi: tutti diciamo che vogliamo stare lontani da quegli eventi di cui tutti parlano, me in fondo tutti sappiamo che troveremo un modo per essere presenti.

E questo è ciò che ci ha lasciato il Fuorisalone. Dalle critiche alla scultura di Gaetano Pesce in Piazza Duomo allo studio de Les Arcanistes di Studio Pepe su come i cosiddetti detentori degli “arcani” erano in realtà i primi chimici, che hanno immagazzinato le loro formule più segrete in porcellane che creavano loro stessi, o  gli spazi più oscuri e nascosti in Ventura Centrale, dove avventurarsi tra stupefacenti installazioni luminose come quella di DNP, Pattern as Time. O il migliore colpo d’occhio sulla città dalla terrazza allestita da Masquespacio e dal curatore Valentina Guidi Ottobri per il 100esimo anniversario del forno più importante in Italia.
E l’enorme tematica di “come smettere di inquinare gli oceani con la plastica”: dalle mattonelle di plastica riciclata alle sedute, il Fuorisalone per noi è stato un raggio di luce. C’è una reale speranza per tutti quelli che vogliono cambiare la realtà di quel poco che ognuno può fare semplicemente dividendo i nostri rifiuti domestici in bidoni di diversi colori.

E per quello che riguarda le contraddizioni che il design ha portato con sé?

Prendiamo “UNFLUENCER – De-sinning the Designer” di Daniel Freitag. Un tentativo originale di entrare in contatto con i visitatori e con i colleghi designer sulla riflessione di come il cattivo design e l’uso sconsiderato della plastica stia rovinando il nostro mondo. Cattivo come le tantissime persone che hanno fatto la coda per ore per la soddisfazione di uscire con una shopper griffata.

 

View this post on Instagram

 

A post shared by GONM (@gonm823) on

Selfie. Post di Instagram. Vi sfidiamo a trovare un post di qualsiasi installazione al Fuorisalone che non sia stato fotografato da coloro che vorrebbero diventare star del web. Anche questo è ciò che rappresenta il Fuorisalone nel 2019: il sorgere dei social media che modellano ciò che riguarda questo tipo di eventi: un’installazione luminosa deve essere concepita tenendo conto di come gli utenti e i loro smartphone ne faranno esperienza. E questo è un ossimoro: non c”è esperienza se stai ancora guardando lo schermo del tuo telefonino anziché ciò che ti circonda.

Speriamo che il design e altre cose belle diano presto il via ad un cambiamento possibile.

 

View this post on Instagram

 

A post shared by Daily Architecture | Design (@architecture.daily_) on