Culture

Form&Seek “Tactile Matter”@Ventura Future: connettere l’uomo con gli oggetti

12.04.2019 | By ELENA LONGARI

Il collettivo con base a Londra mette sul tavolo della Milano Design Week qualcosa che è molto caro tra i principi che sostengono il buon design; un modo di stabilire una connessione con gli “utilizzatori”. Abbiamo parlato con il fondatore di Form&Seek, Bilge Nur Saltik, di quello che hanno messo in mostra a Ventura Future e di cosa darà ai visitatori che si fermeranno durante la maratona del Fuorisalone.

Con oltre 90 designer internazionali tra cui scegliere, Form&Seek ha raccolto talenti e lavori innovativi per due anni. All’epoca l’idea era venuta a 9 compagni di università che si erano appena laureati al Royal College of Art di Londra. Dalla loro prima mostra in occasione della Istanbul Design Week intitolata “No Borders”, la visione provocatoria di Form&Seek è riuscita bene nel compito di uscire dai confini nazionali.

D360: Puoi spiegarci il titolo della vostra mostra alla Milano Design Week, “Tactile Matter”?

Bilge Nur Saltik: Form&Seek si focalizza sui processi. Siamo sempre interessati a materiali alternativi, tecniche materiali e prodotti artigianali intriganti. Per la mostra “Tactile Matters” abbiamo raccolto design che prevedono l’uso di materiali sperimentali, tecniche manufatturiere contemporanee e prodotti tattili nella forma, nella consistenza e nei colori.

Il tema punta a radunare oggetti di design che stimolano i sensi e che evocano curiosità e familiarità.

Thing Thing

D360: Che criteri seguono i progetti e i lavori dei diversi designer che fanno parte di Form&Seek?

Bilge Nur Saltik: In quanto studio di design, crediamo nel potere di fare le cose insieme. Curando le mostre creiamo un palcoscenico su cui i designer possono mostrare le loro opere ad un pubblico internazionale così come una comunità, un collettivo. Per ogni mostra scegliamo un tema e invitiamo i designer a unirsi alla nostra esposizione collettiva. Come squadra, cerchiamo talenti con opere dal design innovativo, che lavorino con nuovi materiali o esplorando le nuove potenzialità di materiali convenzionali.
Siamo in cerca di designer che lavorano con procedimenti interessanti e di oggetti di design che siano un po’ bizzarri e forti in termini di forma, consistenza, funzione o storia.

Zhekai Zheng

Cécile Bichon, Parigi

Originariamente graphic designer, l’estetica che Cècile Bichon mostra attraverso le sue ceramiche è una visione “primitiva” del mondo: provate a guardare questi oggetti, non suscitano tutti la domanda “che cos’è?”.

Lei è in grado di portarci lontano dalla nostra razionalità grazie all’uso di una tecnica particolare:

Creo ogni pezzo senza tornire, modellare o colare. Inoltre a malapena tocco ogni pezzo prima che sia completamente asciutto. Lascio che il materiale scorra in relativa libertà in modo che raggiunga la forma più naturale possibile.

Chih-Wei Chang, Taiwan

Umani ed emozioni sono i territori esplorati dal designer taiwanese attraverso un’interpretazione poetica: la sua “materia tattile” ha a forma di una serie di lampade per la Milano Design Week 2019. Giocando con una geometria tridimensionale, il designer è in grado di creare un’interazione diretta tra esseri umani e oggetti.

FIGG

Produciamo cose carine che ravviveranno voi e il vostro piccolo spazio personale.

Lampade pendenti: sono l’idea più recente in termini di stabilire una relazione unica tra noi e gli oggetti che decorano i nostri spazi. Immaginate una di queste lunghe collane doppie che si possono indossare in molti modi, persino annodate: l’atmosfera da boutique delle lampade Figg ricreano la stessa sensazione dei gioielli.

Jule Waibel, Germania/Gran Bretagna/Indonesia

L’effetto rilassante degli origami applicato agli oggetti quotidiani è alla base dell’estetica di Jule Waibel, in accordo con la quale crea il suo “universo disteso”. Usa schemi pieghettati per trasformare tutto in nuove forme, impersonando tutta la semplicità della geometria.

Sophie Yan, Detroit USA

Gli oggetti che durano una vita sono la sfida sulla sostenibilità di Sophie Yan: gli oggetti che durano nel tempo possono aiutarci a risolvere il problema o a ridurre lo spreco. Per la Milano Design Week presenta Knottoman 2.0, una serie di ottomane che incorporano sia processi industriali che artigianali: un diverso procedimento di rivestimento che rende queste ottomane più versatili – possono essere usate anche come ceste.

Dee Clements of Studio Herron Dee Clements

Dee Clements è una designer di mobili e tessuti che lavora sotto il nome di Studio Herron. La sua pratica abbraccia una linea di tessuti di arredamento e una ricerca su tessuti 3D che si focalizza sulla ricerca di interessi nel nomadismo contemporaneo e nella cultura  stanziale. Clements usa il linguaggio e l’artigianalità dell’intrecciare come un modo per indagare sul benessere e sul suo significato nel regno domestico e vede i tessuti come un modo flessibile e i continua trasformazione per esaminare il lato emozionale degli oggetti e degli ambienti di uso quotidiano.

Studio Sarmite, Sarmite Polakova, Amsterdam/Riga

PineSkins ci fa pensare a come utilizzare i materiali di scarto in un modo che possa piacere a chiunque voglia avere oggetti utili e carini nella propria casa, con un occhio di attezione all’ambiente. Nel suo progetto la designer usa corteccia di pino per realizzare tappeti: aggiunge anche informazioni extra che riguardano la pianta da cui è ricavata come ad esempio l’età, per creare una sensazione di familiarità con l’oggetto.

Sono affascinata dalla relazione tra gli essere umani e il mondo intorno a loro. Credo che viviamo in un’epoca bipolare dove la mitologia incontra l’antropologia e la matematica – l’inanimato.