Culture

Dovremmo davvero rinunciare ad ‘avere una vita’ per avere la casa di proprietà?

08.10.2018 | By LISA HARTLE

Trasferirsi in una casa in condivisione era un presunto trampolino di lancio dopo essere usciti di casa, prima di andare in affitto da soli e poi eventualmente comprare una casa. La crisi immobiliare ha cambiato tutto.

 

Avere una proprietà a Londra per una persona comune è facile come cercare di intraprendere una carriera da contorsionista – non impossibile ma alquanto improbabile. Quindi l’alternativa per quelli di noi che vogliono vivere nel ‘big smoke’ è una casa in condivisione.

Vivo da anni in una house-share a Londra e lo adoro. Significa fondamentalmente vivere con gli amici con cui guardare film, andare a bere qualcosa o che possono aiutarti a scrollarti di dosso una giornata non eccezionale. Ma so che non è così per tutti.

Una mia amica aveva un coinquilino che passava a uno stato di rabbia passiva-aggressiva se uno strofinaccio non veniva messo ‘al suo legittimo posto’ (la terra degli strofinacci?), poi c’era il ‘coinquilino che faceva la muta’ che lasciava un tappeto di peli in bagno ogni giorno, tanto che la mia amica era costretta a ‘giocare the floor is lava’ per andare in bagno.

 

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L’esperienza della casa in condivisione non è più prerogativa dei ventenni e trentenni, a vivere quest’esperienza sono sempre più quarantenni e cinquantenni secondo Matt Hutchinson, direttore del sito web di ricerca alloggi Spareroom.

Dice che ci sono persone che vanno in condivisione per questioni economiche e ci sono persone in questa fascia di età che tornano a condividere o condividono per la prima volta nella loro vita in seguito a un cambiamento di vita come perdita del lavoro o divorzio, altri lo fanno per ragioni sociali.

La possibilità di affittare una proprietà da soli o addirittura di comprare sta cambiando l’atteggiamento dei laureati e dei millennial che non vedono più la condivisione della casa come un trampolino di lancio.

 

“I giovani ora che condividono un appartamento non vedono necessariamente il punto di comprare, non se lo aspettano, abbiamo una generazione di giovani che non si aspettano di comprare” mi ha detto Matt.

Ci sono persone che pensano ci sia troppo da sacrificare per diventare proprietari di casa, dice.

“Può sembrare distante e irraggiungibile, al punto da poter anche risparmiare ogni singolo centesimo che hai e non uscire, non andare in vacanza, non vedere gli amici e risparmiare per dieci anni e ancora non potersi permettere una casa, così ci sono persone che pensano ‘bene voglio mettere completamente la mia vita in stand by o continuo ad andare in affitto e in condivisione e fare le cose che voglio fare’.

‘Siamo arrivati al punto in cui la casa dovrebbe essere la piattaforma che ti permette di uscire e vivere la vita che vuoi, ma in realtà se vuoi metterti nell’ottica di comprare, la vita diventa in funzione della casa e sai che non dovrebbe essere così”.

 

Secondo l’esperienza di Matt, il nuovo gruppo di laureati e millennial che si guardano attorno pensano di non avere alcun controllo sulla possibilità di una proprietà, così decidono di condividere il loro spazio vitale e per poter vivere il tipo di vita che vogliono vivere

 

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Ed è questo passaggio, dice Matt, che sta iniziando a cambiare il modo in cui consideriamo dove viviamo e si riflette nell’azione intrapresa dal governo che sta iniziando a mettere in atto delle politiche per gli affittuari, cosa che 5 anni fa non succedeva.

 

“A New York circa il 30% delle persone possiede la propria casa, mentre a Londra intorno al 60%, abbiamo un atteggiamento profondamente radicato nei confronti delle nostre case, pensiamo che dobbiamo avere una casa per avere un punto fisso nella comunità e nella società, mentre sta diventando sempre più difficile per le persone raggiungerlo, diventa un atteggiamento sempre meno utile da avere. La difficoltà è che se non possiedi una casa, vieni tagliato fuori.

 

La casa è la cosa più importante nella nostra vita e se non ce l’hai tutto il resto soffre, la condivisione di un appartamento può essere un’esperienza incredibile e può anche essere molto difficile – la chiave è trovare le persone giuste con cui vivere. La casa è il perno intorno a cui gira tutto ciò che facciamo.

 

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Quindi vale la pena sacrificare i piccoli lussi della vita come andare a cena con gli amici o partecipare alla battaglia annuale per comprare i biglietti per Glastonbury, il tutto per potersi comprare la propria casa?

 

Suppongo che per alcune persone la risposta sia, sì. Ci sono ovvi lati positivi dell’essere proprietari di una casa – per i nudisti, c’è ovviamente un enorme vantaggio. Ma per me, che ho un amore per i vestiti e mi eccito troppo quando il Pumpkin Spiced Latte arriva ogni anno da Starbucks per rinunciarvi… (Non mi vergogno di dire che ho battuto le mani al banco quest’anno quando ho capito che era arrivato il momento). Quindi, almeno per ora, rimarrò vestita nella cucina in condivisione e sorseggerò il mio Pumpkin Spiced Latte.

 

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