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Gustavo Dudamel: dirigere l’orchestra è danzare in leggero anticipo

19.12.2018 | By PAOLO BOCCHI

“Gustavo Dudamel ha 37 anni, e dirige la Los Angeles Philharmonic Orchestra da quando ne aveva soltanto 28. Un ragazzo prodigio. E non solo. Un direttore d’orchestra che ha capito che la musica non è ideologia, ma pura gioia. Da condividere. Ascoltando”

Gustavo Dudamel è un po’ il Michael Jackson della musica classica.
Ecco il perché, in estrema sintesi.
Guardando con attenzione i video di Michael Jackson, in particolare alcuni di questi,
come ad esempio il famosissimo Thriller o l’ugualmente famoso Bad, si nota, con invidia e stupore, come Michael riesca, ballando, ad anticipare “il battito del tempo” in arrivo, muovendo il suo corpo “giusto un attimo prima” che la batteria (o chi per essa) decreti il momento in cui, il resto dei comuni mortali, si muoverà, all’unisono, danzando.
Un anticipo.
Un leggero anticipo che fa la differenza fra una star e il mondo.
Gustavo Dudamel è una star. È un direttore d’orchestra.
Anzi, è uno dei più famosi direttori d’orchestra di questo pianeta.

 

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Dudamel viene definito da molti un vero e proprio “salvatore della musica classica”.
Ed ecco quello che dice a proposito del suo modo di dirigere un’orchestra:
“Dirigere l’orchestra è una sorta di strana danza. Tu muovi il tuo corpo non rispondendo alla musica, ma anticipandola, di un soffio. Per fare questo, hai bisogno di avere, dentro, un innato e perfetto “senso del tempo”. Questo significa che devi essere in grado di “sentire” ogni singola nota un attimo prima che la stessa venga suonata dall’orchestra. Se si ripete questo “anticipo” per la durata di una sinfonia, si capisce in fretta una delle complesse caratteristiche del mio difficile lavoro”.

 

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Gustavo Dudamel è un ragazzo prodigio, da sempre. A soli 28 anni arriva a dirigere la Los Angeles Philharmonic Orchestra. Il tempio in cui si esibisce e in cui il pubblico accorre da sempre in massa per ascoltare le note della sua orchestra è la magica e argentea architettura rilucente riflessi della Walt Disney Concert Hall, pensata, disegnata e realizzata da uno dei maestri dell’architettura contemporanea, Frank O’ Gehry. Uno stipendio medio di un musicista della Philharmonic si aggira sui 150.000 dollari, un primo violino può portare a casa circa 500.000 dollari, mister Dudamel guadagna più di 3 milioni di dollari all’anno. Cifre da capogiro, se unite alla musica classica. Cifre che parlano, anche, di circa 170 milioni di dollari guadagnati in un solo anno dalla stessa Los Angeles Philharmonic suonando in giro per il mondo. Date queste cifre, e data la nazionalità di Dudamel, nato in Venezuela, spesso i giornalisti, e non solo loro, gli chiedono come si sente, ad essere così ricco mentre il suo paese versa in condizioni economico-politiche disastrose. Dudamel risponde, con semplicità, che “La musica non deve mai associarsi a un’ideologia. La musica è gioia. La musica deve soprattutto unire. Questo è il messaggio”
È lo stesso messaggio che gli ha insegnato il suo maestro, recentemente scomparso, Josè Antonio Abreu: “La musica è gioia, è un’opportunità per rendere il mondo migliore, e deve riuscire a parlare a tutti, indistintamente”

 

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Oggi, a 37 anni, e con i suoi capelli che iniziano a tingersi di grigio, Gustavo Dudamel non dimentica le parole del suo maestro. E ricorda sempre, per primo a sé stesso, che la cosa più importante, nella vita, è saper ascoltare.
Saper ascoltare “l’altro”.
Saper ascoltare “gli altri”.
Se riuscissimo a farlo “in leggero anticipo”, vivremmo tutti, probabilmente,
molto, molto meglio.