© Tekla Evelina Severin
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Designer e artisti che usano il colore per plasmare le nostre esperienze

25.03.2019 | By MILLY BURROUGHS

L’esperienza è tutto. Persino in un’epoca come questa di abbandono al digitale, ciò che continua ad affascinare e coinvolgere le masse restano gli ambienti—del mondo reale—capaci di regalare sensazioni di ‘full immersion’. Laddove le parole non arrivano, sono le opere di artisti e designer, con la loro universalità che trascende il linguaggio, a raccontarci le storie più memorabili. E, se i princìpi del minimalismo ancora imperano per chi insegue pulizia e rigore—basti guardare alla popolarità di Marie Kondo, ancora in aumento—esiste però un certo numero di star del mondo artistico, sia affermate che emergenti, il cui amore per il colore ha spinto brand e persone ad adottare la vivacità cromatica nel loro stile di vita e modo di comunicare.

L’artista francese Camille Walala ha raggiunto la popolarità grazie a una serie di opere commissionatele dal comune di Londra, dove vive dal 1997. Influenzato dai colori e forme decisi riportati alla ribalta dal Gruppo Memphis negli anni ’80, dal popolo Ndebele e dal maestro della Op Art Victor Vasarely, il lavoro di Walala sprigiona un’aura di allegria giocosa. Consapevole del potere provocatorio dei colori sgargianti e dell’estetica graphic, nel 2009 l’artista aprì il proprio studio omonimo. Da allora, iniziò per lei una serie di commissioni e collaborazioni che la portarono sempre più in alto, tra le quali è doveroso ricordare Dream Come True, in cui l’artista ebbe il compito di re-immaginare il cupo esterno del monolitico edificio di Splice, la casa di post-produzione. Arroccato—in modo piuttosto calzante—sulla rotonda di Old Street, quest’edificio un tempo banale divenne di colpo una delle proprietà più fotografate della città, innescando un dibattito sulla bellezza dei motivi audaci nella vita di tutti i giorni che, per moltissimi, ha portato il colore alla ribalta.

Photo Credit: Tekla Evelina Severin

Più recentemente, l’artista, le cui opere su grande scala non sarebbero possibili senza l’esperta direzione artistica e produzione creativa della partner Julia Jomaa, è stata scelta da LUX* Resorts & Hotels per dare il suo tocco raggiante all’architettura e agli interni del nuovo hotel SALT di Palmar, in stile riad, il primo di una nuova famiglia di attrazioni sparse per l’Oceano Indiano. Mentre i suoi lavori precedenti puntavano per lo più a catturare lo sguardo vagante dei passanti, questo progetto monumentale ha visto Walala procedere piuttosto imbrigliando il colore, al fine di creare una sintesi esperienziale.

Photo Credit: Tekla Evelina Severin

Il resort, ora visivamente impressionante, include una piscina all’aperto e 59 magnifiche stanze che catturano la grandezza di cieli blu e viste oceaniche, in combinazione con arredi interni luminosi. L’architettura e l’interior design sono il frutto di una collaborazione tra Walala e l’architetto mauriziano John-François Adams. In un momento in cui l’esperienza dell’ospitalità continua a cambiare per tenere il passo con l’evoluzione della tecnologia e della domanda creativa, non possiamo che prevedere che vedremo sempre più artisti come Walala a dare forma al futuro della travel experience.

Quando si parla di negozi, tutti sanno che il segreto del successo sta nel catturare l’occhio e l’attenzione restii di chi guarda. Mentre ci arrivano inviti allo shopping da ogni angolo del web e oltre, una cosa sta diventando sempre più chiara: i brand, ormai, non possono più fare affidamento solo su loro stessi. Tra agenzie specializzate che si scervellano per realizzare contenuti illuminati e collaborazioni ormai all’ordine del giorno nel mondo del fashion, esiste un gigante della creatività che ha accumulato un portfolio di clienti che scatenerebbe l’invidia perfino del più saggio tra gli amanti dello stile. Kate Moross è l’art director indiscussa di una generazione.

 

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In quanto fondatrice e volto dello Studio Moross, nell’ambiente l’imprenditrice creativa—il cui impegno a dar voce ai problemi e alle esigenze della comunità LGBTQI+ e del mondo creativo è fervente quanto encomiabile—è decisamente vista più come una leader che come una seguace. Dunque, non stupisce il fatto che lo Studio Moross sia stata la prima scelta per brand come Transport for London, Kiehl’s, Converse, New Balance e, più recentemente, Uniqlo, ovvero brand che usano eventi in-store e campagne creative per parlare ai consumatori del 21esimo secolo. Con la loro inconfondibile palette di colori audaci, i murales di Moross, realizzati dal vivo in modo giocoso, agile ed esemplificativo, hanno occupato il centro della scena durante il lancio della collezione Love & Mickey Mouse di Uniqlo nel più importante store di Singapore del brand.

 

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Che creativi dalla mente imprenditoriale come Moross e Walala abbiano un grande talento in termini di vision ed esecuzione è innegabile; tuttavia, chi decide di collaborare con loro o contattarli per una commissione lo fa certamente anche in vista di un certo benefit in termini di marketing, dal momento che i loro due profili, messi insieme, vantano un seguito di 200mila follower. Gli artisti molto attivi sui social, infatti, garantiscono un valore aggiunto a progetti e campagne. Nel mondo dell’interior design, però, la regola è un’altra: il personal branding viene generalmente messo da parte, lasciando che siano gli spazi e le esperienze create a parlare da sé. La designer di interni e architetto francese India Mahdavi è nata a Teheran, ma ha trascorso gli anni della sua formazione tra Stati Uniti ed Europa. Se aggiungiamo che è stata cresciuta in un contesto internazionale, date le origini iraniane, egiziane e scozzesi, non stupisce il fatto che, nei suoi lavori, l’importanza del colore come mezzo di comunicazione abbia molto a che fare con la creazione di un’identità distintiva. I suoi schemi, spesso monocromatici, sono famosi per l’impatto memorabile che hanno su clienti di ristoranti e gourmet, ma attirano anche molti privati per l’arredamento della propria casa. Mahdavi, che ha la sua base a Parigi, dove ha aperto il suo studio nel 1999, si è fatta un nome conosciuto da tutti nel mondo del design; ma impiega la sua maestria creativa soprattutto per costruire e dare agli spazi identità inconfondibili, curandone gli interni, come ha fatto per alcuni dei locali più conosciuti al mondo.

Photo credit: Ed Reeve

Nel 2014, Mahdavi ha ricevuto dal proprietario di Sketch London, Mourad Mazouz, il compito di reinventare il celebre ristorante di Mayfair. E ciò che la designer ha creato ne ha fatto uno dei ristoranti attualmente più riconoscibili d’Europa. L’interno del locale, che include opere dell’illustratore (e improbabile collaboratore) David Shrigley, si presenta come un ventre materno dagli arredi, soffitti e muri rosa, in contrasto solo con il pavimento in chevron multicolore. A riprova della potenza senza eguali dell’arte e del design esperienziali, il ristorante così rinnovato è ora uno dei più frequentati della City e continua a restare ai vertici delle classifiche dei “must visit”, pur ricevendo regolarmente recensioni non proprio entusiaste quanto a menù e servizio.

Photo credit: Ed Reeve