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Wellbeing

Depressione: cosa si prova a ricevere una visita dal lato oscuro

13.03.2019 | By LISA HARTLE

Ho vissuto la depressione per la prima volta quand’ero ventenne ed ero all’università. E’ venuta fuori dal nulla e non avevo idea del perché, avrei dovuto essere nel periodo più divertente della mia vita, non mi era successo niente di tragico, non c’era nessuna ragione per sentirsi in quel modo ma, come poi ho imparato, non è così che funziona la depressione. Può colpire in qualsiasi momento e non ha bisogno di un motivo. Sono andata in pezzi velocemente e mi sentivo una persona diversa, intrappolata in un mondo diverso e più oscuro dove nessuno mi riconosceva e io non riconoscevo me stessa. Ho raggiunto il punto in cui non volevo svegliarmi il mattino dopo, ma non volevo neanche uccidermi… volevo solo smettere di esistere, il che deve essere stato straziante per la mia famiglia… ma è così che mi sentivo.

Ricordo che un giorno mi sono guardata allo specchio e mi sono detta di averne avuto abbastanza, così sono andata dal mio medico perché mi prescrivesse degli antidepressivi e, lentamente, con l’aiuto dei miei cari, ho iniziato a sentirmi meglio. Dopo la prima esperienza con la depressione non sono più la stessa persona, ma non è una cosa negativa. Da allora apprezzo quando sono felice più di quanto abbia mai fatto e apprezzo quelle che sono considerate le cose più semplici della vita come bere il mio caffè preferito o ridere con gli amici. Posso anche relazionarmi ed entrare in empatia con gli altri in un modo che non ho mai provato prima.

Alcuni miei amici che non hanno mai vissuto la depressione mi hanno chiesto di aiutarli a capire come ci si sentisse con un’emozione che loro riuscivano a identificare solo con la tristezza. Quindi, dopo anni di libertà dalle visite della depressione, quando è tornata nell’estate del 2018 ho deciso di prendere nota dei sentimenti e dei sintomi che si avvicinavano, nella speranza che questo potesse aiutare le persone ad avere un’idea di come ci si sente.

Facendo una lista dei sintomi dallo svegliarsi alle 3 del mattino con il cuore che batte all’impazzata al sintomo che io reputo il più crudele, quel sentimento di assoluta mancanza di speranza, non sono comunque riuscita a trasmettere cosa si prova con la depressione, così ho deciso di personificare la depressione chiamandola un ‘ospite sgradito’… è così che io vivo questa malattia.

Giugno 2018

Un colpetto familiare, sgradito e leggero sulla spalla. Temevo che sarebbe tornato un giorno, ma pregavo che non lo facesse.

È passato molto tempo. Qualche settimana fa pensavo di averlo visto in agguato in lontananza, ma l’ho liquidato chiamandolo stanchezza. Ma iniziava ad apparire lento e infausto come le macchie di muffa su un soffitto trascurato, e non mi sono resa conto che era veramente tornato fino a quando non ha fissato di nuovo una salda radice nella mia vita. Un’invasione delicata e connivente. Avrei dovuto sapere che era tornato quando mi svegliavo molto prima del sole ogni mattina o il mio cuscino mi diceva che il mio cuore stava battendo all’impazzata. E naturalmente la sua abilità in cui è apparentemente più specializzato – coprire ogni speranza con denso catrame, al punto che potevo a malapena ricordare cosa fosse la speranza – non me ne ero dimenticata – ma più a lungo dura ogni periodo senza speranza più è difficile ricordarla, figuriamoci viverla.

Di solito trovo gioia nelle cose più semplici, ma quando lui torna non provo niente per nessuna cosa. Provo a ricordare quello che sento di solito quando vedo le mie persone preferite, quando prendo il caffè nel mio posto preferito oppure, per quanto possa sembrare un cliché, come mi sento quando mi sveglio e il cielo blu è lì a darmi il buongiorno. Ma quando lui torna non provo nulla e poi provo senso di colpa e tristezza per non sentire nulla. Ci sono giorni in cui mi lascia stare – sento di nuovo la speranza, il caffè ha un buon sapore, i miei sogni irraggiungibili tornano ad essere obiettivi realizzabili, mi sento più leggera – libera. Ma senza alcun preavviso può tornare, sussurrandomi nell’orecchio e togliendomi tutto ciò che mi dà gioia e soprattutto speranza, speranza in quello che raggiungerò nella mia vita. Schernisce le mie aspirazioni, dicendomi che sono ridicola per aver solo pensato che le mie ambizioni potessero essere altro che semplici sogni. Mi dico che stavo bene – più che bene – l’ultima volta che se n’è andato e che se n’è andato per un lungo periodo, quindi devo solo tenere duro e accompagnarlo di nuovo alla porta.

Questa volta la depressione è stata più facile da affrontare, come un cuore spezzato, se lo hai superato una volta, sai che alla fine starai bene, devi solo affrontarlo. Come per molte cose, è l’ignoto che fa più paura.

Glastonbury 2016: come mi conosce la maggior parte della gente – una persona a cui piace ridere

La foto nel fango al Glastonbury Festival mi ritrae nel modo in cui la maggior parte delle persone mi conoscono: felice e pronta per una nuova avventura. Questo è probabilmente il motivo per cui quando ho detto che a volte soffro di depressione, una persona mi ha risposto: ‘Non riesco a immaginare che tu possa soffrire di depressione, sei una persona così felice’, ovviamente questo voleva essere un complimento, ma è stato un chiaro esempio di quanto la salute mentale venga fraintesa. È come dire ‘Non posso immaginare che tu abbia il raffreddore, sei una persona così felice’.

La personalità non ha alcuna relazione con la depressione, chiunque può viverla e 1 su 4 a un certo punto ci si trova nel mezzo. Sono felicissima del fatto che abbiamo giornate come il World Mental Health Day che, auspicabilmente, significa che alla fine questo equivoco verrà spazzato via… proprio come quel glorioso fango del Glasto!

Dieci anni fa la gente parlava dei problemi di salute mentale sottovoce, 100 anni fa le persone venivano mandate al manicomio per via della depressione… quindi abbiamo fatto molta strada! Ma dobbiamo continuare ad andare avanti finché tutti si sentiranno a proprio agio nel parlare della salute mentale senza sentirsi giudicati.

Non sono una sanitaria professionista quindi il mio consiglio per chiunque riceva una visita dalla depressione è quello di andare dal medico, a volte gli antidepressivi permettono di tirare fuori la testa dall’acqua, proprio quello che serve per iniziare a guarire. Altre cose che mi aiutano sono prendermi veramente cura di me stessa, anche se tutto ciò che voglio fare è stare da sola e mangiare tutto ciò che non dovrei, se riuscite fate delle passeggiate, mangiate e bevete cose salutari e state intorno a chi vi ama, l’amore che vi danno quando sentite che non riuscite ad amare voi stessi è una componente importantissima per guarire.

Posto qualcosa sulla depressione ogni World Mental Health Day, la cosa bella è che ogni anno più persone che conosco condividono la loro storia… e ogni storia aiuta a erodere lo stigma sulla salute mentale. Quindi parlatene e fate quello che vi aiuta a prendervene cura.