Culture

Cos’è davvero il femminismo e perchè tutti ne parlano

11.04.2018

Femminismo. Sembra uno degli unici argomenti di cui si parla in questi giorni ma ne sapete davvero abbastanza? Magari fate già parte del movimento, ma per chi fosse confuso su cosa sia il femminismo e tutta la sua risonanza, siamo qui per darvi un paio di dritte.

 

Se cercate “Femminismo” sul dizionario, troverete questa definizione:

 

Movimento di rivendicazione dei diritti economici, civili e politici delle donne; in senso più generale, insieme delle teorie che criticano la condizione tradizionale della donna e propongono nuove relazioni tra i generi nella sfera privata e una diversa collocazione sociale in quella pubblica.

 

Quindi fondamentalmente, secondo questa definizione, il femminismo si basa sulla parità dei sessi, non sull’ identicità. Ma molti potrebbero controbattere che le donne non sono “uguali” agli uomini, ovvio, e quindi non ci può essere parità.

 

E’ essenziale capire che “uguale” non significa “pari”. La questione riguarda l’uguaglianza dei diritti e l’uguaglianza dell’accesso alle opportunità, non avere lo stesso corpo. Gli uomini e le donne non devono essere “uguali” dal punto di vista fisico per avere il diritto all’uguaglianza – dovremmo ricordarcelo tutti.

 

Per capire meglio il movimento e perché questa sia ancora una questione attuale, facciamo un passo indietro e analizziamo le tre ondate del femminismo.

Femminismo di prima ondata

Il femminismo di prima ondata risale alla fine del 19° secolo e l’inizio del 20° secolo e si diffuse nel mondo occidentale, gli obiettivi principali erano il suffragio e il rovesciamento degli ostacoli legali in nome della parità di genere. In questo periodo le femministe lottavano per la parità di contratto, i diritti di proprietà e il diritto al voto. Sostenevano di avere il potenziale per contribuire tanto quanto gli uomini, se non di più.

Femminismo di seconda ondata

Il femminismo di seconda ondata risale al periodo tra i primi anni ’60 e gli anni ’80. A differenza della prima ondata, la seconda ondata ha esteso il dibattito includendo più problematiche e si è concentrata maggiormente sulle dinamiche legate al lavoro, alla sessualità, alla famiglia, ai diritti di riproduzione, all’ineguaglianza a livello legale e alle ineguaglianze di fatto. Ha anche portato l’attenzione alla violenza domestica, anche a livello sessuale, all’emergenza legata agli stupri e alle leggi sul divorzio.

Femminismo di terza ondata

 

Il femminismo di terza ondata è iniziato negli anni ’90 ed è stato attribuito a Rebecca Walker. Il movimento ha abbracciato l’individualismo e la diversità e ha cercato di ridefinire cosa significasse essere femminista. Il termine intersezionalità – per descrivere le diverse forme di discriminazione (razzismo, sessismo e classismo) che accomunano e attraversano le vite delle donne – è stato introdotto da Kimberlé Williams Crenshaw nel 1989 e si è diffuso durante la terza ondata.

 

E proprio a partire dal concetto di intersezionalità che si è sviluppato durante il femminismo di terza ondata è sorto il femminismo intersezionale – basato sul concetto che abbiamo appena spiegato. Ma per essere più precisi, la definizione ufficiale di femminismo intersezionale è:

 

L’idea che le donne sperimentino l’oppressione in varie configurazioni e con vari gradi di intensità. I modelli culturali di oppressione non sono solo correlati, ma sono legati e influenzati dai sistemi intersezionali della società. Esempi di questo includono razza, genere, classe, abilità ed etnia.

 

La definizione non vi è ancora chiara? Ecco un esempio, una donna bianca è “penalizzata” dal suo genere ma vive un grado minore di oppressione a causa del vantaggio della razza. Una donna nera, d’altro canto, è svantaggiata sia dal genere che dalla razza. Una lesbica latina viene discriminata per la sua etnia, il suo genere e il suo orientamento sessuale. E chi è apertamente queer, transgender, di classe sociale bassa o con disabilità vivrà un’oppressione maggiore.

 

Abbiamo reso l’idea?

 

Unite da un’unica idea, molte persone – tra cui etero, lesbiche e gay, transgender, classi alte e basse, etnie diverse e personaggi famosi – si sono unite per lottare e raggiungere lo stesso obiettivo. Una delle nostre celebrity preferite è Emma Watson, non solo attrice, modella e attivista ma anche Women’s Goodwill Ambassador delle Nazioni Unite. Quando ha lanciato la campagna HeForShe nel 2014 con un discorso motivazionale alle Nazioni Unite, ha sfatato il mito che il femminismo significhi odio nei confronti degli uomini e ha sottolineato quanto il femminismo beneficerebbe non solo le donne ma anche gli uomini.

 

Più ho parlato di femminismo e più mi sono resa conto che troppo spesso battersi per i diritti delle donne era diventato sinonimo di odio nei confronti degli uomini. Se c’è una cosa che so con certezza è che questo deve finire.

Sembra quasi che il mondo si senta minacciato quando si alzano voci forti e potenti per lottare per ciò che è giusto e corretto. La parola femminismo porta con sé una connotazione negativa, ma non dovrebbe essere così. Dovremmo sentirci tutti motivati dal femminismo, sia donne che uomini.

 

Se cercate ispirazione o motivazione, potete leggere la nostra selezioni di libri sul femminismo o ascoltare la musica che celebra la forza delle donne. 

 

Vi salutiamo con una delle nostre citazioni preferite:

 

She turned her cant’s into cans and her dreams into plans

– Kobi Yamada