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#CONTROL – Sensazione & Provocazione

09.01.2018 | By Marco Mazzoni

È il 1997 e alla Royal Academy of Art di Londra va in scena la mostra collettiva che cambierà  il destino dell’arte contemporanea ( e anche del mercato dell’arte).

Il titolo della mostra è Sensation e il collezionista Charles Saatchi decide di rendere pubbliche le opere di una generazione di artisti geniali. Sono tutti artisti giovani, tutti inglesi e quasi tutti fanno parte del movimento degli Young British Artists (termine nato dalla penna di Michael Corris sulle pagine di Artforum).

Marco Mazzoni illustration for Control

La mostra è perfetta, gli artisti e i lavori pure: Damien Hirst è presente con The Physical Impossibility of Death in the Mind of Someone Living, uno squalo tigre conservato in vetrina con la formaldeide, Marc Quinn porta il suo autoritratto di sangue, i Fratelli Chapman hanno i loro manichini che al posto del naso presentano dei genitali e Tracey Emin fa il suo elenco di persone con cui si è ritrovata nel letto tutto scritto all’interno di una tenda.

Questi sono solo alcuni dei nomi presenti, la lista è lunga ( Sarah Lucas, Chris Ofili, Rachel Whiteread, Ron Mueck per citarne alcuni) e quasi tutti gli artisti diventeranno punto di riferimento per l’arte contemporanea negli anni a venire.

Sensation è la collettiva  di cui si è parlato di più nella storia recente per un problema alla base: la provocazione. Tutti gli artisti presenti hanno come nemico l’indifferenza e aggrediscono gli spazi con opere che ti portano forzatamente a esserne stupito, se non con i soggetti, almeno con i materiali. Grande risalto ebbe l’opera di Marcus Harvey: un ritratto gigante del volto di Myra Hindley creato attraverso le orme di mani di bambini. Fino a qui nessun problema se non che il soggetto dell’opera (Myra) è una nota serial killer di infanti.

Questa generazione è molto probabilmente la più geniale degli ultimi anni per diversi motivi, ma il principale è il controllo. Saatchi, famosissimo pubblicitario conosce il sistema per fare parlare di qualcosa, è il suo mestiere, e si è ritrovato vicino artisti in grado di parlare la sua stessa lingua.

Marco Mazzoni sketchbook

La consapevolezza della provocazione porta al controllo della pubblicità. Si è parlato per anni e anni di questa mostra perché gli artisti sapevano che corde toccare, l’arte entrava nelle discussioni anche fuori dal mondo artistico. Damien Hirst ha riportato la figura dell’artista ad un livello pop che non si vedeva dai tempi di Andy Warhol, tutto questo attraverso il controllo della provocazione, nel momento in cui si crea un opera, si crea perché la gente ne parli, e devi sapere cosa spinge a far parlare la gente. Questi artisti sono stati perfettamente dentro il mondo contemporaneo, perché per toccare le corde dell’indignazione bisogna conoscere chi si indigna.

Come Rembrandt o Goya bisogna essere artisti per provocare, ma ci vuole un Saatchi che ti permetta di controllare la provocazione per non mandarti in malora.