Style

Come l’industria della moda può diventare ecosostenibile fino in fondo

09.04.2019

A meno che abbiate vissuto in una caverna finora, avrete notato che l’ecosostenibilità è l’hot topic numero uno della nostra epoca da più o meno da 5 anni. Salvare il mondo dalle nostre stesse mani, infatti, è diventato il nuovo obiettivo di molte imprese, nonché il maggior oggetto di ricerca di scienziati, guru della tecnologia e innovatori a livello mondiale. E tra le questioni più urgenti c’è certamente quella dell’impatto ambientale dell’industria del fashion, considerata tra le più inquinanti al mondo, per alcuni seconda solo a quella del petrolio.

Dalla produzione massiva di agenti chimici tossici all’uso di grandi quantità d’acqua, passando per gli inquinanti atmosferici rilasciati dalla produzione di fibre sintetiche, i pezzi grossi dell’industria della moda hanno l’imbarazzo della scelta per iniziare a migliorare le cose, se vogliono prendere parte a quella che potrà essere la più grande rivoluzione del fashion mai vista: la svolta verso l’ecosostenibilità totale.

Eco manufacturing

Parlando di moda&inquinamento, la filosofia fast fashion è senz’altro la principale responsabile di questa associazione, dal momento che alla produzione di capi estremamente popolari, economici e al passo con le tendenze, associa quella di quantità enormi di acque reflue con rifiuti tossici non trattati, che vengono immesse direttamente nei nostri mari e fiumi. Come può la moda cambiare tutto questo? La risposta è nell’eco manufacturing, un tipo di industria tessile regolato dai seguenti principi: abbandono di tutti gli agenti chimici, uso di tessuti ecologici e riduzione della quantità di acqua impiegata

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Eco-tessuti

Ecosostenibilità ed eco manufacturing non possono prescindere dal supporto delle ultime tecnologie tessili. I tessuti ricavati da materiali completamente biodegradabili – come cotone, ramiè, juta, bambù e lana – sono in grado di decomporsi autonomamente e naturalmente nell’ambiente grazie all’azione degli organismi viventi, ma da soli non bastano.

Per fortuna l’eco manufacturing può contare anche su fibre nuove, che non solo sono in grado di essere riassorbiti dalla natura, ma contribuiscono a ridurre l’impatto ambientale già a partire dalla loro produzione. Prendete l’esempio del denim tinto con i gusci di crostacei, che oltre ad essere 100% biodegradabile richiede soltanto il 50% dell’acqua e una temperatura più bassa per essere prodotto.

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No alle Sostanze Chimiche

Arrivare a tecniche di produzione che non alterino l’ecosistema intorno alle fabbriche stesse è possibile, eliminando o riducendo considerevolmente uso di agenti chimici. Ed ecco che gli eco-tessuti giocano un ruolo fondamentale. Il prefisso ‘eco’, infatti, implica di per sé un ridotto impatto ambientale nella coltivazione delle fibre stesse, in particolare con meno pesticidi rispetto a quelli normalmente usati in agricoltura. Pare che alla coltura del cotone, da sola, si debba il 16% dei pesticidi usati nel mondo, che contengono nitrati e fosfati in grado di distruggere l’ecosistema fluviale con il fenomeno della ‘fioritura algale’.

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Meno Energia

Anche l’acqua è una fonte di energia, e l’industria del fashion ne spreca in quantità enorme: circa 20.000 litri per produrre un kg di cotone, che è ciò che occorre per confezionare appena una T-shirt e un paio di jeans, stando a diverse fonti. Produrre una T-shirt e un paio di jeans, insomma, richiede più di 5000 galloni d’acqua: l’eco washing, perciò, è tra gli obiettivi più importanti da perseguire per trasformare l’industria tessile in qualcosa di veramente sostenibile. La soluzione, infatti, è usare materiali che non abbiano bisogno di un alto numero di lavaggi, o riciclare le acque reflue usandole più volte.

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Capi durevoli

Uno dei problemi principali del fast fashion è la vita breve dei capi che produce. Prima di tutto, compriamo troppo: prezzi così bassi implicano che abbiamo sviluppato un atteggiamento consumista compulsivo che va oltre il desiderio di vestirci bene. Indossiamo soltanto metà dei vestiti che sono nel nostro armadio, il che significa che li abbiamo comprati per capriccio, stipati sul fondo del guardaroba e, infine, dimenticato addirittura di aver acquistato. Una filosofia di vita più minimalista, lungi dall’essere solo una moda passeggera, rappresenterà la soluzione alle conseguenze disastrose del consumismo di massa.

In secondo luogo, il fast fashion è programmato per produrre vestiti che durino poco, certamente non una vita. Perciò l’altra risposta è l’uso di capi di qualità.

Comprare meno, comprare meglio: una cura per noi e per l’ambiente in cui viviamo.

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