Points of view

Anicka Yi: l’artista che ha scelto di andare “oltre”

15.10.2018 | By PAOLO BOCCHI

Anicka Yi ha 47 anni, e tempo fa ha deciso che sarebbe diventata un’artista d’avanguardia. La promessa è stata mantenuta. Anicka non dipinge, non fotografa, non canta. Anicka utilizza profumi, fragranze e odori per dare vita alla sua arte. Una forma d’arte che vede collaborare nella stessa opera fiori in tempura, lumache, batteri e profumi di donna”

Anicka Yi è andata un passo oltre l’arte,
scardinando la coltre di frasi fatte, di abitudini reiterate e di paradigmi refrigerati che spesso sterilizza l’arte contemporanea stessa.
Nella storia dell’arte, saltellando qua e là, e oscillando temporaneamente senza limite alcuno, è facile riconoscere gli “antenati artistici” di Anicka e del suo percorso culturale;
artisti dediti a una forma di ricerca estrema, con paletti progettuali che vanno dalla natura all’inquinamento del pianeta, passando per costosissime provocazioni intellettuali.
Così, ecco il Van Gogh che dipinge girasoli e cipressi per trasformarli in simboli della follia e della sofferenza umana; così Damien Hirst, a realizzare tele su cui giacciono senza vita milioni di nere mosche o a sezionare vacche e maiali lasciandoli sospesi, dimezzati, a galleggiare in formaldeide ; così Arcimboldo, che prende a dipingere ortaggi per raffigurare umani ritratti; così Brandon Ballengee, artista e biologo, che denuncia le deformità degli anfibi provenienti da aree del mondo contaminate dalla piaga del nostro tempo, l’inquinamento ambientale; così Maurizio Cattelan, i cui cavalli e asini entrano in muri di mattoni o vengono sollevati a diversi metri dal suolo, sospesi, imbragati; così Yuji Agematsu, che fa del suo intorno la zona preferita per la ricerca di qualsiasi tipo di rifiuto da trasformare poi in una sorta di resinata ikebana di detriti urbani.

 

Visualizza questo post su Instagram

 

Un post condiviso da Anicka Yi (@anickayi) in data:

Insomma, esempi e riferimenti, ce ne sono.
Basta guardarsi in giro.
Eppure Anicka Yi ha fatto un passo oltre la cortina dell’attuale arte contemporanea.
È andata al di là, per vedere cosa succede; ficcando il naso dove nessuno è ancora stato.
Anicka ama dire che la cosa più importante, oggi, è la biologia: perché è da lì che arrivano le risposte alle più complesse domande umane.
E, di conseguenza, è diventata artista che lavora con profumi, prodotti chimici, lumache,
fiori in tempura e crescita batterica.
Suona strano?
Logico che sì!
Non per nulla Anicka Yi sta lentamente abbattendo ogni tipo di barriera pre-esistente all’interno del mondo dell’arte.
Anicka Yi ha 47 anni, è nata a Seul, Corea del Sud, si è trasferita negli Stati Uniti quando aveva solo 2 anni, ha vissuto in Alabama, Florida e California delSud. Oggi il suo campo-base si trova a Long Island, New York, dove vive, e a Brooklyn, dove ha il suo studio.
Ha vinto il premio Hugo Boss nel 2016 e nel 2017 ha esibito al Guggenheim.

Anicka è un’artista concettuale, che ama lavorare fondendo fra loro diversi campi d’azione: cucina, profumi, fragranze, scienza, biologia, natura. E molto altro.
Il suo lavoro è stato spesso descritto con l’aggettivo calzante di “bio-fiction”.
Per capirsi meglio: gli argini mentali che in qualche modo aiutano a scorrere il complesso percorso artistico di Anicka Yi, potrebbero essere domande come “che cosa è naturale?” – “che cosa è sintetico?” – “che cosa è transnaturale?”
La sua è una prospettiva artistica e filosofica che lei stessa definisce “multinaturale”.
Volendo rendere il tutto “più semplice” e “più a portata di mano” (anche per chi di queste cose non è un grande esperto), si potrebbe dire che l’arte di Anicka Yi “si sente”.
Anicka lavora moltissimo su profumi-odori-fragranze che occupano, invisibilmente, gli spazi che viviamo. La potenza di un cattivo odore; la delicatezza di una fragranza; il piacere di un profumo: sono 3 modi di modificare-cambiare-riprogettare lo stesso spazio.
Senza toccare nulla.
Sappiamo così poco dell’olfatto…
Anicka Yi, invece, dell’olfatto ha fatto la sua cifra stilistica; artisticamente sempre più “alta”.
In questi giorni sta lavorando a un progetto di una linea di profumi dedicata ad alcune donne, note e/o meno note al pubblico.
Ecco quindi, ad esempio, Hatshepsut, la seconda donna faraone dell’antico Egitto.
Chissà che profuma aveva-avrà…?