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Alex Honnold, un ragazzo sull’orlo del precipizio

15.11.2018 | By PAOLO BOCCHI

Alex Honnold è il Re indiscusso del Free Solo, ha poco più di trent’anni, e definisce le sue “imprese” con un semplice “niente di che”. Free Solo: scalare la roccia a mani nude, senza l’aiuto di corde, chiodi o attrezzature di alcun tipo. Solo lui, Alex, e la parete. Una disciplina, il Free Solo, il cui limite è la morte stessa

Perché lo fai?

Non hai paura di morire?

Queste sono le domande che più spesso vengono rivolte a Alex Honnold nel corso delle sue interviste.

È logico, normale, profondamente umano e allo stesso tempo classicamente ultraterreno, che siano proprio queste le due domande che vengono in mente, quando si pensa di chiedere qualcosa a questo ragazzo, poco più che trentenne, alto circa un metro e ottanta, dotato di una voce profonda, cavernosa, d’altri tempi, e miglior climber in “free solo” del pianeta terra.

Alex Honnold è il re del “free solo”.

Ma che c***o è il “free solo”?

Molto semplice.

Avete davanti a voi una montagna, possibilmente una montagna di quelle ripide, dalle pareti il più verticali possibile, il cui materiale solitamente è il duro e liscio granito: adesso toglietevi tutto quello che avete “di troppo”, addosso: rimanete in maglietta, pantaloncini, e scarpette. E a “tutto questo”, aggiungete solo un sacchetto di bianca magnesite.

Ora, salite.

Fino in cima.

Senza nessun aiuto di corde, protezioni, dadi, friend, Kong Duck, Petz o Micro Traxion.

E senza nessuno compagno accanto, sopra, o sotto.

Free. Solo.

Sudano le mani, a guardare, in video, quello che Alex fa.

Sudano le mani dalla paura, dall’emozione, dal brivido ininterrotto che si prova.

Alex Honnold sembra mettere sé stesso, e chi ne incontra le gesta, davanti a domande  troppo grandi per avere risposte terrene.

Lassù, nel bel mezzo di una cengia*, sulla Thank God Ledge, nel vuoto, rivolto verso il precipizio sottostante, Alex si ferma, e guarda in faccia, negli occhi, Dio. E chi lo rivede in video, non può non fare lo stesso.

Alex è oltre l’umana paura.

 

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Alex è arrivato, nei suoi free solo, a varcare la soglia terrena, gettando lo sguardo su quanto, forse, ci aspetta al di là di questa vita.

Un ragazzo, solo, a salire, a elevarsi, a farsi piccolo piccolo, in parete, di fronte alla natura.

“È difficile sbrogliare i sentimenti, ma di sicuro, quando sono lassù, in free solo, mi sento vivo”. Queste le sue parole. “Ho paura, come tutti, e il pericolo mi spaventa, ma, come ripeto spesso, il mio dono è quello di riuscire a stare calmo in situazioni in cui non è ammesso sbagliare”.

Detto così, sembra tutto facile. Ma quando si vede Alex in parete, salire, con il solo uso

delle dita, e dei piedi, le mani iniziano a sudare, inconsciamente: i free solo di Alex smuovono qualcosa di ancestrale, in ogni essere “umano”.

I suoi stessi colleghi “climber”, ammettono di non riuscire a vedere fino in fondo i video che raccontano le imprese di Alex.

Anche dopo la quarta o quinta visione, seguendo Alex in film come “Alone in the Wall” o

“Free Solo”, i palmi delle mani, a un certo punto, iniziano a farsi umidicci, e a sudare.

Poco dopo, qualcosa di istintivo, obbliga a distrarre lo sguardo altrove. No more, Alex, please!, sembrano supplicare cuore, testa, coscienza e spirito.

Del resto, succede anche a lui.

Nel 2011, nel corso di una conferenza, a Boston, venne proiettato Alone in the Wall.

Alla fine della proiezione, una donna, si alzò in piedi e chiese a Alex:

“So che fare “free solo” non ti dà ansia. Ma com’è guardarti sullo schermo?

La riposta, sincera, immediata, fu: “Mi sudano le mani”

Cercare di capire “l’opera” di Alex Honnold è come cercare di capire i grandi funamboli,

gente come Karl e Nik Wallenda, o Philippe Petit: impossibile, per la mente umana.

Impossibile, forse, per gli stessi Karl, Nik, Philippe o Alex.

Così, quando pubblico, giornalisti, appassionati, amici, fidanzate, colleghi,

gli pongono le iniziali domande:

Perché lo fai?

Non hai paura di morire?

Alex risponde, semplicemente, così:

“Le montagne mi chiamano, e io devo andare”

*cengia: sporgenza pianeggiante che interrompe una parete rocciosa.