Points of view

“AIR”, la rivoluzione trentaquattrenne

19.09.2018 | By PAOLO BOCCHI

Nel settembre del 1984 alcuni pianeti decisero di allinearsi, portando su questa terra una vera e propria rivoluzione. Una rivoluzione in 3 lettere che, a distanza di ben 34 anni, continua a essere tremendamente attuale e terribilmente “cool”. Il suo nome è “AIR”.

Il 12 settembre del 1984 un giovane giocatore di pallacanestro, tale Michael Jordan,

firma un contratto di 7 anni con la squadra dei Chicago Bulls. 7 anni per 6 milioni, di dollari. Questo l’accordo siglato. È, in quel momento, il terzo più alto contratto mai firmato nella National Basketball Association.

In quel tempo, un tale di nome Sonny Vaccaro, che lavora per Nike (all’epoca una normalissima azienda di scarpe da ginnastica con base nello stato dell’Oregon), intuisce la prepotente potenzialità di un giocatore di basket che lui ha visto giocare, e convince Nike a fare di Michael Jordan, questo il nome del cestista, un suo testimonial.

Le leggende, nascono anche così.

Dall’incontro fra un Sonny e un Michael, fra un Jordan e un Vaccaro.

Quando oggi si vede in giro quell’omino in volo stilizzato con tanto di palla da basket in mano, è bene ricordare che, quel fenomeno, ancora tremendamente cool nel 2018,

è nato la bellezza di 34 anni fa.

Il che, per un mondo che cambia in fretta codici e connotati, come il mondo street-fashion,

è un vero miracolo.

Michael “Air” Jordan.

E tutto quello che ne è conseguito, dal 1984 al 2018.

Un logo, un pallone da basket con le ali; stemma ed emblema del prodigio “Air”.

Un logo pensato e disegnato da Peter Moore, creativo Nike.

Dopo 34 anni, questo stemma, questo logo, questo claim, questa idea, hanno travalicato

sia Vaccaro che Jordan che Nike.

Dopo 34 anni, tutto quello che è riassunto in 3 lettere, AIR, è diventato storia.

Non solo del basket.

Non solo sportiva.

Non solo americana.

Quello che ha preso il via nel settembre del 1984 è stato un processo unico di collegamento

e allineamento di pianeti che prima d’allora non si erano mai nemmeno sfiorati:

sport-style-wear-athletic-look-fashion-trendy-cool-black-white-ghetto-music-rap-street-codes-alphabet-white-rage-straight-edge- advertisement-testimonial-body-excellence-emulation-icons-language-fitness-ecc.

Più che un allineamento di pianeti, una vera e propria bomba.

Sportiva. Mediatica. Fashionista.

Niente può essere paragonabile.

Troppe le fortunate coincidenze.

Quando Michael Jordan firma per i Bulls, i “tori di Chicago” sono reduci da una stagione in cui hanno vinto 27 volte e perso per ben 60 volte.

Michael Jordan vince con i Bulls 6 titoli NBA, ripetendo 3 vittorie di fila per 2 volte (threepeat, 2 times!).

Quando Michael Jordan firma per Nike, l’azienda fattura 25 milioni di dollari.

Oggi, Nike, fattura circa 50 miliardi di dollari l’anno.

Ormai le alette, l’”Air”, il pallone, non appartengono più solo a Mike&Nike.

No.

Ormai “il tutto” è diventato materiale per libri di storia, per leggende tramandate oralmente, per enciclopedie formato smartphone, per docu-film, per teche museali, per esposizioni temporanee in gallerie permanenti, per oscar alla carriera, per mostre retrospettive.
Michael Jordan è oggi un signore di 55 anni, alto 2 metri o giù di lì, che gioca saltuariamente
a golf per cercare di ingannare il troppo tempo libero a disposizione.
Nike ha portato la dea della vittoria greca (Nike) sulla quasi totalità dei corpi umani di questo globo, grazie a uno swoosh.
Il matrimonio fra Michael Jordan e Nike, organizzato da Sonny Vaccaro, non si è consumato col passare degli anni. Anzi. Ha trovato, di decennio in decennio, nuova linfa vitale, ascoltando e rivestendo pubblici sempre più diversi fra loro.
E diventando così non solo un matrimonio fra un atleta e un marchio,
ma un vero e proprio fenomeno.
Fenomeno sportivo.
Fenomeno di costume.
Fenomeno sociale.