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Achille Castiglioni @ Triennale, Milano. Una mostra da vedere

21.11.2018 | By PAOLO BOCCHI

Achille Castiglioni “è il design”. Probabilmente non esisterebbe “il design” come siamo abituati

a intenderlo oggi se non fosse esistito Achille Castiglioni. Nell’ambiente “design”, che prima era “industrial design” e oggi “limited edition design”, Castiglioni è definito “Il Maestro”.

Lui amava spesso ricordare, a tutti “di non metterla giù troppo dura, con questo design!

Nell’anno del centenario della sua nascita,

Milano dedica una gran bella mostra a Achille Castiglioni, negli spazi della Triennale.

Questa è una mostra che vale la pena di essere vista.

Questa è una mostra che deve essere vista.

Questa è una mostra.

Una mostra dedicata, monografica, studiata con attenzione, nel dettaglio.

Ma, anche, una mostra allegra, serena, viva, attenta; una mostra milanese,

nella più bella accezione di questo aggettivo, spesso male interpretato.

Una mostra che fa scattare spesso, sul volto di chi la attraversa, un intelligente sorriso.

A partire dall’immagine che la rappresenta: un Achille Castiglioni con tanto di cuffie in testa,

come fosse un iconico deejay di questi tempi 3.0, correnti e suonati.

 

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O quasi fosse un irriverente radio-cronista, dalle lunghe antenne sempre ben sintonizzate,

dei cambiamenti in corso nella meneghina metropoli.

Achille Castiglioni. Milano, 16 Febbraio 1918. Milano, 2 Dicembre 2002.

Se Milano, agli inizi di Aprile, vede le sue strade iniziare a pullulare di affamati di “design”,

il merito è anche, se non soprattutto, suo.

Se la parola “design” è oggi sulla bocca di tutti (anche troppi), la “colpa” è anche sua.

Se il “design”, oggi, è la parola chiave di progetti che con il termine “design” non hanno nulla a che fare, il relativo “merito” e la relativa “colpa”, sono sempre di quest’uomo chiamato Achille.

Alzi la mano chi, nel corso della sua vita, non ha mai incontrato l’Arco illuminante disegnato da Castiglioni nel 1962 per Flos.

Alzi la mano chi non si è mai chiesto cosa diavolo fosse quell’oggetto chiamato Mezzadro, sgabello datato 1957, dato alla luce da Zanotta.

Alzi la mano chi non si è mai emozionato guardando, e ascoltando, il suo “radiofonografo stereofonico”, progettato per Brionvega nell’anno 1965.

Dicesi, di uno come Achille Castiglioni, a ragion veduta: MAESTRO.

E questa mostra è un vivo omaggio alla viva e curiosa intelligenza del MAESTRO.

Una mostra curata e progettata da quello che è unanimemente riconosciuto come

l’uragano del design contemporaneo: Patricia Urquiola.

Patricia Urquiola di Achille Castiglioni è stata allieva e fida scudiera, laureandosi con lui presso il Politecnico di Milano nell’anno 1989, ed ereditando, da quel momento,

buona parte del bagaglio cultural-professionale del Maestro Castiglioni.

È una diretta conseguenza che questa mostra sia stata allestita da lei.

Il risultato è lì, sotto gli occhi di tutti, a dimostrare che il filo conduttore che univa Maestro&Allieva non si è spezzato, nel corso degli anni. Anzi, pare essersi decisamente rafforzato. La mostra della Triennale “gira” perfettamente, e la visita, dall’ingresso “sotto i bianchi archi” all’uscita in “doppia diagonale”, passando per la buia e rumorosa “stanza della luce” (Traparentesi), riesce sempre a sorprendere e a stupire, accompagnando con raffinata eleganza e intelligenza chi ha deciso di entrare nel mondo di Achille Castiglioni, anche per una sola volta nella vita.

 

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Dal piano terra al primo piano, è tutto un susseguirsi di colpi di scena: disegni, modelli, prototipi, ritratti fotografici, specchi riflettenti, angoli testuali, oggetti anonimi, idee.

Tutto quello che si vede, e si “sente”, in questa mostra, è frutto di una vita, non solo professionale, vissuta seguendo binari che, di volta in volta, prendevano i nomi di:

forma&funzione

macro&micro

design&industria

curiosità&ironia

quotidiano&straordinario

semplice&complesso

storia&progetto

milano&mondo

Triennale per Castiglioni: tutto interessante, tutto intelligente, tutto molto bello.

La frase che chiude, è un monito, un suggerimento e una dedica per tutti quelli che amano la vita, e quindi l’ottimo design. È di Achille Castiglioni, professore, e vincitore di “enne” Compassi d’Oro. E venne detta durante una lezione, al Politecnico di Milano, davanti ai suoi attenti studenti:

“…l’importante è sapersi prendere in giro, come faceva Jacques Tati, e anche non metterla giù troppo dura, con questo design…”