Points of view

ABBA:la polaroid musicale di un tempo infinito

19.12.2018 | By PAOLO BOCCHI

“Hanno venduto 400 milioni di dischi. Meno dei Beatles. Più di Michael Jackson. Sono stati una “band”, dal 1970 al 1982; e la loro leggenda è ancora oggi più forte che mai. Qual è stato, o qual è, il segreto degli ABBA, quattro svedesi ormai entrati nella storia?”

400 milioni di dischi venduti; a un passo dai 600 dei Beatles, e davanti ai 350 di Michael Jackson. Il loro Greatest Hits, Abba Gold, datato 1992, è ancora fra gli album più venduti in Perù, Libano, Ungheria, Sri Lanka e ancora e ancora e ancora.
Un film, il primo, Mamma Mia, uscito nel 2008, che ha incassato fino ad ora 760 milioni di dollari. Il prequel-sequel, che è uscito a Luglio di quest’anno, Mamma Mia! Here we go again (anche se forse non se ne sentiva un urgente bisogno) ha portato altro danaro “in cassa”.
Lo spettacolo teatrale, dal titolo, guarda un po’, Mamma Mia, è durato la bellezza di 14 anni, a Broadway, in quel di New York City; al Novello Theater di Londra, invece, si va avanti ancora, senza avvertire i segni del tempo, ogni sera, dal 1999. Nei teatri di tutto il pianeta, lo spettacolo ha visto presenti 54 milioni di spettatori, in oltre 400 città, con traduzioni in almeno 15 lingue, per un fatturato globale di circa 2 milioni di dollari.
Questi i numeri.
Queste le lettere: ABBA.
Quattro svedesi che, in dodici anni, dal 1970 al 1982, hanno sbancato il “Casinò del Pop!”
Come?
A partire da Santa Lucia, per arrivare infine a Babbo Natale, quando si dice Dicembre si dice Scandinavia. Eppure, nessuno ascolta mai gli ABBA, quando vuole sentire “aria di Natale”;
molto meglio Frank Sinatra, o Michael Bublè, o la “Christmas Compilation” del momento.
Quindi come sono diventati una vera e propria industria, queste 4 pallide voci svedesi?
Semplice: le 4 lettere, le maschie B e le femminili A, avevano un grandissimo e tenacissimo desiderio di successo!

Benny Andersson, tastierista e compositore; Bjorn Ulvaeus, chitarrista e autore; Anni-Frid Lyngstad, mezzo soprano dai rossi capelli; Agnetha Faltskog, bionda e con un “lato B” di tale bellezza da essere soprannominato “il quinto ABBA”: questi i membri del gruppo, i protagonisti di una vera e propria favola musicale.

Una favola che dura ormai da quasi cinquant’anni!

Una favola in cui c’è posto per canzoni cantate con leggerezza e allegria, ma dai testi forse mai letti e capiti veramente, come ad esempio la hit “Watch Out”, che recita, sotto una veste patinata, versi come “ho intenzione di addomesticarti, selvaggia…ti conviene stare attenta…son stanco di aspettare…la mia pazienza sta svanendo…ma allora saresti una ragazza in pericolo”

 

View this post on Instagram

 

A post shared by ABBA (@abba) on

Una favola in cui il gioco delle coppie e del “chi sta con chi?” dei quattro ABBA regala fotografie e news a spron battuto a giornali d’ogni dove e a esperti di gossip.
Una favola fatta di un brano come Gimme Gimme Gimme! (A Man After Midnight), campionato e riportato in auge da una Madonna più in forma che mai nel suo ballatissimo
e suonatissimo Hung Up.
Una favola fatta di meravigliosi e visionari costumi, disegnati da Owe Sandstrom, che oggi come ieri fanno la felicità della comunità LGBTQ, che per gli ABBA ha dichiarato una sorta di assoluta venerazione.
ABBA: li vedi sempre così; mai invecchiati, mai passati di moda, mai cambiati.
Sono un’indelebile Polaroid del loro tempo, una fotografia coloratissima e divertente,
uno “scatto immobile”, che tale è rimasto negli anni, facendo così, probabilmente,
la loro grande fortuna.

Per chiudere in musica, e visto il periodo, si consiglia, allo scoccare della mezzanotte, l’ascolto della loro Happy New Year.
Accendini o smartphone accesi, a illuminare la neve.
Buon anno!!!
Tack sa mycket!