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La primavera di New York porta con sé tre fiori architettonici da scoprire

30.04.2019 | By PAOLO BOCCHI

La primavera di New York porta con sé dei fiori architettonici che vale la pena di vedere, visitare, vivere. Ecco 3 esempi che dimostrano come la Grande Mela sia sempre attiva e in perenne movimento. Ladies and Gentlemen: Saarinen, SHoP, Hadid.

TWA Hotel at JFK

 

Sono aperte le prenotazioni! La notizia è di quelle che mettono i brividi: il 15 maggio di quest’anno apre i battenti il TWA Hotel at JFK. Chi vuole provare questa emozione,

può già prenotare, sin d’ora, la sua permanenza all’interno di questa spettacolare architettura. Stiamo parlando di qualcosa di unico. Si tratta del progetto dell’architetto Eero Saarinen per il terminal dell’aeroporto della grande mela, datato 1960, che ritorna a nuova vita, finalmente, dopo essere stato chiuso nel 2001. Il JFK terminal building di Saarinen è, come tutte le “linee” disegnate dall’architetto finlandese, emigrato negli States a soli 13 anni, una vera e propria opera d’arte. La possibilità di poterla “rivivere” in prima persona è uno di quegli inaspettati regali che New York offre ai suoi visitatori. 512 stanze. 50.000 metri quadri destinati a eventi. 6 ristoranti. 8 bar. 10.000 metri quadri di roof-top, con tanto di piscina. Un aereo, un Lockheed Constellation, come Cocktail Lounge. Un’atmosfera elegante, “alla Jackie’O”. Interni arredati con infinita cura dei dettagli, vedi ad esempio l’utilizzo della Womb Chair, disegnata per l’appunto da Saarinen stesso.

Il TWA Hotel (TWA sta per Trans World Airlines, compagnia aerea americana attiva dal 1930 al 2001) promette di essere, con le sue sinuose linee curve e i suoi accostamenti cromatici a base di red&white, il vero fiore all’occhiello della primavera newyorkese anno 2019.

 

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Un post condiviso da Carlo M. Di Nunzio, AIA, OAA (@dinunzio_architecture) in data:

111 West 57th Street

 

Sembra un “grissino torinese” cresciuto per sbaglio in quel di New York. È quasi pronto, manca davvero poco per vederlo inaugurato ufficialmente. Si tratta di un grattacielo che rimette in discussione la definizione stessa di grattacielo. Quando parliamo di “skyscrapers” la mente va probabilmente alle immagini di alti edifici rettangolari, neri alla Mies van Der Rohe, o quasi trasparenti, come più amano gli ingegneri aerospaziali. Grattacieli possono essere quindi, nella “forma mentis” attuale, il Seagram (375 Park Avenue) o il nuovo One World Trade Center. Poi però arriva questo incredibile, smilzo, edificio, allungato e teso verso il cielo, con una forma impossibile da credere, tanto è sottile e alto, e tutto cambia. Anche Central Park cambia, con la realizzazione di questo ardito gesto architettonico-tecnologico.

I newyorkesi l’hanno già soprannominato “skinny”. È firmato SHoP. Altezza 433 metri. 13 metri di larghezza. Le viste su Central Park e sullo skiline di Manhattan, saranno a dir poco mozzafiato, nuvole permettendo. L’architettura, a New York, continua a stupire, e a lasciare tutti, cittadini e visitatori, col naso all’insù!

 

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Un post condiviso da Dalia Glazer (@dalia_glazer_nyc) in data:

Zaha Hadid – High Line

 

È ancora in vendita, per la modica cifra di 50 milioni di dollari, la “crowning-penthouse” del primo progetto newyorkese firmato da Zaha Hadid. Dopo i “gossip” che in qualche modo accomunano i progetti di Zaha per Milano e New York, grazie alle VIP coppie Ferragni-Fedez e Arianna Grande-Pete Davidson, per essere “definitivamente operativo al 100%”, al “condo” disegnato da Zaha Hadid, scomparsa prematuramente nel marzo del 2016, manca ancora la classica “ciliegina sulla torta!”. Una ciliegina costosa, non c’è che dire. Ma siamo a New York. E siamo sulla High Line, 520 West 28Street. 11 piani, un “niente”, in altezza, per la grande mela; e 39 residenze private. Un’architettura di lusso che si è inserita perfettamente all’interno di un contesto innovativo quale è High Line, scenario “green” e “eco-friendly” che spesso fa dire a chi la percorre: “New York val bene una passeggiata!” Il progetto di Hadid vede “le curve” al potere, soprattutto negli angoli dell’edificio, là dove a New York, solitamente, domina da anni la scena il duro e spigoloso angolo retto. Ora che è prossimo ad essere operativo al 100% il “condo” progettato da Zaha per la grande mela sembra dare il meglio di sé, mimetizzandosi con le linee guida che dirigono e presiedono le regole non scritte di High Line. Non è un caso che la “hand–crafted–steel–facade” rappresenti pienamente, e perfettamente, lo spirito industriale del Chelsea newyorchese che fu.

 

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