Travel

2019: la metamorfosi di Marsiglia

02.05.2019 | By PAOLO BOCCHI

Marsiglia è una città che, da sempre, accoglie, ospita, integra.

Una città che, aggiungendo, migliora.

Un esempio, e un insegnamento,

in questo difficile e delicato momento storico.

Marsiglia è un cocktail.

Una sapiente miscela inebriante,

fatta di sapori e colori forti, decisi, che, uniti,

regalano emozioni uniche, da ricordare a lungo.

Marsiglia è un cocktail, in continua evoluzione, i cui ingredienti si sommano, quotidianamente, da tempi antichi:

il nome di questo cocktail potrebbe essere Metamorphosis*.

Marsiglia è Metamorfosi*, perché Marsiglia è attuale.

Attuale per le immigrazioni e il suo melting-pot culturale, dove Grecia, Italia, Spagna, Tunisia, Marocco, Algeria e Corsica convivono sotto lo stesso mare, il Mediterraneo.

Attuale per la sua “bio-ethnic-food-culture”; a Marsiglia ristoranti italiani, marocchini, francesi, greci e “stellati” servono quotidianamente sapori da ogni angolo del mondo.

Attuale per la sua architettura, visto che, alla Citè Radieuse del maestro

Le Corbusier, si sono aggiunti in città progetti realizzati da “archiStar” come Zaha Hadid, Philippe Starck, Jean Nouvel, Norman Foster, Ora-Ito, ecc.

 

Visualizza questo post su Instagram

 

Un post condiviso da @jpsi84 in data:

Marsiglia, dunque.

Marsiglia criminale, violenta pericolosa.

Marsiglia cool&cachet.

Marsiglia Metamorfosi.

L’architettura è senza dubbio la cartina tornasole più evidente di questa Marsiglia Metamorfosi. Gli esempi sono molti; sotto gli occhi di tutti.

Costruito fra il XIV e il XVII secolo, il Forte di St. Jean è stato restaurato e riconfigurato

per la città come spazio pubblico; oggi è la possente e storica architettura da cui godere

dello skyline in veloce crescita della città. In più, da qui, basta camminare su di una passerella sospesa per arrivare al parallelepipedo del MUCEM (Museo delle Civiltà d’Europa e del Mediterraneo). Proseguendo, non esiste una Marsiglia architettonica senza la Citè Radieuse di Le Corbusier. Qui il maestro dell’architettura diede vita al suo concetto di “città verticale” con un edificio che rimane un sùnto dei suoi princìpi teorici. Non bastasse il nome di Le Corbusier, a rendere un capolavoro questo edificio modernista, è sempre utile ricordare che per il disegno degli interni hanno concorso al progetto altre due firme importantissime: Charlotte Perriand e Jean Prouvè.

 

Visualizza questo post su Instagram

 

Un post condiviso da Jestin Sylvie (@sylviemicheline) in data:

E non è ancora finita: passando di generazione in generazione, parlando di bravi architetti, occorre ricordare che l’ultimo piano della Citè Radieuse (comprendente lo spazio aperto del tetto) è stato “rigenerato” da Ora-Ito, e ospita ora la galleria d’arte MAMO, la versione marsigliese del MOMA. Di metamorfosi in metamorfosi: se quella di Le Corbusier aveva portato il modernismo a Marsiglia, le stelle del firmamento architettonico contemporaneo stanno portando le loro idee tridimensionali in riva al mare. Philippe Starck ha disegnato il Mama Shelter, un hotel da visitare, come sempre accade per i lavori di questo perenne “enfant terrible” dell’architettura e del design; sempre un passo avanti, rispetto alla concorrenza.

 

Visualizza questo post su Instagram

 

Un post condiviso da Oh Marcel • Blog Marseille (@oh_marcel) in data:

A seguire, un trio, ravvicinato: uno in fila all’altro, ecco apparire a Marsiglia la sacra triade;

La Marseillaise di Jean Nouvel, l’Ombrière di Norman Foster, e la torre CMA CGM della scomparsa Zaha Hadid. A questi, in caso non bastassero queste “firme” a motivare una capatina in quel di Marsiglia, ecco i progetti di SCAU per lo stadio Vélodrome, la Villa Méditerranée di Stefano Boeri, il FRAC di Kengo Kuma e Le Docs de la Joliette di 5+1AA.

Dato che non si vive di sola architettura, ecco che Marsiglia sa regalare pause ristoratrici

che sono l’espressione culinaria dell’eterna metamorfosi che questa città vive, ogni giorno.

Chez Etienne è ristorante italiano, datato 1943, che offre pesce fresco, pizza con acciughe appena pescate, e formaggi figli di mille terre. Ahwash è l’indirizzo culinario per sedersi a tavola in Marocco, pur rimanendo a Marsiglia; tagine, cipolle caramellate, pollo al limone,

e via così. La Boite à Sardine è il locale più “tatuato” e “alla moda” del momento, con piatti che variano, di giorno in giorno, a seconda delle offerte della natura, mare compreso.

 

Visualizza questo post su Instagram

 

Un post condiviso da Friperie Vintage Et Actuelle (@ma_fripe_vintage) in data:

Sépia è la novità più “hot”: gestita da un allievo di Alain Ducasse, Paul Langlère; è l’indirizzo in città da non mancare. Per finire, bouillabaisse. Per questo piatto, non forniamo nessuna indicazione. Basta affidarsi ai propri sensi per decidere in quale posto degustarla al meglio.

Marsiglia è Metamorfosi, grazie al suo saper accogliere, da sempre, chi vi giunge.

Marsiglia è Metamorfosi, perché sa migliorare, aggiungendo.

È di Jean Claude Izzo (non a caso) la frase con cui chiudiamo questo scritto:

“Questa era la storia di Marsiglia. La sua eternità. Un’utopia. L’unica utopia del mondo.

Un luogo dove chiunque, di qualsiasi colore, poteva scendere da una barca o da un treno,

con la valigia in mano, senza un soldo in tasca, e mescolarsi al flusso degli altri.

Una città dove, appena posato il piede a terra, quella persona poteva dire:

“Ci sono. È casa mia”.

 

Visualizza questo post su Instagram

 

Un post condiviso da Valerie Touboul (@princesse.wally) in data: